Si può uccidere per fare del bene? Il dilemma morale tra Kant, Mill e Allen

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Il delitto perfetto di un professore di filosofia depresso

Abe Lucas è un esistenzialista che ha perduto la capacità di apprezzare i piaceri della vita e i cui desideri tendono inevitabilmente all’autodistruzione, ma è anche un brillante scrittore e professore di filosofia. Nella sua quarantaquattresima fatica, “Irrational Man”  (2015), Woody Allen ci racconta la storia del suo approdo ad un college del Rhode Island dove una serie di eventi scuoterà la sua vita.

Abe Lucas (Joaquin Phoenix) è un filosofo morale molto stimato. Al suo arrivo al college del Rhode Island sarà accolto dal plauso di studenti e colleghi che nutrono grande stima nei suoi confronti. Abe però è fortemente depresso. Una serie di eventi vissuti sulla propria pelle hanno lasciato un segno indelebile sulla sua coscienza, la filosofia la definisce “masturbazione mentale” e non è in grado di dargli quelle soddisfazioni che in passato ha cercato nelle attività di volontariato e di attivismo politico lasciandolo deluso e consapevole dell’impossibilità di cambiare il mondo. Il film di Allen racconta dell’incontro tra Abe e Rita (Parker Posey), docente di chimica in preda ad una crisi coniugale che la porta a risvegliare l’appetito sessuale che Abe aveva perduto, e dell’incontro con la brillante studentessa Jill (Emma Stone) con la quale instaurerà una relazione che dall’amicizia sfocerà nell’amore.

Il film di Allen prende i risvolti di una profonda riflessione morale nel momento in cui Abe, dopo aver origliato con Jill una conversazione al bar, decide di architettare il delitto perfetto per uccidere un giudice corrotto che avrebbe tolto ingiustamente la custodia dei figli ad una madre giusta. L’idea di liberare il mondo da un parassita permette a Abe di trovare uno scopo alla propria esistenza e gli ridarà la luce facendolo uscire dallo stato di profonda depressione in cui sguazzava. Jill è una ragazza profonda e brillante, e col tempo, riflettendo sui dettagli dell’omicidio diventato una famoso caso di cronaca, intuirà la colpevolezza di Abe. Questo determinerà una crisi profonda per la ragazza che non potrà spiegarsi il gesto dell’amato professore, questo nonostante il fatto che lei stessa avesse riconosciuto, dopo aver origliato la conversazione al bar insieme ad Abe, che se il giudice fosse morto sarebbe stato un bene per la donna e per la società.

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Il kantismo di Jill e l’utilitarismo perverso di Abe

L’impossibilità per Jill di accettare il gesto estremo di Abe espressa nella conversazione in cui i fatti emergono nella loro concretezza contrappone filosoficamente i due personaggi. Abe sembra avere un approccio morale vicino al pensiero di John Stuart Mill, pensatore liberale utilitarista il cui precetto morale principale consiste nell’agire in modo che la propria azione causi il maggior bene per il maggior numero di persone. Jill ha invece un approccio vicino al pensiero di Kant (il film si apre proprio citando il suo precetto morale) secondo cui la morale si presenta all’uomo sotto forma di imperativi (doveri) necessari, incondizionati e universalmente accettati proprio perchè scaturiti dalla forma della nostra stessa ragione. Uccidere è un gesto consolidamente proibito da quei precetti morali che Kant considera assoluti e imprescindibili, mentre l’avvicinamento di Abe ad una morale utilitarista gli permette di andare oltre questo modo di pensare saldamente consolidato nel nostro modo di pensare per agire nella pratica e cambiare veramente le cose. Approfondendo il pensiero di Mill emerge però un aspetto ulteriore difficilmente trascurabile. Secondo il pensatore britannico, il cui primo scopo è fondare un etica che permetta agli uomini di vivere liberi, le azioni di ognuno devono tendere allo scopo di realizzare la maggiore felicità per il maggior numero di persone, ma è fondamentale che queste azioni non compromettano in alcun modo la libertà di altri individui. In questa prospettiva risulta evidente che privare qualcuno della propria vita non sia il modo migliore per fare del bene e rendere il mondo un posto migliore.

Edoardo Dal Borgo

 

 

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