L’obiettivo del giocatore in “Plague Inc.” è sostanzialmente plasmare un virus il più letale possibile, modificandolo e rendendolo più resistente e difficile da contenere e/o eliminare completamente. Negli ultimissimi giorni questo popolarissimo titolo sta facendo discutere di sé: gli sviluppatori della “Ndemic Creations” hanno infatti accolto una petizione online che chiedeva loro di inserire l’insorgere dei “No-vax”, il controverso movimento che (in parole molto povere) predica la libertà di scelta quando si parla di sottoporre i bambini ai vaccini, come “mezzo di diffusione epidemica” e potenziamento per lo sterminio della popolazione mondiale. La raccolta di firme è partita spontaneamente (lanciata sulla piattaforma Change.org) nonostante il gioco preveda già da un anno uno scenario nel quale la popolazione inizia a dubitare della comunità scientifica rendendo la prevenzione delle malattie più difficoltosa. Attualmente, la petizione è stata firmata da più di 21.000 persone: i creatori del gioco hanno già accettato di lavorare a questa feature raggiunte le 10.000, ma le firme continuano ad aumentare.

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Bisogna ovviamente capire in che modo si possa aggiungere un elemento di questo tipo. Non è certo comune che uno sviluppatore accetti di scendere in campo quando le questioni esulano dal solo mondo videoludico, ma in questo caso pare che la voce degli utenti si sia alzata abbastanza da convincere “Ndemic Creations”. Enrico Mentana, condividendo un articolo di Open (il suo giornale online) che tratta proprio l’introduzione dei “No Vax” all’interno di “Plague Inc.”, ha scritto: “Ho sempre combattuto i no vax, lo sapete. Ma inserirli in un videogioco insieme alle armi di sterminio va molto oltre.”

Ma perché i videogiochi non dovrebbero andare “molto oltre”? Perché si dovrebbe censurare un medium degno come altri di parlare di ciò che potrebbe accadere? Perché le possibili reazioni dovrebbero fermare un’introduzione sensata e funzionale, oltre che assolutamente giustificata vista la tematica del gioco? Di cosa dovrebbero aver paura gli sviluppatori? Di presentare uno scenario potenzialmente possibile se i “No-Vax” diventassero la maggioranza e non la (piccolissima) minoranza che sono attualmente?

Un po’ di buon senso

Una delle principali conquiste della modernità è certo la libertà di scelta: io ho la facoltà di decidere quale identità voglio assumere e che cosa voglio fare e diventare nella vita. Sono sempre io che decido che cosa fare del mio corpo e a quale genere appartenere. Ma che cosa sono la libertà di scelta e l’autodeterminazione quando si parla della resistenza all’obbligo della vaccinazione dei bambini? Giustamente, se siamo in grado di essere padroni della nostra vita e se chiediamo perfino il diritto di decidere come porre fine alla nostra esistenza, non ci sarebbe alcun motivo per non poter decidere liberamente se vogliamo o meno vaccinare i nostri figli e le nostre figlie. Eppure, ad un secondo sguardo e in parole primitive, se una persona decide di cambiare sesso o di mettere in discussione la sua appartenenza a un genere, la cosa riguarda solo questa persona. Non vaccinare i propri figli invece significa non solo mettere loro in pericolo, ma contestare la norma elementare per cui il mio comportamento non debba nuocere agli altri. O, se vogliamo, viene meno il principio di buon senso per cui lo spazio della mia libertà finisce là dove comincia il rapporto con l’altro.

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Il movimento transnazionale “No-vax” sembra poi riportare ai tempi in cui di fronte alla forza della natura, al terrore per la morte, per il dolore e per la malattia, gli uomini e le donne inventarono un concetto terribile, ma allo stesso tempo consolatorio: il destino, il fato, l’immutabile compiersi di qualcosa che doveva succedere al di là della volontà del protagonista. Ribellarsi agli dei e al fato è (in termini greci) hybris, tracotanza. In versione biblica è la storia della Torre di Babele: Dio onnipotente distrugge quell’impresa degli umani che pensano di potere toccare il cielo. I no-vax sono così nemici di Prometeo, colui che ruba il fuoco agli dei per offrilo agli umani perché possano davvero determinare la loro vita. O meglio: i no-vax sono in qualche modo l’opposto di tutto quello che la filosofia occidentale ha prodotto dai tempi (almeno) di Cartesio. Penso quindi sono, ma non penso per contemplare; penso invece per cambiare.

Che si stia tornando alla fede nel destino?

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Di chi è mio figlio?

Nel libro IX della sua “Repubblica” Platone vorrebbe istituire i nidi di stato, strappando così i figli alle madri (ma anche ai padri), e rendendoli fin da subito beni comuni indisponibili alla famiglia (Platone utilizza l’espressione “partorire per lo stato”): per il filosofo i figli non son certo proprietà dei genitori. Eppure, azzarderei, nemmeno dello stato sono proprietà, tanto meno (“Plato docet”) di uno stato di politici-demagoghi per loro natura incapaci di governare. Solo i veri filosofi potrebbero dunque svolgere l’alta attività della tessitura sociale: ma cosa direbbe Platone dell’attuale scena intellettuale popolata da improvvisati pop-filosofi, divi televisivi o tristi accademici. Platone torna ad aver ragione a proposito del fiume di link a favore o sfavore di una tesi, con tanto di torte, grafici e tabelle statistiche, e della nuova attitudine a far scienza su facebook e simili: sempre, eternamente, Sua Maestà “Doxa”. Siamo insomma figli di un’epoca quanto mai votata all’opinione e non alla riflessione: a chi affidare, dunque, i nostri pargoli. A Dio? Alla Patria? Alla Famiglia? Alla Scienza? Alla Ragione?

Tommaso Ropelato

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