Le Chateau des Pyrénéés, un castello in aria che nasce da molto lontano

Tra il pensare e il fare: analisi psico-sociologica dello sviluppo dell’immaginazione durante la crescita evolutiva del genere umano.

 (le Chateau des Pyrénéés, Magritte, olio su tela, 200 x 145cm)

Un gigantesco masso nel cielo fluttua sopra il mare e rimane lì, immobile, surreale, in un quadro altro due metri che racchiude un panorama altrettanto imponente. René Magritte fu l’artefice di cotanta immensità. Oggi questa grandezza ci è sfuggita di mano, prediligendo il quotidiano all’eterno abbiamo scordato di cosa l’essere umano è capace. 

Arti rupestri

Ancora prima di saper parlare e scrivere, gli esseri umani si divertivano a imbrattare le pareti delle loro grotte. La prima forma d’arte che ci dimostra quanto l’uomo tenesse a lasciare un segno del proprio passaggio, di dire “io sono qui, esisto”. Bastò qualche ditata colorata per dar vita al processo artistico in cui siamo ancora immersi.

L’uomo ha sempre cercato di rappresentare se stesso e la realtà che lo circondava. Desiderava catturare più dettagli possibile e questo lo ha portato a volersi perfezionare sempre di più. Con le pitture rupestri si diede la prima forma ai corpi, con la scultura greca si raggiunse la perfezione tecnica della forma, ma fu solo con la pittura su tela che gli artisti riuscirono a trovare il miglior modo per liberare la loro immaginazione. Si susseguirono decine di correnti artistiche. Partendo da una raffigurazione del reale, attenta alla forma e al contenuto, si arrivò a tecniche che tralasciavano l’accuratezza delle immagini a favore di maggiori capacità espressive. Poi, dopo la prima metà del”800, i pittori si stancarono della realtà e decisero di immortalare ciò che c’era oltre.

La forza dell’immaginazione

Fin dai tempi più remoti l’uomo ha sempre dimostrato le sue abilità nel creare opere artistiche. Quasi senza sapere il perché, ognuno era più o meno capace di riconoscere e produrre la bellezza. Nessuno sa chi abbia progettato la prima piramide, né come quell’idea gli sia venuta in mente. A noi basta sapere che le piramidi siano una struttura architettonica caratteristica del popolo egizio.

Le piramidi, i templi, le ziggurat, furono opere immense, non attribuibili a nessun uomo nello specifico. Fu la civiltà ad accaparrarsi la fama per questi capolavori. Come se tutta la popolazione avesse collaborato allo stesso modo a terminare questi grandi monumenti. Poi l’uomo inventò la scrittura e le opere ridussero le loro dimensioni. Fu il tempo dei grandi poemi, dei trattati delle varie filosofie, dei libri sacri. Trovammo un modo per mettere letteralmente nero su bianco i nostri pensieri più complessi e diventò più semplice sviluppare tutta l’ispirazione che passava nella testa degli artisti. La mente trovò modi sempre più creativi di sfogare la sua immensa potenza creatrice. I romanzi, le teorie filosofiche, le religioni, creavano un immaginario potente, capace di suscitare le più svariate reazioni nel nostro sistema emozionale. E la ricerca di quella perfezione artistica procedeva incessante, secolo dopo secolo, in passato come oggi.

Che c’entra Magritte?

Aumentando la potenzialità del pensare umano, anche le domande dei pittori aumentarono e l’ispirazione iniziò a seguire un percorso diverso. Prima era la bellezza della donna o un bel paesaggio a mettersi in posa, ma con l’avvento del Surrealismo la protagonista indiscussa della tela divenne la surrealtà. Magritte, secondo me, coglieva quella surrealtà in modo impeccabile. Il pittore belga infatti fu uno dei più abili pittori del Surrealismo, e fu capace di rappresentare su tela una realtà stravagante nonostante il suo stile di pittura fosse tanto realistico da sembrare fotografico. I surrealisti cercavano di cogliere degli aspetti nascosti della realtà. Lasciando libero sfogo alla loro creatività, riuscirono a rendere arte delle opere in cui immagini senza senso prendevano vita in una danza confusionaria e armonica.

Immaginate che esista un masso grande quanto una montagna, con sopra un maestoso castello in pietra, e ora pensatelo volteggiare sopra il mare. Pensate quanta potenza serva per un’azione del genere, così tanta da non esisterne proprio la disponibilità. Eppure un solo uomo, con l’aiuto di qualche pennello e molta fantasia, è riuscito a impregnare il quadro di quella forza, una forza destinata a durare in eterno. Ed è proprio questa eternità ad essere assente nel pensiero odierno. L’arte viene fatta per essere venduta e anche gli artisti sembrano seguire la stessa sorte. Un nuovo concetto di arte commerciale, che crea in ognuno la speranza di riuscire a raggiungere la fama di cui godono i loro predecessori. La fama oggi però è passeggera, un’intuizione ci rende famosi, ma l’intuizione dopo la nostra ci fa dimenticare. Manca personalità e soprattutto manca una visione forte del futuro. Senza di essa siamo destinati a produrre solo per godere di questi frutti nell’immediato. L’arte oggi ha troppi concorrenti e purtroppo solo pochi sono davvero sulla strada giusta. Non solo l’arte ha preso questa brutta piega, ma in tanti aspetti del quotidiano ci ritroviamo imbrigliati in schemi che seguiamo mal volentieri, ma che non abbiamo il potere di cambiare. È necessario un incremento dell’immaginazione. L’unica caratteristica umana che non è mai stata scoperta o costruita, ma è nata dentro di noi e continua tutt’oggi ad accompagnarci. Con l’immaginazione i limiti diventano ostacoli superabili, gli schemi, comodi consigli di sopravvivenza.

Tutto diventa possibile se solo adoperiamo a sufficienza le nostre potenzialità immaginative.

 

Jacopo Fanucchi

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