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Scoperto un antichissimo palazzo Maya, come ha conquistato l’America Latina la Spagna?

Nel sito archeologico di Kulubà, a pochi chilometri da Cancùn, è stato rinvenuto un palazzo dell’epoca Maya. Ma non tutti sanno come gli spagnoli hanno dominato questa storica civiltà.

Alla fine del 2019, in Messico, una squadra di archeologi ha scoperto un’abitazione di grandi dimensioni che risale a circa 1000 anni fa. Dopo poche centinaia di anni la Spagna decise di espandere i propri domini rovinando la vita di queste popolazioni; scopriamo come.

Una nuova scoperta

Il Messico ha onorato il suo 2019 con una grande e bellissima scoperta: un palazzo dell’epoca Maya situato nel sito di Kulubá nella penisola dello Yucatán, non lontano dalla città di Cancùn. Le dimensioni dell’edificio non sono marginali, misura 55 metri in lunghezza, 15 in larghezza e 6 in altezza ed era probabilmente abitato dall’élite della civiltà indigena. L’edificio è composto da sei stanze, e fa parte di un complesso più grande che include due locali residenziali, un altare, e una costruzione di forma circolare che si ritiene fosse un forno. Ma come ha fatto un’abitazione a trovarsi nel bel mezzo di una foresta? L’archeologo Alfredo Rubio ha spiegato che la città maya di Chichén Itzá, conosciuta nel mondo per la piramide di Kukulkan, tra l’850 e il 1050 d.C. ha esteso i suoi domini fino a Kulubá, inglobandola sotto la sua influenza. Oltre alle rovine del palazzo, gli archeologi stanno scavando altre quattro strutture nella piazza centrale dell’antica Kulubá.

I lavori nel verdissimo sito archeologico sono iniziati nel 2018 e dovrebbero finire, secondo i piani degli studiosi, nel 2020. Il sostegno del governo messicano potrebbe permettere l’apertura al pubblico quando i restauratori avranno riportato alla luce i colori e le decorazioni originali. Il sito archeologico di Kulubá potrebbe aiutare a ricostruire la storia dei maya e aiutare lo sviluppo del turismo. Un palazzo del genere è una dimostrazione del periodo d’oro della civiltà Maya che si dirigeva lentamente verso il declino, si impose nell’America precolombiana e si distinse per avanzati livelli di matematica, astronomia, e scrittura, ma poi, fiaccata da lotte intestine, venne distrutta per sempre dai conquistadores spagnoli.

La distruzione dei Maya

Intorno al 1520 gli spagnoli avevano già nelle loro idee una politica espansionistica che non si sarebbe di certo fermata a causa dei popoli che intralciavano il loro cammino. In Messico, più precisamente nello Yukatàn, vennero a contatto con la civiltà Maya in una spedizione capitanata da Hernán Cortés che partì  con 11 navi, 100 marinai e 508 soldati, dotati di cavalli, animali allora sconosciuti in America, cani da combattimento e armi da fuoco. L’impresa finì positivamente per gli iberici che, facendo ricordo all’artiglieria pesante e agli animali che gli americani non conoscevano, furono anche favoriti da altre circostanze. I nativi non erano mai prima di allora stati a contatto con popolazioni differenti, questo portò nel territorio messicano una nuova serie di  malattie infettive che i conquistadores portarono con sé dall’Europa, come vaiolo, tifo, scarlattina che risultarono non risolvibili dal loro sistema immunitario.

La battaglia fu facile da vincere per gli spagnoli. I maya avevano una cultura della guerra completamente diversa da quella europea fatta di concretezza e finalizzata esclusivamente alla vittoria. I rituali degli indigeni (attaccare l’avversario singolarmente senza ucciderlo per poterlo poi sacrificare davanti l’altare ecc.) portarono con loro una prevedibilità che condusse alla vittoria gli spagnoli.

Una conquista funzionale ma immorale

«La spada, la croce e la fame andavano decimando la famiglia selvaggia»

Pablo Neruda

Con questi versi Neruda sintetizza tutta la politica colonialistica della Spagna nel Rinascimento.

La spada: Le esplosioni, le pistole, i cavalli, tutto questo per i nativi era completamente nuovo: il sottrarsi allo scontro uno contro uno non fu cosa da poco per gli spagnoli. Non una singola arma o la forza fisica di un cavallo portarono però le vittorie nelle Americhe, l’astuzia e l’arte della guerra perfezionata in Europa furono decisive contro un combattimento ancora molto acerbo e poco organizzato come quello delle popolazioni indigene.

La croce: Il conquistador Gonzalo Valdes disse «Nessuno può dubitare che la polvere [da sparo] contro gli infedeli, per il Signore, è come l’incenso». L’evangelizzazione fu presente sin dal 1492, vista dai sovrani europei un’ottima scusa per sovrastare e dominare popolazioni con una propria cultura, un proprio credo e delle proprie tradizioni. Questo avrebbe creato una coesione tra popolo colonizzato e paese colonizzatore eliminando eventuali malumori e quindi tensioni interne.

La fame: La colonizzazione stravolse radicalmente tutto quello che i popoli avevano creato. L’economia, le tradizioni, gli usi e la vita di tutti. La subordinazione di questi popoli, che portò a un’ovvia fragilità psicologica, fu causata dagli interessi economici e espansionistici degli europei. Mettere al primo posto la ricchezza, l’ambizione e l’economia di uno stato non è sbagliato, ma se questo vuol dire distruggere la dignità di persone che vengono spazzate via dalla terra in cui sono nate, allora si, diventa abominevole.

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