Ci sembra strano, nel 2018, pensare alla Scienza ed associarla all’Alchimia. Del resto la prima è razionalità, la seconda è misticismo, sono agli antipodi di un conflitto che la Filosofia ha sempre alimentato: quello tra razionale ed irrazionale. Eppure ciò che ad oggi sfugge a molti, sia tra chi la Scienza la pratica e sia tra chi, seppur ne riconosca il valore epistemologico, la rifugge, è che la Scienza come oggi la percepiamo ha una Storia. Una Storia bellissima ed avvincente, legata intrinsecamente con quella del pensiero e, perché no, anche della Filosofia.

La Storia della Scienza, intesa in senso moderno, parte, inaspettatamente con il senno di poi, proprio da loro: gli alchimisti.
Già, perché oggi nelle scuole l’idea di Scienza che passa tra i banchi non contempla una sua evoluzione passata, né tantomeno futura. Invece tipica caratteristica della scienza è quella della sua processualità, della sua evoluzione. Capita così che senza alchimisti come Paracelso, che leggono gli astri per curare le malattie, personaggi come Galileo difficilmente avrebbero visto la luce.
Ma qual è stato il contributo effettivo dell’Alchimia al sapere scientifico? Per comprenderlo dobbiamo catapultarci alle porte del Rinascimento, tra XV e XVI secolo.

Galileo invita le autorità ecclesiastiche ad osservare gli astri con il telescopio. Nel Rinascimento l’osservazione diretta e la sperimentazione assumono un ruolo cardine nella Scienza.

L’Adamo della Scienza

Durante il Rinascimento il mondo è scosso dalle scoperte geografiche. Queste non solo influenzano e mobilitano gli stati, ma intaccano anche il sapere e le università, perché nel XV secolo ciò che dice Aristotele riguardo alla Natura è legge indiscutibile. Ma in Europa arrivano i pomodori, il tabacco, la patata: Aristotele non li conosce, non ne parla. Il sapere è in crisi. E allora tra dubbi e tentativi maldestri di inserire le nuove scoperte all’interno della filosofia aristotelica qualcuno si interroga: quanto è utile la mediazione del libro per conoscere la Natura? Risposta: poco. Nascono così i primi laboratori: per la verità luoghi tetri ed oscuri, dove un uomo solitario maneggia liquidi, pietre, sostanze, proprio come farebbe un prototipo di scienziato. Rinchiuso in un luogo poco diverso da una caverna ne ricorda quasi una versione arcaica e primitiva. È l’Alchimista. Contro ogni tradizione limitante è lui che accantona l’ingombrante e fallace autorità classica in favore dell’esperimento. Sono personaggi come Paracelso che introducono nella cultura occidentale, da sempre avversa alla pratica, il concetto di sperimentazione che, guardacaso, è quello su cui si basa la Scienza contemporanea.

Paracelso nel suo laboratorio (Medium.com).

Maghi di oggi, maghi di ieri

Certo, personaggi come Paracelso e Cardano pensano, tramite la sperimentazione, di ottenere la Pietra Filosofale: oggi li vedremmo meglio come maghi di Hogwarts che come scienziati (per dovere di cronaca, sappiate che Paracelso viene citato in Harry Potter).
Oggi il mago è più vicino ad un clown che a uno scienziato, fa divertire i bambini. Eppure i maghi e gli alchimisti hanno rivoluzionato il modo di approcciarsi alla conoscenza e battuto la strada che ci ha condotto ad oggi. Scienziati come Bacone appoggiarono fin da subito l’acerbo metodo sperimentale degli alchimisti. Newton dedicò molte più opere all’Alchimia che alla Meccanica, che nemmeno voleva pubblicare. Dall’Alchimia, dallo studio dei minerali per creare la Pietra Filosofale e dalle sue stravaganti pozioni prenderà forma la Chimica. Insomma, i maghi non sono stati solo quelli di Harry Potter, un prodotto della fantasia da non prendere troppo sul serio: al contrario hanno assunto, in un momento curciale della Storia, un ruolo di guide e di capostipiti per la rivoluzione scientifica. Hanno illuminato il sentiero per giungere, secoli dopo, alla Tecnologia necessaria per permette l’esistenza di questo articolo. E scusate se è poco.

Giovanni Cattaneo

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