Il Superuovo

Tra negoziati e rispetto dei Criteri di Copenaghen: i Balcani aspettano il loro ingresso nell’UE

Tra negoziati e rispetto dei Criteri di Copenaghen: i Balcani aspettano il loro ingresso nell’UE

Scozia, Macedonia del Nord, Albania e Serbia. Sono solo alcuni dei tanti Stati che attendono di entrare a far parte dell’Unione Europea. Ma Bruxelles tentenna ancora.

Ci sono due tipi di eurospasimanti. Quelli del primo tipo risiedono nell’Europa sud-orientale. Sono, ad esempio, il presidente serbo Aleksandar Vučić o il premier albanese Edi Rama o il premier macedone Zoran Zaev o, seppur più confusamente e in modo più ondivago, alcuni leader bosniaci, montenegrini o kosovari. Poi c’è un secondo tipo di spasimanti, quello incarnato dagli scozzesi e, in particolare, dagli scozzesi indipendentisti. Il Regno Unito ha costretto la Scozia a uscire dall’Unione europea e la Scozia invece ci vuole rientrare.

Entrare nella Ue, quali sono i requisiti

Per entrare a far parte dell’Unione Europea bisogna rispettare alcuni parametri ben precisi, stabiliti nel trattato sull’Unione Europea. I criteri d’ammissione dell’Unione Europea sono chiamati Criteri di Copenaghen perché definiti nel Consiglio Europeo di Copenaghen del 1993. Ecco quali sono: un criterio politico, ovvero, la presenza d’istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela; un criterio economico, l’esistenza di un’economia di mercato affidabile e la capacità di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione; l’adesione all’acquis comunitario, che sta a significare l’attitudine necessaria per accettare gli obblighi derivanti dall’adesione e la capacità di attuare efficacemente le norme, le regole e le politiche che formano il corpo della legislazione dell’UE, nonché l’adesione agli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria. Per l’apertura formale dei negoziati di adesione di uno stato è necessario che perlomeno il criterio politico sia rispettato, mentre gli altri sono oggetto di uno screening che condiziona la tempistica del negoziato.

L’iter da seguire per l’ingresso nell’UE

Un paese che desidera aderire all’UE invia la propria domanda al Consiglio, che chiede alla Commissione di presentare un parere. Il Parlamento europeo è informato di tale domanda. Se il parere della Commissione è favorevole, il Consiglio europeo può decidere, all’unanimità, di concedere lo status di candidato al paese in questione. A seguito di una raccomandazione della Commissione, il Consiglio decide, sempre all’unanimità, se aprire o meno i negoziati. L’insieme della legislazione dell’UE (l’acquis comunitario) è suddiviso in oltre 30 capitoli tematici. Prima dell’avvio dei negoziati veri e propri, la Commissione pubblica una relazione di screening per ciascun capitolo. Sulla base della raccomandazione della Commissione, il Consiglio decide all’unanimità se aprire o meno nuovi capitoli negoziali. Quando i progressi sono considerati soddisfacenti, la Commissione può raccomandare di “chiudere provvisoriamente” il capitolo negoziale. Il Consiglio decide nuovamente all’unanimità. Quando vengono completati i negoziati di tutti i capitoli, le condizioni generali (comprese eventuali clausole di salvaguardia e disposizioni transitorie) sono inserite in un trattato di adesione tra gli Stati membri dell’UE e il paese aderente. Il trattato di adesione può essere firmato solo dopo l’approvazione del Parlamento e l’approvazione unanime del Consiglio. Esso viene poi sottoposto alla ratifica di tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro norme costituzionali (ossia ratifica da parte del parlamento nazionale o referendum). Conformemente all’articolo 49 TUE, il Parlamento deve dare la propria approvazione a ogni nuova adesione all’UE. Inoltre, ha un’influenza significativa sugli aspetti finanziari dell’adesione: grazie alle sue competenze in materia di bilancio, ha un’influenza diretta sugli importi stanziati per lo strumento di assistenza preadesione (IPA). La commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo nomina i relatori permanenti per tutti i paesi candidati e potenziali candidati. Il Parlamento esprime le sue posizioni sull’allargamento sotto forma di risoluzioni annuali in risposta alle ultime relazioni annuali per paese della Commissione. Infine, ma non meno importante, mantiene relazioni bilaterali regolari con i parlamenti di tutti i paesi candidati e potenziali candidati tramite le sue delegazioni, che si riuniscono con le loro controparti mediamente due volte all’anno.

Com’è la situazione dei Paesi Balcani

Le relazioni con i Balcani occidentali s’inscrivono nel quadro del processo di stabilizzazione e di associazione avviato nel 1999, sulla base di accordi bilaterali di stabilizzazione e di associazione. L’ingresso della Croazia nell’UE il 1o luglio 2013 rappresenta un importante incentivo per gli altri Paesi della regione. Sulla base dell’esperienza acquisita con la Croazia, la Commissione ha proposto ulteriori miglioramenti all’approccio negoziale nella sua “strategia di allargamento” 2011-2012, inclusa una maggiore enfasi sulle questioni relative allo Stato di diritto. Ciò significa che il capitolo negoziale sulla riforma giudiziaria e i diritti fondamentali e quello sulla giustizia, la libertà e la sicurezza vengono aperti in una fase iniziale di tutti i futuri negoziati e sono gli ultimi a essere chiusi. Tale approccio è stato ribadito e rafforzato nella comunicazione della Commissione del 5 febbraio 2020, dal titolo “Rafforzare il processo di adesione : Una prospettiva europea credibile per i Balcani occidentali”, che ha introdotto una metodologia rivista per l’allargamento ai Balcani occidentali. È altresì parte integrante del piano economico e di investimento per i Balcani occidentali, pubblicato nell’ambito del pacchetto allargamento della Commissione del 2020. Al novembre 2020, il Montenegro aveva aperto 33 capitoli negoziali, chiudendone provvisoriamente tre, mentre la Serbia aveva aperto 18 capitoli negoziali, due dei quali sono stati provvisoriamente chiusi. Nella sua strategia per i Balcani occidentali, pubblicata nel febbraio 2018, la Commissione ha affermato che sia il Montenegro che la Serbia potrebbero aderire all’UE entro il 2025. Al novembre 2020 non erano ancora stati avviati i negoziati con gli altri due paesi candidati dei Balcani occidentali, l’Albania e la Macedonia del Nord. Nel giugno 2018 il Consiglio ha convenuto sulla possibile apertura dei negoziati di adesione sia con la Macedonia del Nord che con l’Albania nel giugno 2019, purché fossero soddisfatte le condizioni necessarie. Tuttavia, sia nel giugno che nell’ottobre 2019 il Consiglio non ha dato il via all’apertura dei negoziati di adesione. Nel marzo 2020 il Consiglio ha infine deciso di avviare i negoziati di adesione con entrambi i paesi (prevedendo una serie di condizioni per l’Albania). Nel luglio 2020 la Commissione ha presentato agli Stati membri i progetti di quadro negoziale, i primi a tenere conto della “metodologia rivista per l’allargamento ai Balcani occidentali”. L’adozione di tali quadri da parte del Consiglio è un prerequisito per l’organizzazione delle prime conferenze intergovernative con la Macedonia del Nord e l’Albania.

 

 

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