Rabbia e ansia crescono tra i cittadini di tutto il mondo. Secondo alcune ricerche, l’indice di esperienze negative è cresciuto esponenzialmente e ha toccato vertici che non erano stati mai stati raggiunti negli ultimi 10 anni. Sembra che l’Italia, in questo concerto di note infelici, si trovi esattamente nel mezzo, trovando un equilibrio tra le esperienze felici e le esperienze di cui si sarebbe tranquillamente fatto a meno. Eppure, le conseguenze di uno degli anni più tristi che siano stati mai vissuti di recente vanno dalle più sottili a quelle che difficilmente possono essere ignorate. Sicuramente, un dato che incide in maniera particolarmente pregnante, è costituito dallo stile di vita che, al giorno d’oggi, si sta intraprendendo. Che siano le persone le cause del loro stesso male?

Dati fantasma

Sono stati registrati dall’Istat circa 350 suicidi al mese nell’ultimo anno. Un fatto preoccupante di cui, però, si è parlato pochissimo. Infatti, agli occhi dei media sono saltati solo i casi più eclatanti, trascurando le basi di un fenomeno che sta dilagando e che non fa che confermare le ipotesi di coloro che studiano la popolazione: si sta vivendo sempre peggio, in maniera sempre più infelice e i più fragili ne pagano le conseguenze.adolescenti e depressione Le cause di questo malessere includono moltissimi aspetti che coinvolgono ogni lato della vita del cittadino medio: tra paure di fenomeni esterni e incontrollabili (una guerra, un attacco terroristico, catastrofi naturali) e fattori di stress provenienti dalle situazioni della vita di tutti i giorni (orari impossibili di lavoro unita all’utopia di una famiglia felice che al giorno d’oggi sembra sempre più un miraggio), si registra una sempre più fragile difesa emotiva di fronte a problemi che, di conseguenza, risultano sempre più difficili da gestire. 

Non essere preparati al peggio

Una delle possibili cause di malessere è, dunque, la fragilità emotiva della popolazione. Si è assistito ad un cambiamento radicale nell’evoluzione psicologica, che, in realtà, può essere interpretata come un’involuzione. Tra quelli che una volta erano semplici cittadini, e si sono visti trasformati in cosmopoliti, la distanza tra il mondo circostante e la realtà quotidiana si è fatta così sottile da coinvolgere in maniera inarrestabile la realtà.divorzi frequenti I problemi dei cittadini degli Stati Uniti diventano i problemi dei cittadini europei e camminano di pari passo ad un sempre più dilagante comodismo psicologico. Al giorno d’oggi, le persone non sono più abituate a stringere i denti per mettere a posto i pezzi di una vita andata in frantumi. Il consumismo insegna ai giovanissimi a buttare via tutto quello che non funziona. I ragazzi si stanno abituando ad osservare modelli che, molto spesso, insegnano i valori sbagliati o trascurano un po’ troppo quelli più importanti. Si stanno abituando a soccombere troppo presto alle avversità della vita, con le quali si scontrano, a volte troppo presto, a volte sguarniti delle difese necessarie per potervi resistere.  

I rischi per la mente

Una diretta conseguenza della fragilità sociale è il rischio sempre più alto che coinvolge la salute psichica di colui che la vive. Troppo stress, depressione e ansia hanno ripercussioni che coinvolgono il sonno, l’alimentazione e vessano rapporti già posti, alle volte, su basi inconsistenti. Si tende a vivere la vita come se fosse essa stessa un peso, ad accontentare vizi fini a loro stessi, a giudicare qualsiasi problema come troppo importante, troppo pesante e impossibile da affrontare. ozio mentaleCi si sta abituando ad una vita sempre più impalpabile, a giudicare troppo presto e a non farlo mai per via diretta. Ci si sta abituando ad osservare e imitare modelli sbagliati, a dare per scontato che la realtà sia fatta di nulla, a dare ascolto più alla voce di chi è più “visibile” che a quella di chi realmente sa. Ci si sta abituando ad uno stile di vita apparentemente ideale che, in fin dei conti, genera solo malessere, ad uno stile di vita che genera piattezza, apatia emotiva e ozio sociale. 

Si è chiuso, dunque, uno degli anni più deprimenti e demotivanti. Ma al giorno d’oggi si sono riscontrati cambiamenti? Col senno di poi, basterebbe rendersi conto che spendere la propria vita inseguendo le proprie preoccupazioni non è un valido strumento per scongiurarle. Bisognerebbe fermare questa corsa forsennata e immotivata contro il tempo, questa lotta quotidiana alla sopravvivenza. Bisognerebbe guardarsi intorno per rendersi conto che basterebbe semplicemente rendersi conto di essere più resistenti alle avversità, arrabbiarsi di meno, lasciare andare preoccupazioni riguardo ciò su cui non si ha alcun controllo e sorridere di più. A volte non si tratta di essere “preparati al peggio”, ma di essere preparati e basta.

Alice Tomaselli