Ritornare bambini con la forza del remake: da Spyro a Crash, con nostalgia

Man mano che le generazioni passano, l’umanità accumula ricordi di un passato lontano. Si pensi alla prima console Playstation, compagna di avventure durante gli anni ’90, o alle prime console Nintendo, culle di capolavori epocali come Super Mario. A distanza di oltre 40 anni, i giocatori continuano a sperare di riuscire a rivivere la spensieratezza di quegli anni.

Man mano che le generazioni passano, l’umanità accumula ricordi di un passato lontano. Si pensi alla prima console Playstation, compagna di avventure durante gli anni ’90: una semplice scatola grigia in grado di dar vita a videogiochi storici, da cui la nostra infanzia è stata segnata. Oppure, ancora più indietro, si pensi alle prime console Nintendo, dal Nintendo 64 al Super Nintendo, culle di capolavori epocali come Super Mario. A distanza di oltre 40 anni, i giocatori continuano a sperare di riuscire a rivivere la spensieratezza di quegli anni, le emozioni che suscitavano le icone videoludiche del tempo; ed è proprio questo il motivo che ha spinto le più grandi case di produzione a gettarsi sul remake dei grandi classici.

Crash e Spyro: due tra i migliori esempi di old-style game

Un drago viola, Spyro, e un marsupiale folle, Crash: cosa hanno di speciale i due personaggi degli omonimi videogiochi? Tutti ricorderanno compagni e nemici della coppia di eroi, dal Dottor Neo Cortex, acerrimo nemico di Crash, alla fedele libellula di Spyro. Il gameplay di Crash Bandicoot prevedeva percorsi decisamente più lineari rispetto a Spyro, che ad oggi, grazie ad una maggiore possibilità di esplorazione, può essere considerato il precursore dei videogiochi open world. Ma non è stato certo lo stile dei videogiochi – o almeno non solo – ad aver accattivato i gamer al punto tale da suscitare in loro la voglia di vederne un remake, così come la grafica o la trama. Al contrario, gran parte del lavoro è stato effettuato da quel costrutto psicologico che tutti noi abbiamo provato almeno una volta durante la nostra vita: la nostalgia.

La nostalgia: il dolceamaro delle esperienze passate

La nostalgia, al contrario di altri costrutti alla stregua della rabbia e della paura, consiste in una emozione secondaria, ossia appresa tramite cultura. Essa può dirsi inoltre una emozione bivalente: nascendo da una contemplazione personale delle esperienze passate, tanto lontane da non poter essere rivissute, da un lato prevede sensazioni positive, dall’altro sensazioni negative. In breve, la nostalgia si compone, insieme, di un senso di perdita e di un senso di piacere colmo di rimpianto. Tale costrutto rappresenta una sorta di “dolceamaro delle esperienze passate“, poiché, pur generando rammarico e dispiacere per una perdita, include altresì una forma di accettazione.

Passato, presente, futuro: un legame (psicologico) profondo

“La reminescenza del passato, la considerazione del presente e la proiezione del futuro – scrive Horizon Psytechsono processi cognitivi interdipendenti, che condividono substrati neurologici”. Pazienti caratterizzati da una difficoltà nel richiamare eventi passati, infatti, dimostrano altrettanti problemi nella organizzazione del proprio futuro. Esiste un legame piuttosto profondo, cioè, tra la nostalgia e l’ottimismo: se i titoli di Spyro e Crash, o più in generale quei remake che tanto stanno prendendo piede nel mondo videoludico, riescono a richiamare emozioni positive inerenti al passato e all’infanzia, tale positività, dilatandosi nel tempo, sembra poter produrre prospettive migliori per gli eventi a venire.

Insomma, nel momento in cui avvertiamo un senso di nostalgia, al contempo iniziamo a sviluppare un sentimento di ottimismo verso il futuro. Questa prospettiva si pone in una posizione di lontananza rispetto alla considerazione passata della nostalgia in quanto patologia: la nostalgia, prima ritenuta l’espressione di un mancato adattamento dell’individuo alla realtà presente, a partire dal XX secolo incorpora l’accezione di una emozione tanto positiva quanto utile.

La forza del remake

Avere dunque la possibilità di rigiocare a quei videogiochi che hanno segnato la nostra infanzia consiste in una esperienza prettamente positiva, la quale ci consente di “richiamare eventi, sensazioni e pensieri custoditi nel nostro passato, di avere una considerazione migliore del futuro e di dimenticare […] gli impegni e le incombenze ‘da grandi’” (Horizon Psytech). In questo senso parliamo di forza del remake, una forza che, giocando con le emozioni, permette agli adulti di ritornare bambini; e non è forse questo il desiderio di molti di noi, ovverosia abbandonarsi per un attimo a quella libertà che provavamo quando, da piccoli, sapevamo ancora goderci il bello della vita?

Simone Massenz

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