Il Superuovo

Skinhead italiani in Ucraina: sgominato traffico di foreign fighters

Skinhead italiani in Ucraina: sgominato traffico di foreign fighters

I volti della ribellione, revistaideias.com

I pericolosi focolai del neonazismo italiano

Negli ultimi due mesi sono state oltre 30 le aggressioni a sfondo razziale denunciate. Quasi una ogni 2 giorni, senza considerare tutte quelle rimaste nell’ombra. Nonostante ciò, il Ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato che la presunta escalation razzista è solo un’invenzione della Sinistra. Dichiarazione rafforzata dal Ministro del Lavoro Di Maio, che ha sostenuto come le opposizioni stiano usando queste aggressioni per attaccare il Governo. Sul Post Internazionale, però, è stata pubblicata una mappa di tali eventi che fotografa con spietata verità la situazione attuale.

C’è tutto un mondo nascosto, un sottobosco criminale fatto non solo da singolo esaltati ma anche da vere e proprie associazioni. L’aggressione razzista infatti va bene oltre gli episodi contro gli immigrati o i rom: in Italia ci sono diverse comunità di skinhead legate al neonazismo, dichiarate simpatizzanti della Lega, pericolosamente armate e coinvolte nel reclutamento di mercenari. È quanto emerso dall’inchiesta ‘Ottantotto‘ – così chiamata dalla parola degli skinhead come saluto al posto di ‘Heil Hitler‘.

I carabinieri del Ros hanno arrestato a Milano, Avellino e Parma sei persone accusate di reclutamento di mercenari e combattimento in conflitto armato estero. Due anni di indagini conclusi con la scoperta di una sorta di asse Italia-Ucraina, che conduce fino alle milizie separatiste russe del Dombas. Tra i sei destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, tre di questi si nascondono probabilmente nelle zone teatro del conflitto. Per le quindici persone indagate, le accuse vanno dall’associazione a delinquere al reclutamento e all’istituzione all’odio razziale.

Miti, stereotipi e realtà, theguardian.com

Lotta per il caos

Con il temine ‘skinhead‘ si indicano coloro che appartenevano ad un movimento sorto in Gran Bretagna alla fine degli anni sessanta, tra i giovani della classe lavoratrice. Inizialmente nasceva su base sociale e non politica, solo a partire dagli anni ottanta gli skinhead sono stati etichettati come pericolosi e devianti: razzisti, neofascisti e/o neonazisti.

Simbolo identificativo, chinafile.com

Se pensiamo agli skinhead, subito ci vengono in mente caratteristiche tipiche riguardanti il loro aspetto fisico che manifestano il loro desiderio di ribellione. Prima di tutto la testa rasata: inizialmente perché era più adatta alla sicurezza igienica sul lavoro. Indossano anfibi, scarponi tipici della classe operaia. Blue jeans, giacche pesanti e borchie su ogni capo. Solitamente gli skinhead hanno anche un ‘segno di riconoscimento‘: un tatuaggio a forma di ragnatela sul gomito, che sta ad indicare appartenenza e fedeltà allo stile.

Quando una persona ‘qualunque’ incontra uno skinhead, con molta probabilità penserà a comportamenti violenti, penserà al naziskin o al sostenitore della supremazia bianca. Stereotipi questi che negli anni sono stati oggetto di studi psicologici interessanti, per capire la percezione delle persone di fronte a questi soggetti. Lo psicologo Macrae, nel 1994, condusse un esperimento per studiare l’abilità di sopprimere i propri pensieri pregiudiziali.
Agli studenti partecipanti venne fatta vedere una fotografia di uno skinhead, del quale dovevano descriverne una giornata tipica. Al gruppo sperimentale fu chiesto di sopprimere il pregiudizio, scrivendo un racconto senza influenze stereotipiche. Mentre al gruppo di controllo non venne data alcuna istruzione. Successivamente, i partecipanti furono informati che nell’altra stanza avrebbero incontrato lo skinhead della foto. In quella stanza, però, erano posizionate in fila delle sedie vuote. Sulla prima, in particolare, erano appoggiati una giacca borchiata un paio di blue jeans e una borsa: lo sperimentatore spiegò quindi che il soggetto si era allontanato e che sarebbe arrivato a momenti – ovviamente giustificazione falsa – e invitò gli studenti a sedersi.
Coloro che avevano soppresso lo stereotipo durante il racconto scelsero una sedia significativamente più distante rispetto agli appartenenti al gruppo di controllo. Macrae scoprì che questo effetto rimbalzo non influenzava solo i pensieri ma anche il comportamento.

È vero che non sempre si giudica un libro dalla copertina, ma in questo caso gli autoproclamati skinhead italiani si sono dimostrati dei veri e propri criminali.

Martina Di Perna

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