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Alberto Angela ci parla della chimica celata dietro la creazione della Monna Lisa

Le suo libro “Gli occhi della gioconda” Alberto Angela ci parla dei segreti del quadro più famoso del mondo.

Particolare della copertina del libro di Alberto Angela (vistanet.it)

Sul quadro più famoso del mondo sono stati scritti centinaia di libri, girati migliaia di documentari e realizzate un’infinità di “parodie”. Eppure, proprio grazie alla sua capacità di stupire ancor oggi, la vera Monna Lisa continua ad affascinarci con il suo intramontabile fascino. Eppure, nessuno presta mai attenzione a un dettaglio tanto ignorato quanto fondamentale: di cosa è fatta la Gioconda? Quali materiali usò Leonardo per dar vita ai diversi colori? La risposta a tutte queste domande è riassunta nel libro di Alberto Angela “Gli occhi della gioconda”, l’ennesimo best seller del più amato divulgatore italiano.

Cosa ci può dire la Gioconda su Leonardo?

Anche se le è un po’ difficile esprimersi a parole, Monna Lisa può raccontare molto sul genio che l’ha dipinta. Proprio per questo motivo Alberto Angela ha dato vita alla sua “summa”, alla sua raccolta di informazioni e curiosità riguardanti Leonardo da Vinci. I libro contiene infatti ogni sorta di informazione sull’autore e sul suo tempo, ciascuna delle quali è analizzata partendo dai dettagli del dipinto come l’abito, il paesaggio, i colori,… Il bello di tutto ciò è che nulla del quadro, ad eccezione degli indumenti allude al simbolismo o al periodo storico in cui è stato realizzato. Ci vuole, infatti,  un occhio attento e una conoscenza approfondita della materia per riuscire a risalire a tali informazioni

Consideriamo ad esempio le mani. Nel dipinto sono libere, il soggetto non tiene nulla né indossa gioielli (come anelli e bracciali). La gestualità è molto semplice, essenziale, rilassata e trasmette questa pace anche all’osservatore. Ma come è riuscito Leonardo a realizzarle? Sappiamo dei suoi numerosissimi studi in campo anatomico, ma non dimentichiamoci dei suoi schizzi, dei suo “esperimenti pittorici” e della tecnica dello sfumato (che nel dipinto riveste un ruolo chiave).

Insomma, ogni dettaglio della Gioconda è un ottimo spunto per approfondire le nostre informazioni riguardanti la personalità e la genialità dell’autore.

(wordpress.com)

I colori del 1500

La maggior parte delle notizie riguardanti le tempere utilizzate in quel periodo provengono da un trattato sulle tecniche pittoriche dell’epoca: il “Libro dell’arte” scritto da Cennino Cennini intorno agli inizi del 1400. Naturalmente l’autore fornisce anche una lunga serie di minerali da cui estrarre i pigmenti, descrivendone anche i processi per la rispettiva realizzazione. Ed ecco come, a partire dal cinabro, si otteneva il vermiglione (un rosso acceso, leggermente aranciato) e dal lapislazzuli il blu oltremare. Essendo però quest’ultimo molto costoso veniva spesso preparato partendo dall’azzurrite, più economica ma dalla minore durata. Un’altra tonalità molto usata era quella dell’oro, il cui valore simbolico evidenziava la purezza e la devozione del soggetto o del committente.

Ma quali sono le tecniche usate da Leonardo nel 1500? Sappiamo che le tonalità erano bene o male le stesse, così come le materie prime. Tuttavia il simbolismo per i rinascimentali non era così importante, soprattutto per un genio che puntava alla verosimiglianza e alla realisticità. Il genio fiorentino, inoltre, preferiva utilizzare i colori ad olio anziché quelli a tempera. La differenza riguarda il solvente utilizzato per sciogliere i pigmenti e nelle sostanze leganti. per quanto riguarda le tempre, infatti, i colori venivano sciolti nell’acqua per poi essere lavorati con tuorlo d’uovo, lattice di fico, colle, gomme o cere. Con le tecniche ad olio, invece, la verosimiglianza dei colori e delle rifrazioni viene esaltata dando vita a spettacolari effetti cromatici. Ciò è dovuto alle proprietà chimiche degli oli utilizzati e alle tecniche di preparazione.

Per preparare queste tinture, infatti, i pigmenti venivano mescolati a oli grassi (come quello di noce, papavero o lino). La pasta ottenuta, la cui densità era troppo elevata, veniva fluidificata con alcuni diluenti come l’essenza di trementina. Questo tipo di pittura consentiva infine l’applicazione di uno strato di vernice protettiva, spesso mescolata alla stessa tintura durante la fase preparatoria.

Cinabro, il minerale da cui si estrae il vermiglione (wikipedia.org)

Leonardo era anche un chimico, o meglio, un alchimista

Sappiamo che Leonardo preferiva concentrarsi maggiormente sullo studio di ciò che poteva vedere, ed è per questo che la figura dell’alchimista potrebbe non calzargli a pennello. In realtà lo scienziato ha vissuto in un’epoca in cui la “pseudochimica” non era ancora riconosciuta come scienza mistica ma come

«ministratrice de’ semplici prodotti della natura, il quale uffizio fatto esser non può da essa natura, perché in lei non è strumenti organici, colli quali essa possa operare quel che adopera l’omo mediante le mani»

ossia scienza dalla quale l’uomo, partendo dagli elementi semplici della natura, ne ricava dei composti, come un moderno chimico. Un alchimista non può però creare alcun elemento semplice, come testimoniano gli antichi alchimisti, che mai

«s’abbatero a creare la minima cosa che crear si possa da essa natura» e sarebbero stati meritevoli dei massimi elogi se «non fussino stati inventori di cose nocive, come veneni e altre simili ruine di vita e di mente».

 

 

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