Il Paradiso perduto è il poema epico in versi sciolti di John Milton, che racconta l’episodio biblico della caduta dell’uomo. Cosa succede quando questo poema incontra David Gilmour? 

David Gilmour, ex chitarrista dei Pink Floyd, ha riproposto in chiave musicale il famoso poema di John Milton nella canzone Rattle that lock, pubblicata nel luglio del 2015. Il testo (scritto dalla moglie Polly Samson) ed il video musicale, sintetizzano perfettamente l’intero poema, riproponendo a tutto il pubblico un poeta che ha ispirato tantissimi autori.

Rattle that lock!: Forza quella serratura

Rattle that lock                                                                                                               Forza quella serratura
Lose those chains                                                                                                           Rompi quelle catene

And all the other travellers                                                                                         E tutti gli altri viaggiatori
Become phantoms to our eyes                                                                                    Diventeranno fantasmi agli occhi nostri
Furius and his Revellers                                                                                              Furia e i suoi Festaioli
Fallen angels in disguise                                                                                              Angeli caduti in incognito

Il ritornello è il passaggio chiave dell’intera canzone: lo spezzare delle catene fa riferimento al volersi liberare da tutto ciò che viene imposto (in questo caso dalla società). La moglie di Gilmour ha infatti dichiarato che la canzone riguarda un viaggio , ma è anche il viaggio di non accettare lo status quo. Il riferimento agli angeli caduti, ricorrenti nel poema, si rifà proprio a quegli angeli che non hanno voluto accettare la sottomissione.

Nel video musicale, l’inizio ripercorre fedelmente l’inizio del poema: la caduta dell’angelo. Man mano che cade, inizia a trasformarsi fino a diventare un corvo e volare verso il proprio nido (a Roma) con uova di serpente.

Il poema

Il Paradiso perduto (Paradise Lost) racconta l’episodio biblico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo ed Eva ad opera di Satana e la loro cacciata dal giardino dell’Eden. Fu pubblicato per la prima volta nel 1667, in dieci libri; seguì una seconda edizione, del 1674, divisa questa volta in 12 libri (in imitazione della suddivisione dell’Eneide di Virgilio) con delle piccole revisioni nel testo e l’aggiunta di una nota sulla versificazione. Il poema tratta il racconto ebraico-cristiano-islamico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero, e la loro cacciata dal Giardino dell’Eden. Il fine di Milton, espresso nel primo libro, è svelare all’uomo la Provvidenza eterna (I, 26) e spiegare il conflitto tra tale Provvidenza eterna e il libero arbitrio. Il personaggio principale del poema è Satana, l’Angelo caduto. Milton rappresenta Satana come un essere ambizioso e orgoglioso che sfida Dio Onnipotente, suo tirannico creatore, e muove guerra contro il paradiso, per esser poi sconfitto e fatto precipitare in terra.

Paradiso Perduto include riferimenti alla Bibbia, all’educazione puritana e alla prospettiva religiosa di Milton. L’autore compose l’intera opera con l’aiuto di segretari e amici, in particolare di Andrew Marvell, dopo aver perso la vista. In seguito Milton scrisse il ben più corto Paradiso riconquistato in cui espone la tentazione di Cristo da parte di Satana e il ritorno della possibilità di un paradiso. Questa prosecuzione non fu mai stimata allo stesso modo del poema che lo precedette.

Adamo ed Eva, chiave della società moderna

Nella narrazione sono presenti i personaggi di Adamo ed Eva: Adamo è forte, intelligente e razionale, nato per la meditazione e la prodezza, e prima della caduta è pressoché perfetto, esattamente come ogni essere umano sarebbe potuto essere. È però caratterizzato anche da imperfezione, poichè si abbandona a imprudenze e ad atteggiamenti irrazionali. Come conseguenza della caduta, la sua ragione pura e il suo intelletto vengono da lui persi, e l’uomo non è più capace di conversare alla pari con gli angeli, ma è come unilaterale. Il suo punto debole è l’amore per Eva. Egli confida a Raffaele che la sua attrazione per lei è travolgente, qualcosa che la sua ragione non è in grado di vincere. Dopo che Eva si nutre dall’Albero della Conoscenza, egli decide di compiere lo stesso atto, essendosi reso conto che se lei è votata a ciò, egli deve seguirla nel suo destino infausto, per non perderla – anche se ciò significa disobbedire a Dio.

