Il termine “disuguaglianze”, in questo caso, designa delle differenze che non vanno ricercate nei fenomeni biologici, ma causate da circostanze di mancata equità sociale. Questo è riconducibile a vari fattori, come le condizioni dell’individuo, il gruppo etnico cui appartiene, l’area geografica di provenienza. In sostanza, dove le differenze in salute dovrebbero essere evitate, esse sono invece inique.

Le differenze geografiche..

Nell’epoca della globalizzazione, l’industrializzazione gioca un ruolo fondamentale. Da ciò ne deriva che i paesi colpiti maggiormente dal fenomeno sono quelli in via di sviluppo. Le differenze ambientali, infatti, riguardano anche l’ambiente domestico. Per questo indicatore, si tiene conto di alcuni fattori come umidità, temperatura, presenza di acqua, riscaldamenti. Il microclima incide sul benessere psico-fisico di un individuo, concetto altresì confermato dalla medicina. Va ricordato, però, che gli svantaggi sono soprattutto sociali poiché, clinicamente, si parla di “migrante sano”. Infatti, il viaggio in mare è possibile solo se coesistono due fattori determinanti: l’età giovane e una buona salute.

.. e l’impatto che hanno sulle disuguaglianze.

Studi incrociati hanno dimostrato la correlazione che c’è tra la posizione sociale ricoperta dall’inviduo e la risposta infiammatoria. Infatti, le persone che coprono ruoli nei ceti sociali più bassi tendo ad essere più suscettibili a risposte infiammatorie alterate. Inoltre, persone che hanno vissuti disagi in età infantile codificano per un genotipo diverso, “difensivo”, che comporta delle alterazioni nel metabolismo degli zuccheri. In modo del tutto naturale, il nostro organismo è in grado di fronteggiare lunghi periodi di stress. Se, però, fattori sociali straordinari  come mancato inserimento nel contesto, perdita del lavoro, solitudine, diventano ordinari, il sovraccarico può portare all’usura sia mentale che fisica. E’ questo il dazio che il nostro corpo paga per adattarsi a nuove situazioni: sembra dimostrato infatti che le citochine (mediatori dell’infiammazione) svolgano un ruolo fondamentale nel trasformare l’insoddisfazione sociale in malattia fisica.

La Dichiarazione di Alma Ata.

Il concetto di salute viene adottato dall’OMS per la prima volta nel 1948. L’organizzazione definì la salute come benessere psico-fisico-sociale e non come la mera assenza di malattia. Nel 1978 durante la conferenza di Alma Ata fu ribadito a gran voce che raggiungere il più alto livello di salute possibile è uno degli obiettivi sociali da realizzare nel mondo. Questo perché le disuguaglianze sociali esistono anche tra individui dello stesso paese: era quindi un obbligo potenziare l’assistenza sanitaria primaria, intesa come il primo contatto che l’individuo ha col Sistema Sanitario di un paese. Il benessere di una popolazione, tra le altre cose, determina in modo direttamente proporzionale la crescita del paese stesso.

Gli obiettivi della Conferenza.

Per assistenza sanitaria, non si intende l’assistenza medica in senso stretto, bensì una dimensione dove entrano in gioco fattori ambientali, individuali, e sociali. Infatti, durante la Conferenza fu ribadita altresì l’importanza della nutrizione, delle vaccinazioni, della potabilità dell’acqua, della prevenzione, assistenza alle gestanti, distribuzione farmaci. Da ciò ne deriva che il settore da potenziare non era solo quello sanitario, ma anche quelli relativi all’agricoltura, all’istruzione, all’industria. Ad oggi, gran parte delle risorse che potrebbero essere spese e/o utilizzate per migliorare le condizioni di salute dei cittadini, vengono impiegate in altro. Tipo produzioni di armi, o conflitti militari.

La situazione in Europa..

Una revisione del 2013 effettuata dall’OMS ha evidenziato che, rispetto al 2008, sono stati fatti importanti passi in avanti per ridurre le iniquità. Questo perché determinanti sociali come l’alimentazione, il sistema sanitario e l’area geografica in cui si vive, ad esempio, influenzano positivamente lo stato di salute. Un ritorno ai temi trattanti nella Conferenza di Alma Ata. Allo stesso modo, anche avere un sistema sanitario universalistico, proprio come quello italiano, incide positivamente nell’attenuare le disuguaglianze internazionali di salute. Anche la Commissione Europea ha deciso di prendere una posizione in merito e ha indicato dei “must” che convergono tutti in un unico obiettivo: salvaguardare i diritti umani. La Commissione Europea ha anche richiamato gli Stati membri all’educazione dei proprio cittadini per le generazioni future: solo con una politica fatta di solidarietà e giustizia sociale è possibile eliminare le disuguaglianze sociali.

.. E in Italia.

Dal documento redatto dall’OMS nel 2013 emergono anche importanti informazioni sullo stato di salute del nostro paese. Infatti, sebbene l’Italia sia più povero di altri 15 Stati membri dell’UE, gli italiani sono tra i più longevi della comunità europea. Anche in Italia, esattamente come negli altri paesi, il basso reddito o la scolarizzazione incidono particolarmente sulle disuguaglianze di salute. Dati ISTAT confermano che le disuguaglianze vanno via via aumentando man mano che si scende lungo lo stivale in direzione Nord-Sud. Il dato che preoccupa tutti, comunque, resta il fatto che l’Italia investe, ogni anno, solo il 7% del PIL per la spesa sanitaria, e, ancora meno per la prevenzione, prima strategia per evitare malattie croniche, invalidanti, e tumori.

Francesco Fascia

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