“Terzo sesso”: anche New York approva l’opzione X

“Terzo sesso”: anche New York approva l’opzione X

13 Settembre 2018 Off Di Francesco Rossi

Si è finalmente estesa anche sullo scenario cosmopolita della Grande Mela la possibilità di scegliere il cosiddetto” terzo genere sessuale” sul proprio certificato di nascita: da oggi qualsiasi newyorkese potrà infatti identificare la propria appartenenza sessuale “crocettando” la lettera M, F… oppure X.

terzo sesso

Il terzo sesso, credit: Globalist

Il disegno di Legge – destinato a coloro che non si identificano come maschi o femmine, ma che invece preferiscono associare alla propria persona un’etichetta indefinita – è stato approvato mercoledì, dando il nullaosta alla nuova normativa che consentirà a qualsiasi cittadino di modificare il genere originariamente elencato nell’atto di nascita.
“Ci sono molti newyorkesi che non si identificano né come maschi né come donne” sarebbe stato il commento del relatore del consiglio comunale di New York, Corey Johnson, in merito alla nuova opzione non binaria. “Il genere è uno spettro per molte persone e non una cosa fissa: quando non hai qualcosa di fondamentale ed essenziale come un certificato di nascita che ti identifica come quello che sei veramente, allora nasce un problema”.

A godere di questa significativa “aggiunta” sociale saranno soprattutto i newyorkesi transgender, che grazie alla nuova legislazione potranno cambiare il sesso di nascita – passando da maschio a femmina, e viceversa, o scegliendo l’opzione X – senza l’approvazione preventiva di un medico, ma semplicemente attraverso una dichiarazione giurata.

Prima degli USA anche Germania, Austria e India

Secondo Johnson, quello inviato dalla città è quindi un importante messaggio di accettazione, la cui rilevanza assume un ruolo ancor più significativo se messo a confronto con il picco di violenza contro le persone transgender sul suolo americano: dal 1° gennaio 2008 al 30 settembre 2016 hanno infatti perso tragicamente la vita ben 2.295 persone trans, vittime dell’intolleranza di chi non accettava il loro orientamento sessuale.
Insieme alla California e allo Stato di Washington, New York diventa quindi una tra le esigue giurisdizioni statunitensi a riconoscere ufficialmente i sessi “non binari”, lasciando la libertà a chiunque di identificarsi sia con più di un genere sia, al contrario, con nessuno di essi.

Prima degli Stati Uniti, a compiere un grande passo verso questa nuova visione sono state l’Austria – la cui Corte Costituzionale, nel giugno scorso, ha autorizzato la registrazione del “terzo sesso” su documenti e certificati ufficiali – e subito dopo la Germania, che di recente ha approvato un progetto di legge che consente l’opzione X per i cosiddetti bambini “intersessuali“, ovvero “estranei” alla distinzione tra maschi o femmine.
Sorprendentemente, la stessa decisione è stata presa anche in India – Paese noto per la poca tolleranza nei confronti delle minoranze sociali – che nel 2014 ha riconosciuto l’esistenza “su carta” del terzo sesso per i cosiddetti hijras, ovvero quelle persone che hanno assunto caratteristiche fisiche del sesso opposto o che si presentano con un aspetto che non coincide con il genere che avevano alla nascita.

Grafica di Filippo Di Biasi; clicca per vedere

La genesi del “terzo sesso”

Nonostante i recenti appelli politici e legislativi, la questione del cosiddetto “terzo sesso” ha radici profonde. Il primo a teorizzarne l’esistenza nell’800 fu il militante omosessuale Karl Heinrich Ulrichs che, oltre a coniarne il termine, si dedicò alla ricerca di una spiegazione scientifica per l’omosessualità. Oggi – superata definitivamente la visione di Ulrichs – sembra essere unanime l’idea che non esista una corrispondenza tra orientamento sessuale e identità di genere, ma che anzi il sesso di nascita biologico e quello percepito viaggino su binari paralleli.

Una strada che, sempre più rapidamente, stanno adottando moltissimi Paesi in tutto il mondo e che sembra destinata a cambiare non solo un documento ufficiale da mostrare in rare occasioni, ma l’intera mentalità comune.

Francesca Amato