Punta e scatta: Mapplethorpe ci spiega perché la violenza di genere esiste ancora

Manhattan, 28 giugno 1969. Nello Stonewall Inn bar, locale-icona per il pubblico LGBT, la polizia fa una retata, causando violenza indiscriminatamente su ogni persona presente. Da ciò nacque il Gay Pride, sfociato nel Pride Month, mese per la prevenzione della violenza di genere, ormai conclusosi. Ma cosa effettivamente è cambiato?

Il Pride è diventato sintomo di un problema ancora solido nella nostra società: la mancanza di parità di genere e l’omofobia che da tempo ormai si allarga a macchia d’olio in molti paesi “avanzati”. E sebbene le manifestazioni e le celebrazioni siano avvenute in ogni parte del mondo, accompagnate da applausi e fierezza, molti problemi continuano a persistere.

Si sperava certamente che, come un enorme ventilatore metaforico, una ventata di aria fresca avrebbe spazzato via l’odio e l’omofobia, parole pesanti più dell’afa estiva. Ma pare che ciò non sia avvenuto e che anzi, malgrado la stanchezza causata dal clima torrido, molte mele marce non abbiano perso la voglia di causare violenza verso chi considerano diverso da loro.

 

Argomento ancora caldo

La Commissione d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha incontrato il 23 luglio Marina Calloni, docente di filosofia politica e sociale presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, e Michele Nicoletti, ordinario di filosofia politica dalla Facoltà di lettere e filosofia di Trento. Anche Spadafora, ministro per le pari opportunità, ha speso diverse parole contro la violenza di genere.

Ma l’interesse pare sia stato scarso, e tra Bibbiano e la questione Savoini sono stati ben altri gli argomenti di pubblico interesse. In Europa, d’altro canto, la violenza di genere è stato un tema scottante trattato dal mese in cui si sono tenute le Europee 2019, raggiungendo il culmine nel Pride Month. Ora però, con l’arrivo pieno dell’estate, le giornate si allungano e i discorsi pro-parità di genere si accorciano. Questo potrebbe forse essere segno del fatto che effettivamente una diminuzione dei crimini omofobici sia in atto. Ma è davvero così?

L’arte di farsi avanti

Frame della protesta fuori dal tribunale di Cincinnati.

Una fotografia storica può esserci di aiuto, anche se ad essere più precisi si tratta di un frame tratto da una protesta contro una inchiesta ai danni di Robert Mapplethorpe. Fotografo visionario e icona di sessualità nell’arte novecentesca, Mapplethorpe ha fatto dell’erotismo e dell’ambiguità due solidi strumenti per la normalizzazione artistica del sesso. Ha raggiunto il culmine della sua carriera pochi anni prima della sua morte causata dall’AIDS nel 1989, riuscendo a vendere lo scatto più costoso di un fotografo ancora in vita (circa 600.000 dollari attuali). Dopo la sua morte, però, il conservatorismo non ha tardato a far sentire la propria voce, citando a processo gli scatti del defunto artista come vilipendio al buon gusto, e cercando di censurarli in diverse mostre fotografiche.

Questo avveniva nel 1990. Nel 2018, in Spagna e Portogallo il puritanesimo ha vinto, e i governi hanno chiuso due mostre sull’artista, reputando gli scatti “osceni” e “privi di qualsiasi connotazione artistica”. Tra le varie fotografie prese in esame, una spicca per la sua volgarità: un autoritratto in cui l’artista, vestito di pelle e borchie, pratica “fisting” con una frusta.

Nonostante la decontestualizzazione di un simile lavoro (creato seguendo rigide norme fotografiche, quali la regola dei terzi e la stesura del contrasto procurato dalle stampe in negativo), una simile fotografia è stata paragonata più alle opere pornografiche degli anni ’20 che non a quello che effettivamente erano: un urlo di protesta e di richiesta di riconoscimento della propria sessualità in un’epoca in cui la rissa dello Stonewall Inn era ancora materia recente.

Uno degli scatti di Mapplethorpe considerato “di cattivo gusto”.

Il caldo proibisce di ragionare, probabilmente. Tende a far socchiudere gli occhi, proibendo così di vedere che, ad oggi, circa 30 omosessuali vengono picchiati a morte negli USA ogni anno. O che nel 2018 siano state circa 400 le persone transgender nel mondo morte per violenza di genere. O che la violenza di genere costi in media 129 miliardi di euro annui all’Unione Europea, organizzazione in cui tra l’altro il 47% degli appartenenti alla comunità LGBTQ non segnala eventuali abusi perchè “non ne vale la pena, succede sempre“. E mentre l’arte di Mapplethorpe ha cercato di lasciarsi alle spalle un passato fatto di disparità e violenza gratuita, gli striscioni e i coriandoli del Pride Month si decompongono per via del caldo, facendo da concime al paese. Cerchiamo solo di farne nascere qualcosa di buono.

Meowlow

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