Thomas vs Tinder, l’amore nel medioevo e l’amore nell’epoca moderna

L’amore è un sentimento che travalica il tempo, attraversa ogni epoca storica nello stesso modo, tanto da porsi quasi in una dimensione extratemporale. I sospiri sono sempre quelli, come sempre quelli sono i pensieri, i desideri, le concezioni.

Ma l’amore, nonostante susciti nell’uomo sempre le stesse reazioni, viene in ogni epoca storica presentato in forme diverse e con mezzi diversi, al fine di porlo nella maniera più attinente nell’orizzonte sociale corrente.

Allora in questo articolo vorrei trattare sì dell’amore, ma contestualizzandolo prima in un’epoca assai remota, quella medievale, facendo specifico riferimento al Tristano e Isotta di Thomas e poi vorrei confrontarlo con ciò che è oggi l’amore, e parlerò di un’applicazione molto in voga, Tinder.

Ma prima di arrivarci farò una rapida introduzione sulla leggenda di Tristano e Isotta.

 

LA LEGGENDA DI TRISTANO E ISOTTA

scena del giardino

La storia parte da Tristano, che è un cavaliere scozzese, figlio del re e della regina di Scozia, che perde entrambi i genitori in tenera età. Viene rapito da bambino da dei mercanti norvegesi, i quali lo abbandonano in una terra straniera, la Cornovaglia.

Qui viene accolto dal re di quella terra, Re Marco, il quale lo tratta quasi fosse un figlio, non sapendo che in realtà quel fanciullo è suo nipote, finché non gli viene rivelato dal vecchio precettore del ragazzo.

Divenuto adulto, Tristano, decide di combattere il gigante Morholt, fratello del re d’Irlanda, che reclamava ogni anno un tributo da parte dei cornovagliesi. Lo uccide, ma rimane ferito dalla spada avvelenata dell’avversario. In quel momento si trova in Irlanda e sotto falso nome si fa guarire dall’unica persona che può in quel momento guarirlo, la regina di Irlanda. Lei lo fa a patto che il nostro eroe insegni alla figlia di lei a suonare l’arpa e a comporre lais (brevi componimenti poetici). La figlia della regina d’Irlanda però non è un personaggio qualunque, è Isotta, quella che sarà oggetto del tormento amoroso del nostro protagonista.

Appena guarito dalla ferita, Tristano torna in Cornovaglia e, parlando con Re Marco, elogia la figlia della regina di Irlanda, tanto quasi da proporgliela in sposa. E Re Marco, che veniva continuamente pressato dalla corte ad accettare una donna come moglie, decide di sposare Isotta.

La madre di Isotta, molto abile nell’arte magica, prepara una pozione che avrebbero dovuto bere la figlia e il Re di Cornovaglia, e che avrebbe fatto innamorare i due in modo subitaneo e folgorante. Ma non va così. Infatti Bragagna, l’ancella di Isotta, per sbaglio dà l’intruglio da bere a Tristano e alla sua padrona, che di conseguenza si innamorano reciprocamente.

Questo amore però è impossibile, non può trovare una qualche concretizzazione, e allora si tramuta in un qualcosa di clandestino, di nascosto. Gli amanti infatti si incontrano, si amano, anche fisicamente, ma tutto rimane nel buio, nell’ombra del segreto. E allora sarà un nano a scoprire i due abbracciati e dormienti in un giardino, e conseguentemente, ad avvertire il Re. Ma prima della venuta dei nobili nel giardino, i quali avrebbero potuto testimoniare in un processo per adulterio contro i due amanti e farli finire arsi vivi sul rogo, Tristano si sveglia, capisce ciò che sta succedendo e decide di scappare in esilio, lontano dall’amata.

Scappato in Bretagna, dopo varie peripezie, decide di sposare la figlia del re di quella terra e lo fa per due motivi. In primis perché la ragazza in questione si chiama Isotta dalle Bianche Mani, e quindi condivide con la sua amata il nome; e poi perché molto bella.

Ma vi è ancora un’altra ragione, forse quella più importante, ossia che il nostro eroe vuole provare le stesse esperienze dell’amata, vuole insomma creare una dimensione di perfetta simmetria tra loro due, volendo così arrivare a condividere gli stessi identici dispiaceri nella vita quotidiana.