Eva è la madre di tutta l’umanità, inferiore ad Adamo nelle facoltà intellettive (perché l’uomo è considerato più vicino a Dio rispetto alla donna) e dotata di tenerezza e dolce grazia affettiva. Ella lo supera nella bellezza, per la quale ella stessa s’innamora della propria immagine al rimirarla nel riflesso in uno specchio d’acqua (qui v’è un richiamo al mito greco di Narciso). È proprio la sua vanità a essere sfruttata da Satana per persuaderla a nutrirsi dall’Albero della Conoscenza, per mezzo di lusinghe. Eva è chiaramente intelligente, ma a differenza di Adamo non è desiderosa di apprendere. Eva non crede che sia suo compito andar in cerca della conoscenza in modo indipendente; preferisce invece che Adamo gliela trasmetta solo in un secondo momento.

Attraverso Eva, Milton esamina il ruolo della donna nella sua società, il ruolo positivo e importante che rivestono le donne nella divina unione del matrimonio. Alla fine del poema, dopo aver svelato le proprie forze e le proprie debolezze, Adamo ed Eva appaiono come una potente unità, l’uno complementare all’altro. La caduta serve un fine di scoperta di se stessi, ed è la Caduta Propizia.

Il Padre ed il Figlio

Il Dio presente è onnisciente, onnipresente e onnipotente: ma non predestina – cosa che negherebbe interamente l’idea del libero arbitrio. La difficoltà nell’interpretazione del personaggio di Dio nel Paradiso Perduto rappresenta più una personificazione di idee astratte che un essere reale; Egli è incarnazione della pura ragione. Egli permette che il male accada, ma crea il bene dal male.

Il Figlio è la manifestazione di Dio nell’azione, il collegamento fisico tra Dio il Padre e la sua creazione, formando insieme a lui un Dio perfetto e completo. Personifica l’amore e la compassione e decide spontaneamente di morire per l’umanità, per redimerla, mettendo in luce la sua dedizione e il suo altruismo. Attraverso la sua forma umana, il Figlio verrà fatto discendere da Adamo, per mezzo del quale tutti gli uomini furono morti; ma egli sarà un secondo Adamo, per mezzo del quale tutti gli uomini saranno salvati. Nel Giorno del Giudizio, il Figlio apparirà nel cielo, avrà chiamato a raccolta da ogni angolo del mondo tutti, e condannerà i peccatori all’Inferno.

L’angelo caduto

Satana è rappresentato come l’oggetto di ammirazione da imitare e celebrare come un vero eroe. Lotta duramente per vincere i suoi stessi dubbi e le sue stesse debolezze, e porta a compimento il suo obiettivo, ossia corrompere la specie umana. Il ruolo di Satana eroe riprenderebbe il valore offeso di Achille, le astuzie e la scaltrezza di Ulisse e infine il viaggio di Enea alla ricerca di una nuova patria. Altri asseriscono che Milton utilizza Satana come personificazione dello spirito della Rivoluzione inglese e rappresentazione dell’onore e dell’indipendenza della nazione, fatti valere a dispetto di un governo imbelle.

Inizialmente conosciuto come Lucifero (colui che porta la luce), Satana era un orgoglioso angelo che non si considerava uguale agli altri. Il giorno in cui Dio nominò il Figlio suo successore al potere, Lucifero si ribella a causa della propria invidia, prendendo con sé un terzo dell’intera popolazione di angeli del Paradiso. Egli è enormemente pieno di sé e sicuro di poter abbattere Dio; le sue parole sono sempre fraudolente e ingannevoli. Assume varie forme nel corso della storia, le quali sono il riflesso della sua decadenza morale e razionale. Prima è un angelo caduto di considerevole levatura, successivamente un umile cherubino, un cormorano, un rospo, e infine un serpente. Tutto ciò è la raffigurazione di un’incessante attività intellettuale senza alcuna abilità di pensare adottando un’ottica morale.

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