Qui crolla il tempo delle cattedrali: Notre Dame, i luoghi e i non luoghi

Qui crolla il tempo delle cattedrali: Notre Dame, i luoghi e i non luoghi

19 Aprile 2019 0 Di Francesco Rossi

Alle 19.50 del 15 aprile si sbriciola uno dei simboli di Parigi e della cristianità, la grande guglia di Notre Dame, alta 45 metri e pesante 750 tonnellate viene inghiottita dalle fiamme, venti minuti dopo crolla anche il tetto del 13esimo secolo.
Notre Dame è in fiamme, Parigi in lacrime, a lei si aggiungono i cuori di tantissime altre persone in giro per il mondo che osservano impotenti lo smantellamento di una pietra miliare della civiltà.
Niente di ufficiale, ma secondo diversi media locali, delle fonti della polizia francese avrebbero sottolineato che “il rogo di Notre-Dame è stato provocato probabilmente da un corto circuito“.
I lavori di restauro sul tetto, ed in particolare attorno la guglia, avevano reso necessario il montaggio di due montacarichi, prevedendo la successiva aggiunta di un terzo per poter operare i lavori, il corto circuito potrebbe essersi verificato proprio su uno di questi montacarichi.

La sera stessa, Macron annuncia la necessità di ricostruire da subito la parte danneggiata, ancor prima dello spegnimento delle fiamme.
Mi impegno, da martedì lanceremo una raccolta fondi, anche Oltralpe. Lanceremo un appello affinché i grandi talenti vengano a ricostruire la cattedrale“.

 

Copertina del libro Notre Dame de Paris, Victor Hugo.
Dopo il crollo della sezione della cattedrale e l’avanzamento di teorie complottiste, il libro è divenuto il più venduto su Amazon Francia.

Come sempre, il mondo prende schieramenti, e al filone della commozione per la perdita di una parte di un enorme monumento storico ed artistico, si aggiungono i classici ed immancabili haters complottisti.
“Eh ma la Francia se lo meritava”, oppure “È il Signore che punisce i peccati del ventunesimo secolo“.
C’è chi grida alla profezia di Victor Hugo ipotizzando la sua appartenenza ad una società segreta e all’imminente distruzione del mondo.

 

La domanda che sorge spontanea è il perché questa enorme fetta di popolazione mondiale si sia sentita emotivamente coinvolta nell’evento.

È indispensabile considerare che Notre Dame non è affatto un luogo qualunque.
Nel 1992, Marc Augè,  antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese, definisce la differenza fra un luogo e un non luogo.
Se un non luogo è anonimo, staccato da qualsiasi rapporto con il contorno sociale (come ad esempio gli aeroporti, le autogrill, i centri commerciali, le stazioni, …), allora il luogo ne è l’opposto, è coesione fra individui.
Notre Dame è il luogo, è arte, è la rappresentazione della grandezza gotica, degli anni che ci siamo lasciati alle spalle, la caduta della cattedrale non rappresenta unicamente la distruzione di un luogo religioso, poiché quella è una natura secondaria.

Il 16 settembre del 1998, debuttò a Parigi uno spettacolo musicale che tutt’oggi attraversa generazioni, tramandando la passione verso l’opera di Hugo.

Locandina di Notre Dame de Paris, Cocciante

Notre Dame de Paris, scritto a quattro mani con libretto di Luc Plamondon e musiche di  Riccardo Cocciante (nella versione italiana i testi sono stati tradotti da Pasquale Panella), unisce la storia del grande scrittore dell’ottocento all’ideale di contemplazione verso Nostra Signora.
I brani VivreLe Temps des cathédrales, e Belle sono stati presentati come singoli in Francia, riscuotendo successo anche fuori dalla patria d’origine, Live for the One I Love, la versione inglese di Vivre è anche stata incisa da Céline Dion.

L’opera viene aperta dal poeta Gringoire, significativo e di innumerevoli interpretazioni il verso della canzone Il tempo delle cattedrali, oggi più che mai.
Qui crolla il tempo delle cattedrali
La cattedrale, ancora una volta, come un luogo intrinseco dell’animo umano: i tempi cambiano, le certezze crollano, la pietra dura e durevole è ora fragile e futile.
Qui crollano le certezze dell’uomo, ma Nostra Signora perpetua.

Alice D’Amico