Wuhan coronavirus: uno scienziato sembra aver trovato una possibile cura

L’epidemia causata dal coronavirus sembra non essere intenzionata a fermarsi ma nemmeno gli scienziati

Aumenta il numero di morti causati dal coronavirus in queste ore, qualcuno propone degli studi interessanti ma la battaglia è solo all’inizio.Facciamo chiarezza su cosa sta succedendo nelle ultime, sul virus e sulle sue modalità di diffusione.

Contro chi combattiamo?

Sono più di 2000 le persone infettate in questo momento e 56 le vittime, non semplici questioni di numeri quando è in ballo la vita delle persone. Cerchiamo di capire cos’è il coronavirus e in generale in che modo i virus agiscono. Il virus non può essere definito un organismo a sè stante ma esso è un parassita endocellulare obbligato, nel senso che la sua sopravvivenza dipende necessariamente da un altro organismo, quello che infetta, poiché quando non si trovano in altre cellule sono particelle inattive. Ovviamente presentano del materiale genetico e un rivestimento proteico chiamato capside ma sono parassiti poiché metabolicamente inattivi. I virus non sono quindi capaci di spostarsi autonomamente ma lo fanno attraverso dei veicoli, che possono essere l’organismo infettato(ospite), oppure liquidi come le bevande, sangue, goccioline provenienti da uno starnuto e muchi, ma non solo, anche per semplice contatto o per trasmissione madre-figlio. Una volta a contatto con il nostro organismo il virus compie un primo legame con proteine di membrana delle nostre cellule e inseriscono il proprio materiale genetico nel nostro. I meccanismi con cui questo processo avviene verranno risparmiati, perché è sufficiente capire che ai virus “importa” soltanto sfruttare i meccanismi biosintetici della nostra cellula per replicare il loro materiale genetico e per la produzione di proteine e altri componenti necessari alla loro replicazione nell’organismo. Come si traduce questo in “malattia per noi”? Essi una volta nella cellula tramite vari meccanismi portano alla lisi (“morte”) di quest’ultima, e quando ciò avviene per più cellule del nostro organismo iniziamo a sentirne gli effetti, l’omeostasi dell’organismo viene persa, con conseguente malattia che subentra. Il nostro corpo presenta ovviamente meccanismi per combattere i virus, ma talvolta essi possono essere davvero difficili da espellere. Le conoscenze basate sui meccanismi della trasmissione del virus sono quindi essenziali, e lo è altrettanto capire la fonte di provenienza primaria in modo da identificarlo. Una volta identificato si possono produrre vaccini che interrompano la diffusione. Quando un virus provoca una percentuale insolitamente alta in una determinata regione si parla di epidemia, ed è proprio il caso di quello che sta succedendo in questi giorni a Wuhan.

“Chi” è il coronavirus?

Il virus che ha provocato l’epidemia cinese prende il nome di coronavirus per la presenza sulla superficie circolare di protuberanze che formano una struttura simile ad una corona. Fa parte della famiglia delle Coronaviridae che presenta circa 40 specie, la stessa famiglia di virus che colpì il Medio Oriente nel 2002-2003 in quel caso la specie MERS simile  alla specie SARS (sindrome respiratoria acuta grave). La specie che sta colpendo in questi giorni Wuhan è stata denominata 2019-nCoV (Wuhan Coronavirus), dei virus a singolo filamento di RNA. I primi casi sospetti a Wuhan risalgono al 31 dicembre 2019, provenienti da un campione prelevato da un paziente con polmonite. I sintomi che il virus comporta sono infatti: febbre, affaticamento, tosse secca, respiro corto, difficoltà respiratorie, polmonite, insufficienza renale e nei casi più gravi, morte. Come spiegato nel paragrafo precedente quando si verifica un caso di epidemia è fondamentale individuare il focolaio e i meccanismi di diffusione del virus. In questo caso il focolaio non è stato ancora determinato con assoluta certezza ma si sospetta che esso sia rappresentato dagli animali venduti al mercato del pesce di Huanan e che esso si sia poi espanso attraverso l’alimentazione e attraverso i pipistrelli. Questi ultimi giocano infatti un ruolo non da poco nella trasmissione del virus. Durante i 17 anni di ricerche effettuate dall’epidemia di SARS nel 2003 si sono isolati e sequenziati molti coronavirus trasportati dai pipistrelli che fossero simili alla SARS. Il nuovo coronavirus di Wuhan rientra in questa categoria anche se esso risulta geneticamente diverso dal SARS e dal MERS, per questo i pipistrelli sono tra i principali responsabili della diffusione del virus. Ma non finisce qui. È stata confermata la diffusione del virus da uomo a uomo e che il virus segue un periodo di incubazione di circa 7-14 giorni (normale), questo spiegherebbe la diffusione esponenziale del virus.

Esiste una cura?

Il biologo Rolf Hilgenfend ha cercato di sviluppare una cura per i coronavirus dallo scoppio della SARS nel 2003. Il biologo ha prodotto 2 composti sviluppati sulle precedenti ricerche effettuate su SARS e sul MERS. Il problema è che essi non sono mai stati sperimentati nell’uomo ma solo sui topi, i quali, però, non interagiscono allo stesso modo con il virus così come fa l’uomo per via dei una differenza di un recettore cellulare. Il biologo tiene a sottolineare che questo non è un farmaco e che esso non è pronto per la somministrazione nell’uomo ma che il suo ingresso in Cina e la collaborazione con alcuni ricercatori di Wuhan potrebbe significare molto. In questi casi la produzione di un farmaco non è cosa semplice. Le aziende farmaceutiche non investono in prodotti prematuri e quando il focolaio del coronavirus sarà finito probabilmente a nessuna azienda interesserà investire in questo progetto. Ma il biologo non demorde. Questi composti sono attivi anche contro una vasta famiglia di enterovirus, che includono i rinovirus, principale causa dei raffreddori umani. Ogni anno mezzo milione di bambini ne prende uno, un numero molto maggiore rispetto al numero di persone infettate da coronavirus, questo magari potrebbe essere un modo per avvicinare qualche azienda farmaceutica a finanziare il progetto traendo più di un beneficio. Attualmente sono quindi presenti studi antivirali ma purtroppo ancora nessun trattamento specifico.

 

 

 

 

 

 

 

 

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