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È morto Emanuele Macaluso: la sinistra italiana piange uno dei suoi ‘riformisti’

È morto Emanuele Macaluso: la sinistra italiana piange uno dei suoi ‘riformisti’

L’ex-dirigente del PCI e giornalista si è spento il 19 gennaio all’Ospedale Gemelli di Roma. Fu uno dei primi ‘miglioristi’ italiani.

È morto Emanuele Macaluso, storica voce della sinistra | Rolling Stone Italia

Ripercorriamo assieme la vita di Emanuele Macaluso, una delle vecchie guardie del PCI. Giornalista rispettato ed ex-dirigente sindacale della CGIL, lo ricordiamo per essere stato tra coloro che promossero una corrente socialdemocratica all’interno del partito. La sinistra lo commemora così.

Emanuele Macaluso: chi fu questo gigante della sinistra italiana?

Probabilmente la maggior parte dei lettori non conoscerà questo storico esponente. Ebbene, se oggi la sinistra italiana non presenta i caratteri rivoluzionari della Prima Repubblica, lo si deve a lui e ad altri personaggi. Un esempio? L’ex-presidente Giorgio Napolitano fu un suo carissimo amico.
Emanuele Macaluso nacque il 21 marzo 1924 a Caltanissetta, da una famiglia operaia. Militante antifascista, iniziò giovanissimo a fare carriera nel Partito Comunista. Già a 20 anni, accompagnò il rappresentante Girolamo Li Causi ad un comizio a Villalba, che finì purtroppo nel sangue (14 feriti, tra cui lo stesso Li Causi!). A 23 anni divenne segretario regionale della CGIL. Tuttavia, in Sicilia la tensione tra fascisti e comunisti non fu radente. Macaluso venne più volte arrestato, sia per la sua attività sindacale, sia anche perché commise adulterio, all’epoca assai malvisto.
A 32 anni, diventò segretario regionale del PCI. Salì alla ribalta nazionale per aver architettato l’operazione Milazzo. In pratica, la giunta di Macaluso si compose di soli rappresentanti di destra e sinistra. L’obiettivo? Arginare la Democrazia Cristiana in Sicilia, guidata all’epoca da Silvio Milazzo. Ancora oggi si utilizza il termine ‘milazzismo‘ per esprimere due schieramenti opposti che hanno come obiettivo, la caduta del centro.

 

IL NEO MILAZZISMO DI OGGI -
Il democristiano Silvio Milazzo

Quali furono i rapporti che Macaluso ebbe?

Emanuele Macaluso sin da subito s’impegnò per la lotta alla mafia nella sua regione. Per questo nel 1962 lasciò il segretariato, per insediarsi nelle file dei deputati parlamentari nel 1963. Ma l’attenzione al problema di Cosa Nostra, che operò nella regione in maniera determinante, lo riportò in Sicilia tra il 1967 e il 1972. In quell’epoca seguì ferventemente il pensiero di Leonardo Sciascia, riguardo alla lotta alle mafie sul piano politico.
Macaluso collaborò anche con diversi personaggi appartenenti al Partito Comunista. Oltre al già citato Napolitano (anch’esso riformista), si ricorda il forte sodalizio con Palmiro Togliatti. Il segretario del PCI oltre ad approvare l’operazione Milazzo, ha più volte espresso il suo appoggio alle politiche ‘miglioriste’ apportate nell’ala omonima del partito.
La stessa coesione si presentò anche con Enrico Berlinguer, seppur alla fine preferì allontanarsi dalle sue idee, a causa della sua rivalità con Bettino Craxi, il leader del PSI. Lo stesso Craxi che successivamente ricordò il rapporto tra Macaluso e Rino Formica, anche lui membro di rilievo del ‘partito dei garofani’.
Tuttavia, nonostante le continue critiche da parte anche dei suoi stessi esponenti, il riformista siciliano rimase nel partito.
Ciononostante nel 1989 promosse la Svolta della Bolognina, il processo che portò nel 1991 alla dissoluzione del PCI. Macaluso nello stesso anno, si iscrisse al neo-partito PDS (Partito Democratico della Sinistra), salvo poi abbandonare la politica l’anno successivo.

La parabola giornalistica: Macaluso e i giornali di partito

Di certo ricorderemo Macaluso soprattutto per la direzione di due dei giornali più ‘comunisti’: l’Unità e Il Riformista. 
La dirigenza del primo è stata caratterizzata da un profondo rinnovamento. Soprattutto perché per la prima volta, si utilizzarono le strisce satiriche nel quotidiano, e si cercarono di raccontare i fatti di cronaca non più da un punto di vista ideologico. Anche se non mancarono critiche ai socialisti e ai democristiani.
Mentre per quanto riguarda Il Riformista, la sua conduzione fu tra le più risolutive. Guidò il periodico dal 2011, fino al 2012, anno della chiusura del giornale.
Nonostante le due parentesi poco felici, Macaluso collaborò con altri giornali. Fondò e diresse la rivista Le nuove ragioni del socialismo, i cui temi principali sono la proposta di un socialismo europeo e la crisi delle classi dirigenti. Poi passò come editorialista a La Stampa, il Giorno, il Gazzettino di Venezia e il Mattino. In tutti i quotidiani che ha lavorato, si è sempre espresso contro l’anti-politica e il sistema politico italiano odierno. Quest’ultimo è stato per lui un punto sempre critico, soprattutto durante l’entrata del PD nella scena governativa.

Critiche ed aspetti controbattuti ad Emanuele Macaluso

Il ‘migliorista’ di Caltanissetta ha lasciato un enorme traccia nel panorama politico italiano. Grazie a personaggi come lui, la sinistra italiana si distaccò (non del tutto) dai valori estremisti che spesso caratterizzarono il PCI. Tuttavia se da una parte è vista come una riforma importante per liberisti e socialdemocratici, chi ha più ‘appartenenza’ ai principi della Prima Repubblica contesterà sicuramente questa decisione. L’estrema sinistra odierna difficilmente perdonerà Macaluso per le sue idee politiche, ritenute da sempre ‘più di destra’. Effettivamente, durante l’operazione Milazzo il Partito Comunista si alleò temporaneamente con il MSI, allo scopo di perseguire un obiettivo piuttosto sbrigativo. Scelta saggia, ma priva di valore!
Non mancano poi le critiche per l’adulterio da lui commesso, e per i suoi già citati rapporti con Giorgio Napolitano. Oltre che per l’occupazione di terre a Corleone, appartenenti ad un boss mafioso. Macaluso non fu ben visto neanche tra le file del Partito Democratico. Come già scritto, il giornalista fu molto duro con i dem, e riportando una sua citazione al Corriere della Sera:

“Io non ho mai aderito al Pd, perché penso sia stata una fusione a freddo di stati maggiori, senza spinta popolare. E infatti è finita come avevo previsto”

E ancora:

“L’obiettivo fondamentale di D’Alema, Fassino, Veltroni e tutti gli altri era portare al governo una forza che non c’era mai stata, senza avere un disegno politico nella società. Ma un partito che non si ponga questo problema non può fare argine alla destra”

Macaluso contestò aspramente Matteo Renzi, arrivando a definirlo come un ‘problema serio‘ in quanto ‘privo dei valori della sinistra’. Forse non ebbe tutti i torti, se ci riferiamo alla crisi di governo in atto ora.

 

 

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