Ravello: il paradiso terrestre che ha incantato Boccaccio, Woolf e Wagner

Incastonato nella roccia, sospeso a mezz’aria tra cielo e mare, dove l’uno si confonde nell’altro e non se ne può cogliere il confine, il piccolo paese di Ravello domina la costiera, spalancando i cancelli dell’infinito.

La “Terrazza dell’infinito” a Villa Cimbrone

 

Uno scorcio di paradiso sulla terra

“Città moresca, con torri e case di stile arabo, fabbricata di tufo nero, solitaria e tranquilla”

È con queste parole che nel 1856 nei suoi “appunti di viaggio” Ferdinand Gregorovius, autore di una ponderosa opera su Roma Medioevale e di quelle “Passeggiate in Italia” che furono un vademecum per quanti desideravano conoscere il Bel Paese, descrive Ravello.

Si tratta di un piccolo borgo situato nell’entroterra della costiera amalfitana. Come molti altri centri vicini, si racconta che Ravello sia stato fondato da un gruppo di Romani a seguito di un naufragio mentre si ritiravano dalle coste della Dalmazia. Alcune testimonianze storiche però smentiscono le credenze popolari e parlano di alcuni uomini che abitavano questa zona fin da prima dell’arrivo dei naufraghi. Tuttavia è solo nell’839, con la fondazione della Repubblica di Amalfi, che s’iniziano ad avere i primi documenti scritti in cui viene citata anche Ravello.

Il suo nome però si ritrova in numerose opere letterarie, e non solo: oltre ad essere stato sfondo di diverse vicende, in primis di una novella del Decameron, Ravello ha ispirato e continua ancora ad ispirare moltitudini di artisti.

Centro di Ravello

 

Ravello come fonte di ispirazione tra gli artisti

Boccaccio usa come sfondo della quarta novella della seconda giornata la città di Ravello, per parlare dell’avventura di Landolo Rufolo, appartenente a una delle famiglie più importanti della città, che ci ha regalato quel capolavoro di architettura tutt’ora visitabile che è Villa Rufolo. A raccontare la novella sarà Lauretta, che affronta una tematica molto sentita ai tempi di Boccaccio: quella della sorte precaria dei mercanti e commercianti. Questi ultimi, simbolo della rinnovata società tardo-medievale, affrontano i pericoli del mare per i loro commerci: per il fine del profitto, è sempre presente il rischio di perdere il frutto del loro lavoro e persino la vita.

È proprio in questa dimora che molti, tra i quali anche Goethe e Wagner, si sono fermati ad ammirare la bellezza che li circondava.

 

Giardini di Villa Rufolo

 

 

Villa Rufolo, costruita tra il XIII e XIV secolo, di chiaro gusto islamico, tra aiuole traboccanti di fiori, vialetti che si intrecciano gli uni con gli altri, graziose fontane, terrazze quasi a strapiombo sul mare e sui litorali amalfitani- i quali, tra un seno e l’altro, cacciano fuori i loro floridi speroni e sopra vi si ergono villaggi e cittadine, che, da questa posizione privilegiata, si scorgono nel nitore dei più minuti particolari- è una sorta di magico rifugio, esente dall’usura del tempo.

È qui che Wagner esclamò “Finalmente il giardino di Klingsor è trovato!”, vedendosi materializzare dinanzi a lui l’ambiente reale ed irreale al tempo stesso che egli cercava da vario tempo per l’Italia e che corrispondesse al poema e alla musica del “Parsifal”, qui ultimato.

 

Il giardino di Villa Cimbrone che conduce al belvedere

Eppure non è solo Villa Rufolo ad incantare: procedendo poco più avanti un’altra villa, che si erge in tutta la sua bellezza, incanta coloro che varcano la soglia dell’antico portale in legno cinquecentesco. Un lungo viale, ombreggiato da cipressi, da pini ad ombrello, da palme e da platani, ricco di pregevoli varietà floreali, lega la dimora alla punta estrema della tenuta. Impassibile nel suo abito di marmo, Cerere conduce all’incomparabile “Terrazza dell’Infinito”, dove si succedono altre quattro divinità: Bacco (sul fregio della trabeazione si legge un’iscrizione del poeta latino Catullo), Mercurio, Venere e Flora.

Villa Cimbrone riassume perfettamente lo stile architettonico di Ravello, racchiuso nelle pietre che parlano di storia e ambiscono all’immortalità. A Villa Cimbrone una serie di intellettuali ed artisti inglesi appartenenti al gruppo di Blomsbury, tra i quali Virginia Woolf, trascorsero varie estati dal 1905 all’inizio della Seconda Guerra mondiale. Tra i giardini pensili della villa di Ravello si discute di letteratura ed estetica.

È dalle terrazze sospese della villa che sono stati creati capolavori degni di nota: l’incisore e grafico Maurits Cornelis Escher ha ritratto scorci di Ravello; lo scrittore Andrè Gide-premio Nobel per la letteratura- ha ambientato a Ravello, nel 1902, il romanzo “L’immoraliste” e infine anche Edward Morgan Forster ha scelto questo luogo come sfondo per la sua “Story of Panic”.

Visitare il paradiso

È risaputo che a Ravello si sta in uno stato di estasi, sospesi tra cielo e mare, sedotti dal suo scenario medioevale, dal suo cortile dalle sottili colonne tortili, dalla sua torre trecentesca, e dal profumo dei limoni, a ridosso dei monti Lattari, oltre che dall’esuberanza della vegetazione.

Renato Fucini scrisse scherzosamente che il giorno del Giudizio Universale per gli amalfitani che andranno in Paradiso sarà un giorno come tutti gli altri, avendolo avuto sempre sotto il naso. Non potendo essere certi di essere tanto fortunati da vedere il Paradiso, credo che la visita a Ravello sia doverosa. Che tanta bellezza non ispiri anche voi?

 

 

 

 

Sara Paolella

 

 

 

 

 

 

 

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