Ma l’errore sarà fatale, non solo perché Tristano non riuscirà mai a soddisfare fisicamente la moglie, ma anche perché questo porterà alla frustrazione di quest’ultima, che sarà il motivo per cui dopo l’addio nel giardino il Cavaliere non rivedrà mai più vivo la sua amata.

Caerdino, fratello di Isotta dalle Bianche Mani, saputo del vero amore di Tristano e vista l’immagine di Bragagna, l’ancella di Isotta, della quale si innamora, decide di partire col nostro eroe in Cornovaglia.

Qui verranno scacciati e torneranno in Bretagna, dove gli aspetterà un’altra avventura. Infatti troveranno sulla loro strada Tristano il nano, che chiederà loro aiuto contro un mostro che aveva rapito la sua amata. Il nuovo personaggio verrà ucciso subito, mentre il nostro Tristano verrà ferito.

Ancora una volta la ferita non è curabile da medici normali, ma serve una pozione speciale, che solo Isotta gli può dare. Tristano in questo momento si trova ad avere ancora quaranta giorni di vita, tempo che deve essere utilizzato da Caerdino per andare in Cornovaglia, chiedere ad Isotta di venire in Bretagna con lui e salvare il nostro eroe. Il segnale della venuta della donna sarebbe stato il colore della vela, nero se l’amata avesse deciso di non venire, bianco se invece avesse deciso di farlo.

Isotta decide tempestivamente di correre a salvare l’amato, ma mentre la nave stava arrivando, alla domanda di Tristano sul colore della vela, la moglie, Isotta dalle Bianche Mani, avrebbe risposto intenzionalmente in modo errato. Infatti, nonostante la vela sia bianca, decide di dire a Tristano il colore opposto, tanto che lui non trovando più ragione di andare avanti si lascia morire. Isotta, arrivata al capezzale dell’amante, non può fare altro che abbracciarlo ed esalare anche lei l’ultimo respiro. E così si conclude la leggenda tristaniana.

CONCEZIONI AMOROSE DEL TRISTANO E ISOTTA DI THOMAS

rappresentazione dei due amanti

Il Tristano e Isotta di Thomas è un testo scritto alla fine del dodicesimo secolo ed è un rifacimento di quella che è la materia tristaniana, che trova la sua origine nelle leggende celtiche.

Tante sono le versioni di questa materia, ne è un esempio il Tristano e Isotta di Berul, o la versione posteriore a Thomas di Goffredo di Strasburgo, ma ce ne sono molte altre.

Ciò che però rende diversi i vari rifacimenti della materia non è tanto la storia e le sue vicende, quanto la prospettiva e il tipo di concezione amorosa che vi si può trovare.

Ad esempio, il testo di Thomas arriva a nobilitare l’amore, seppure adultero, e non si pone su posizioni moralistiche come solevano fare altri autori che trattavano la stessa materia.

Infatti Thomas non arriverà mai di fatto a giudicare quel tipo di amore così viscerale e profondo, ma chiamerà in causa gli ”entendeteurs”, coloro che sanno cosa vuol dire provare l’angoscia amorosa, soprattutto quando questo amore non può essere soddisfatto.

codice antico del Tristano e Isotta di Thomas

L’autore arriva allora quasi ad estraniarsi, perché racconta di un amore che lui non ha provato, non ci mette nulla della sua esperienza di vita, ma vuole mettere bene in guardia il lettore dal gettarsi in passioni così totalizzanti. Difatti lui parlerà della ”mesure”, quel limite che bisogna porre a tutte le passioni per non farle sfociare nell’angoscia. Ma sa bene anche lui che ciò non è possibile, perché l’amore è un sentimento che non si basa solo sulla ragione. Enuncerà allora le due dimensioni che secondo lui unite creano l’amore. La prima è quella del ”voleir”, che è la dimensione più vicina alla ragione e che, ad esempio, porterà Isotta a capire e a voler amare Re Marco, perché il piano del conscio detta ciò. Ma la seconda dimensione, quella irrazionale, appannaggio quasi di una forma di istinto amoroso, è quella del ”desir”, e questa è incontrollabile. Allora Re Marco potrà pure possedere il corpo di Isotta, ma non potrà mai possedere il suo desiderio, che sarà sempre rivolto verso Tristano.

