Guardarsi allo specchio e vedersi centomila può portare alla depressione o all’ansia sociale

Higgins, psicologo sociale, costruisce un modello che spiega la tripartizione delle rappresentazioni del sé le cui discrepanze portano a depressione e ansia sociale, Pirandello in “”Uno, Nessuno e Centomila” ci spiega come superarle.

La vita di Vitangelo Moscarda

Conosciamo tutti la storia di Vitangelo Moscarda, un uomo traviato dalla consapevolezza di vedersi solo uno tra i centomila Vitangelo esistenti negli altri. La constatazione del relativismo delle rappresentazioni interne del soggetto negli altri che il protagonista sviluppa per tutto il corso del libro scaturisce da un innocuo gesto della moglie. Ella infatti fa notare al Moscarda il piccolo difetto che porta sul naso e che egli non aveva mai notato. Da questo momento inizia il declino nella follia. Giornalmente Vitangelo si ritrova ad osservarsi allo specchio, a cercare altri difetti che non aveva mai notato. Lo specchio, come elemento stilistico dell’arte in Escher e della letteratura in Stevenson, assume in Pirandello la funzione che molti studi di psicologia sociale e della personalità gli hanno attribuito. Lo specchio infatti ha la capacità di aumentare l’autoconsapevolezza dell’individuo. Questa è quella funzione mentale che permette di scandagliare il sé in modo da modificare o mantenere la rotta intrapresa nel raggiungimento dei propri obiettivi. Vitangelo presenta sviluppa un’altissima auto-consapevolezza che lo porta ad interrogarsi sulla propria identità, su chi egli sia davvero di fronte al relativismo delle rappresentazioni del sé in lui e negli altri. 

Il modello di Higgins sullo schema del sè

C. L. Higgins sviluppò nel 1972 un modello tripartito per descrivere gli schemi del sé. Il primo è il sé attuale, ciò che io penso di me stesso, i miei valori e i miei obiettivi, il secondo schema è il sé ideale,  ciò che voglio essere in futuro, infine c’è il sé imperativo, vale a dire quello schema che racchiude ciò che gli altri vogliono che io sia e come gli altri mi rappresentano. Nel 1982 Higgins e altri suoi colleghi fecero un esperimento per indagare gli effetti delle discrepanze tra diversi schemi del sé. Somministrano ai partecipanti due questionari: il primo aveva l’obiettivo di individuare la profondità delle discrepanze tra gli schemi del sé, il secondo è un semplice test per individuare i livelli di depressione o ansia sociale. Gli scienziati dimostrano che laddove la discrepanza tra sé attuale, ciò che siamo qui e ora, e sé ideale, ciò che vogliamo essere in futuro, è correlata positivamente con alti punteggi nel test sulla depressione. Infatti tanto più è lontano il sé ideale da ciò che siamo ora, tanto maggiore sarà la tendenza a chiudersi in sé e ritenersi degli incapaci perdendo la motivazione. Una profonda discrepanza tra sé attuale e sé imperativo, cioè ciò che gli altri vogliono che noi siamo, è un buon predittore dell’ansia di tipo sociale. Infatti, ciò che gli altri vogliono noi siamo diventa una sorta di fantasma che controlla ogni nostra azione o che utilizziamo per valutarci. È proprio la volontà di contrastare questo tipo di ansia che ha portato Vitangelo ad agire come ha fatto.

Come Moscarda combatte l’ansia sociale

Scoprire il proprio difetto lo ha portato a sviluppare un’alta autoconsapevolezza e rendersi conto di come gli altri lo vedono e lo vogliono, ha scoperto le profonda differenza tra il proprio sé attuale e il sé imperativo. La moglie vede Gengè con tutti i suoi difetti, i dipendenti della sua banca lo vedono e lo vogliono distratto in modo da gestirla come meglio credono, per gli abitanti del paese è un usuraio come il padre. Per combattere l’ansia sociale che scaturisce da questa pluralità di rappresentazioni di Vitangelo, il Moscarda decide di contraddire le stesse visioni di sé negli altri: sfratta una famiglia cui aveva dato una casa in affitto, vende la propria banca e con questi soldi costruisce una casa di riposo in cui si rifugerà. Pirandello con Uno, nessuno e centomila sta indirettamente insegnando al lettore l’importanza di agire per sé stessi, non in funzione del voler altrui. Agire secondo il volere degli altri, in conformità con ciò che gli altri vogliono da noi, come dimostrato dalla psicologia, porta solo ad infelicità e nelle forme più gravi ad ansia di tipo sociale che logora dall’interno. Attraverso la distruzione delle rappresentazioni altrui di sé stesso Moscarda trova la pace, una condizione totalizzante in armonia con la natura, dove egli muore e rinasce in ogni momento. Un monito che profuma di libertà di indipendenza di realizzazione di sé stessi nella dimensione che più ci è congeniale, nella forma, pirandellianamente intesa, che più ci rappresenta, quella maschera che sentiamo nostra. Vitangelo l’ha trovata nel perdersi nella natura, ora sta a noi trovare la nostra. 

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