Il Superuovo

Rancore e Verga ci pongono una domanda: Ha ancora valore la scelta nella società odierna?

Rancore e Verga ci pongono una domanda: Ha ancora valore la scelta nella società odierna?

Eden è il singolo che Rancore, rapper romano, ha portato al settantesimo festival di Sanremo

Immaginate una mela rotolare nel tappeto del tempo e ripercorrere la storia umana come un filo rosso che lega l’uomo presente non solo al passato  ma anche al futuro. La mela è ipostasi della scelta nelle mani dell’uomo.

Non guardare mai giù se precipitiamo

L’uomo è un essere in costante divenire, il futuro non è una strada ma un labirinto dove ogni scelta incide sulla successiva. La vita è un albero di mele e noi siamo vento che scivola tra le fronde. Siamo le decisioni che abbiamo preso, i sentieri che abbiamo percorso, siamo il dolore sulla pelle, le lacrime che abbiamo versato. Staccheremo la mela dal ramo? Se esistesse veramente una mela buona e incorrotta riusciremmo a distinguerla dalle altre marce? Nel momento delicato che l’umanità sta attraversando l’essere umano deve avere piena consapevolezza del peso di ogni suo passo verso l’avvenire. Le nostre scelte sono dei piccoli mattoncini che si uniscono tra loro costruendo giorno per giorno le strade del futuro. Rancore descrive l’Eden, un luogo di idillio primordiale corrotto dal peccato. Eva ha ceduto alla tentazione del serpente e ha morso la mela, da quel momento in ogni nostra scelta una vipera sibila nella nostra coscienza, ci invita a cogliere il frutto proibito. Uccidiamo il serpente con la voce del cuore, ascoltiamo l’eternità che si dirama in ognuno di noi, non restiamo attaccati al mondo, alla logica. La fantasia liberi i nostri occhi dalle prigioni dell’età adulta conducendoci per mano alla verità dietro le cose, all’innocenza fanciullesca, in quell’Eden infantile da cui l’uomo con il passare del tempo viene strappato.

La fiumana del progresso in Verga

Per Verga il progresso è una marea che travolge ogni cosa, ogni aspetto della società è investito come da un’onda. Il progresso è un moto necessario e indipendente dalla volontà dell’uomo e quest’ultimo non può non aderire alla sua logica sia in modo consapevole, sia inconsapevolmente. Visto da lontano potrebbe sembrare un processo glorioso e solenne ma se andiamo a vederlo da vicino notiamo una moltitudine di uomini che annaspa in cerca d’aria, che sconfitta si lascia erodere dalla corrente. Sono i vinti, le vittime che la ricerca verso il meglio ha condotto alla rovina. Per Verga non esiste alcun vincitore, tutti escono sconfitti dalla lotta verso il benessere materiale che corrode ogni valore, corrompe gli affetti e la vita di ogni uomo. Mastro Don Gesualdo, il protagonista di uno dei romanzi dello scrittore, è l’esempio lampante della condizione dell’uomo moderno che sceglie ed agisce in funzione della società diventando così una marionetta del sistema. Il personaggio pensa di decidere liberamente ma invece è come se fosse un eterno schiavo vincolato nel cerchio del progresso. Riesce ad arricchirsi di denari ma demolisce ogni possibile relazione sentimentale e affetto emotivo. Muore solo, senza nessuno vicino, abbandonato da tutti.

 

Senza Speranza non esiste una scelta che conduca a un futuro migliore

Speranza, affoghiamo lentamente, bruciamo come ceri al vento senza te. Mentre fuori è il diluvio ad ogni passo e ogni goccia riempie l’asfalto di nero sembrano una prigione queste lenzuola, quando ogni treno passa e trema ogni parola. Il tempo non scorre se siamo lontani da te, spero queste parole ti possano raggiungere perché ogni passo è come un burrone e ogni colomba è un corvo nero nel cielo senza te. Non ci sono mani che non hanno mai toccato fango, non esistono corone di spine senza una storia, dietro alle parole nascondiamo le ferite di una guerra combattuta senza gloria. Siamo fiori del cemento, nati nelle pozzanghere, desideriamo ci porti via il vento, stagnamo nei marciapiedi calpestati dalle scarpe e dal maltempo. E allora salvaci, Speranza, non vedi che stiamo morendo, mettici nel tuo giardino dove tutti i fiori hanno un lieto fine e le rose sono senza spine perché dentro i tuoi occhi ogni cosa vive. E questo temporale sarà un ballo sotto al tuo ombrello, mentre il buio veste la città di ombre e la notte chiama tutto all’abbandono, copriamoci di vento, galleggiamo nel firmamento.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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