Ma addentrandoci nel testo, vorrei citare alcuni episodi per chiarire bene la concezione amorosa thomasiana.

Ci troviamo nella stanza di Tristano, dove si era rifugiato dopo aver accettato di sposare Isotta dalle Bianche Mani. Qui Tristano incomincia a parlare, a dialogare con se stesso, tanto da avere una sorta di monologo interiore. L’oggetto del dialogo è l’azione che ha appena compiuto, ossia la richiesta di matrimonio, e se questa decisione sia stata giusta o meno. La ragione principale della scelta è quella di voler vivere la stessa situazione di Isotta, di voler provare la stessa vita e quindi di creare una perfetta simmetria tra la condizione dell’una e dell’altro. Nel seguito del monologo arriverà inizialmente quasi a sentirsi abbandonato da Isotta, senza un vero motivo, poi arriverà a concepire un qualcosa che trovo davvero molto alto e nobile, anche a distanza di secoli.

Insomma, ad un certo punto, Tristano si dimentica di se stesso e del proprio ”desir”, non gli importa più. Tutto ciò che gli interessa in quel momento è la felicità della sua amata, la quale a suo dire dovrebbe arrivare a dimenticarlo e riuscire quindi ad unire ”voleir” e ”desir” con suo marito, tanto da porre l’amore per Tristano nell’orizzonte del ricordo. Questa mi pare una delle concezioni amorose più alte e nobili che un uomo possa concepire. Nel momento in cui si prova amore e questo non può avere una sua effettiva realizzazione, perché si è rifiutati, oppure, come in questo caso, perché la distanza e l’impossibilità sociale in qualche modo lo negano, allora non si pensa più a se stessi, ma si pensa solo all’altra persona e alla sua felicità.

Ma tornando al monologo, Tristano arriverà a capire ad un certo punto di aver compiuto un errore fatale. Ora si trova schiacciato tra la promessa di fedeltà a Isotta e la promessa di amore coniugale all’altra Isotta. Capisce però che non potrà di fatto soddisfare nessuna delle due promesse.

Infatti, quando alla prima notte di nozze dovrà avere un rapporto fisico con la moglie, si inventerà una scusa, un dolore causato da una ferita. E negherà sempre alla moglie il proprio corpo, non riuscirà mai a soddisfarla, anche se forse lo vorrebbe.

Concepisce questa sua impossibilità proprio nella prima notte di nozze, nel momento in cui, sfilata la veste, cade a terra l’anello regalatogli nel momento dell’addio dalla sua amata, quel pegno d’amore che gli negherà sempre qualsiasi rapporto con altre donne. Ma badate bene, Tristano comunque desidera fisicamente la moglie, infatti nel monologo Thomas ci dice:

Aveva voglia di possederla,

ma l’amore con forza lo trattenne.

La sapeva attraente, la scoprì bella,

voleva il piacere, l’amore detestava,

che, se l’avesse amata di meno,

avrebbe potuto appagare la voglia.

Ma rimase fedele al vero amore.

Ma non riuscirà mai ad avere nessun rapporto con la bella Isotta dalle Bianche Mani, perché la ragione del cuore, nel suo caso, vincerà sempre sul bisogno fisico. Citando Dante, non sottometterà mai la ragione al talento.

Ma ancora, arrivando al finale dell’opera, un altro episodio mi pare davvero degno di nota, la morte dei due amanti.

Come già detto nell’introduzione, i due amanti dopo l’episodio del giardino non si sarebbero più rivisti vivi, proprio a causa della bugia della moglie del Tristano a proposito del colore della vela. Tristano in quel momento disse ”Isotta, amore” per tre volte e alla quarta rese l’anima. E come Tristano anche Isotta morirà poco dopo e vorrei citare il passaggio del finale lungo:

”Per me hai perduto la vita,

e io agirò da amante fedele:

per te voglio morire anche io!”

