Proteste e massacri in Sudan: la rivoluzione secondo le teorie di Slavoj Žižek

Crisi, rivolte, violenze, morti e stupri: questo è ciò che sta accadendo in Sudan. Il filosofo Slavoj Žižek si era precedentemente espresso sulle stragi della Primavera Araba, e queste considerazioni restano molto attuali.

Il Sudan sta attraversando un periodo di tensioni e violenza, nato dalle proteste popolari che stanno cercando di mettere in atto una rivoluzione, ribellandosi al regime militare che ha preso il potere e cercando di sensibilizzare il mondo tramite i social network, nel tentativo di abbattere il muro della censura. I militari, infatti, hanno tagliato l’accesso ad internet, ma le immagini che sono sfuggite a questo controllo sono davvero strazianti: in rete è possibile trovare video di persone che gridano scappando tra spari, case incendiate e cadaveri lungo le strade. Cos’ha portato il Sudan a questa situazione di crisi così violenta?

Il crollo del governo e l’inizio del massacro

Nel paese, le proteste ebbero inizio nel dicembre 2018, a causa dell’aumento del costo dei beni di prima necessità. Il clima difficile ha portato, lo scorso aprile, alla caduta del governo di Omar Al-Bashir, alla guida del paese da ben trent’anni. Una giunta militare ha approfittato della situazione di crisi per fare un colpo di stato e mettersi a capo del paese. I cittadini erano però contrari, volendo per il Sudan un’amministrazione civile e delle elezioni democratiche. Ovviamente, i militari non sono stati accondiscendenti nei confronti dei civili, anzi, hanno risposto reprimendo il dissenso con la forza. Le vittime sarebbero centinaia, ma ricostruire ciò che sta accadendo ed il numero esatto di morti e feriti diventa molto difficile, dal momento che il paese è sottoposto ad una severissima censura. Da quello che è trapelato, solo nella prima settimana di scontri, le vittime civili sarebbero state più di un centinaio, e i cadaveri sarebbero stati gettati nel Nilo. I dati ufficiali sono scarsissimi, nonostante in rete circolino delle cifre allarmanti, secondo cui i morti sarebbero almeno 500 e le persone scomparse un migliaio, senza contare persone ferite e violentate dalle milizie.

Rivoluzione per la libertà

Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, nato a Lubiana ma famoso a livello internazionale come uno dei maggiori filosofi viventi, ha rilasciato diverse interviste e scritto delle pubblicazioni su ciò che avvenne durante la Primavera Araba, la serie di proteste che coinvolse diversi stati medio-orientali e del nord Africa, causando in totale 140.000 morti. Le situazioni di quei paesi erano analoghe all’attuale situazione del Sudan. Il filosofo identifica nella disperazione l’unico stimolo che può davvero portare una popolazione a sollevarsi per uscire da un momento di crisi. Le cause di queste rivolte sono sempre le stesse: la corruzione di chi è al potere, l’assenza di libertà individuali, la violazione dei diritti umani e la mancanza di interesse per le condizioni di vita, molto dure, che in molti casi rasentano la povertà estrema, da parte del governo. In un’intervista, parlando dell’argomento, Žižek afferma che: “Potremmo aver bisogno di interpreti per capire la cultura araba, ma quando le persone si ribellano non abbiamo bisogno di un interprete. La negatività insita nella lotta per la libertà è universale.” Parlando nello specifico di rivoluzione, il filosofo dice: “Tutte le rivoluzioni avvengono quando le cose vanno leggermente meglio, ma successivamente le aspettative esplodono”, vengono deluse. Questo sembra essere esattamente ciò che è accaduto in Sudan, come ha affermato un giovane sudanese residente nel Regno Unito al giornale Middle East Eye: “In un lasso di tempo relativamente breve siamo passati da un leggero ottimismo alla delusione più totale”. Questa esplosione di violenza sembra aver travolto la popolazione del Sudan, e la cosa veramente tragica è che tutto sta avvenendo in un quasi assoluto silenzio mediatico.

Sconfiggere la censura

La censura che sta subendo il Sudan è pesantissima: i militari hanno impedito l’accesso ad internet e, come testimoniano alcune persone originarie del Sudan ma attualmente residenti altrove come Shahd Khidir, la censura riguarderebbe anche l’uso del telefono in generale, dalle chiamate agli sms. La ragazza ha sfruttato la sua fama su instagram per raccontare al mondo il poco che era riuscita a sapere su ciò che sta accadendo nel suo paese natale, postando una foto in lacrime e denunciando che “la comunità internazionale è in silenzio”. Per combattere la censura, è anche in corso una campagna di sensibilizzazione, lanciata da Remaz Mahgoub Khalaleyal, un’attivista sudanese-americana che ha invitato a cambiare la propria immagine del profilo sui social con un’immagine a sfondo interamente blu, accompagnata dall’hashtag #IamtheSudanRevolution. Informarsi e diffondere le notizie sono i primi passi per abbattere la barriera della censura. La dichiarazione universale dei diritti umani, all’articolo 19, afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Chiara Checchetto

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