Lo abbracciò, gli si stese accanto,

gli baciò la bocca e il volto,

lo strinse stretto contro di sé,

corpo contro corpo, bocca contro bocca,

e in quel momento rese l’anima,

morì accanto a lui così,

per il dolore del suo amato.

Siamo in presenza allora di un amore che va al di là di tutto, al di là di qualsiasi istinto fisico, di qualsiasi materialismo. La fisicità delle cose qui non può nulla, è tutto stagliato in una concezione metafisica e spirituale, tanto da rendere questo amore perfetto, in ogni sua sfaccettatura. Concludo allora citando un lai di Maria di Francia, che mi pare perfetto per definire questo amore. L’autrice paragona l’amore tra i due al rapporto simbiotico che c’è tra l’albero di caprifoglio e quello di nocciolo. Infatti il primo è parassita del secondo e quando vi si attacca le due piante possono tranquillamente vivere insieme, ma nel momento in cui si decide di staccarle, entrambe le piante muoiono.

 

L’AMORE NELLA NOSTRA EPOCA, TINDER

logo di Tinder

Tinder è un’applicazione per dispositivi mobili che ha come scopo quello di far chattare le persone tra loro, magari poi portarle ad uscire, incontrarsi e magari innamorarsi. Infatti come funzione principale nel tempo ha assunto quella di app di incontri.

L’applicazione, uscita negli Stati Uniti nel 2012, oggi conta migliaia di utenti in tutto il mondo, divenendo così una delle app più scaricare e più frequentate da chi è in cerca della dolce metà.

I passi da fare per diventare un utente di Tinder sono pochi e semplici. Bisogna prima di tutto registrarsi, poi bisogna scrivere una breve e concisa biografia, che dia un’idea generale della persona agli altri utenti, postare qualche foto e poi incominciare a ”swippare”.

Attraverso questo movimento, questo swip, infatti, si decide se l’utente che si sta visualizzando in quel momento potrà avere con noi una qualche possibilità o meno. Il fine di tutto li gioco è il ”match”, ossia quando entrambi gli utenti si ”swippano” reciprocamente la foto a destra e quindi sono pronti a chattare.

Tanti inoltre sono i metodi per avere un cospicuo numero di match. Infatti si può giocare sulla qualità delle foto, sul messaggio che si vuole dare a chi guarda il nostro profilo e su altri piccoli dettagli che possono creare una apparenza perfetta. Addirittura in Internet si possono trovare veri e propri tutorial su come fare, anche a pagamento. Pare infatti che chiunque possa creare un profilo perfetto e quindi dare di sé un’immagine interessante per gli altri.

Chissà che tipo di immagine avrebbe messo Tristano. Magari si sarebbe messo in posa con l’arpa nella mano sinistra e la spada nella mano destra. La bio sarebbe stata forse: giovane cavaliere alla corte di Re Marco, molto simpatico e piacente. Chissà quella di Isotta…

Ma al di là degli scherzi, ciò che è davvero interessante è come quel sentimento amoroso che in un’epoca a noi remota veniva declinato in una forma letteraria altissima oggi sia appannaggio di applicazioni digitali, che sembrano avere tutto fuorché quella veste alta e nobile che un sentimento del genere dovrebbe avere.

Insomma, nell’epoca moderna pare che l’amore sia divenuto soltanto un qualcosa di fortemente legato all’aspetto. Si sceglie il fidanzato o la fidanzata con uno ”swip” o con un match, senza poter davvero indagare quella dimensione interiore dell’altra persona tanto importante in un sentimento del genere. Allora l’unica cosa che si può di fatto vedere è l’aspetto fisico, il modo di vestirsi e la bravura nel fare foto.

Le conversazioni, le chat, poi, si riducono a espressioni laconiche, futili, banali e non hanno niente di quello che poteva concepire Thomas in quell’epoca remota.

Chissà se allora un uomo del nostro tempo può ancora concepire i pensieri del Tristano nel suo monologo interiore di cui parlavo prima. Chissà se ancora nel mondo esiste quell’amore vero e forte che esula dalle tristi apparenze e dal forte materialismo della nostra epoca, chissà. Io lo spero e rimetto a voi i giudizi.

Vladislav Karaneuski

 

 

 

 

 

 

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