Avete presente la sensazione di aver già vissuto una certa scena e di sapere come andrà a finire? Non parliamo di sesto senso, ma di déjà vu un fenomeno che va a braccetto con il paranormale.

Com’è strutturata la memoria?

La memoria svolge diverse funzioni. L’assimilazione delle informazioni è la funzione più nota; le altre (altrettanto importanti) sono la rievocazione e l’immagazzinamento delle suddette informazioni ricavate dall’esperienza sensoriale di ognuno di noi. Spesso la memoria viene descritta come un archivio in cui i dati vengono stipati in cassetti divisi l’uno dall’altro che, una volta aperti, consentono di ricordare. In realtà la memoria è formata da processi interconnessi che hanno in regioni cerebrali che cooperano tra loro. Le funzioni della memoria sono state studiate e suddivise in diverse “memorie”; le più comuni sono la memoria a breve termine (MBT) e la memoria a lungo termine (MLT) e la memoria sensoriale. Nella MBT troviamo: la memoria di lavoro, la memoria iconica e quella ecoica (legate rispettivamente alla ricezione di stimoli visivi ed uditivi).

Déjà vu e memoria
La memoria ha diverse funzioni http://www.datamanager.it/2018/07/memoria-record-trovati-8-italiani-che-ricordano-tutto/

La memoria a lungo termine è suddivisa in: memoria procedurale (che trattiene le informazioni necessarie per svolgere comportamenti complessi), quella episodica (che contiene informazioni relative agli eventi) e la memoria semantica (legata alla comprensione del linguaggio). Inoltre la MLT può essere divisa anche in memoria dichiarativa/esplicita o in memoria implicita. La memoria sensoriale si attiva quando è necessario codificare e l’immagazzinare informazioni di tipo sensoriale (visive, uditive, tattili, gustative). Questi sono solo alcuni tipi di memoria, quelli conosciuti dalla maggior parte delle persone, ma ne esistono tanti altri; ad esempio la memoria autobiografica e quella emozionale. Visto che la nostra mente ha questo enorme potenziale mnestico, è possibile che alcuni delle informazioni che riteniamo essere ricordi, non siano ancora eventi accaduti, ma che al contrario ci permettano di prevedere il futuro?

Il déjà vu: tra neurobiologia e paranormale

Vi è mai capitato di visitare un posto per la prima volta e avere la sensazione di esserci già stati? Una sensazione martellante che sembra far sovrapporre al vissuto di quel momento un ricordo identico. Questa sensazione è provocata dal déjà vu. Si è ipotizzato che il déjà vu sia collegato ad una disfunzione temporanea che causa l’accensione dei neuroni temporali responsabili della sensazione di familiarità, che confondono il passato con il presente.

Déjà vu e memoria
https://tuttorvieto.com/2016/09/05/deja-vu-essere-nel-posto-giusto-al-momento-giusto/

Spesso il déjà vu è accompagnato dalla sensazione di sapere come si svolgerà l’evento che stiamo vivendo e contemporaneamente ricordando. In poche parole sapere già come andrà a finire. Cos’è questo se non un processo molto simile alla premonizione? A differenza del Doctor Strange non siamo sicuramente in grado di vagliare in pochi minuti milioni di possibili futuri, ma siamo quasi certi di sapere conoscere l’epilogo della situazione che stiamo vivendo. Alcuni studiosi hanno cercato collegamenti tra la memoria e la sensazione di déjà vu, ritenendo che la nostra mente formi “nuovi ricordi” basandosi sulle somiglianze tra ciò che sta accadendo e i ricordi immagazzinati nella memoria.

Anne Cleary, psicologa cognitiva che ha dedicato anni di ricerche a provare che il fenomeno del déjà vu sia collegato alla memoria, ha voluto testare questa sensazione di premonizione, attraverso un esperimento che ricreava artificialmente la sensazione di déjà vu. Attraverso il videogioco “The Sims” sono state create quattro diverse ambientazioni (un giardino, una discarica e un acquario) simili per le caratteristiche spaziali. Addentrandosi virtualmente in prima persona attraverso questi scenari, alcune delle persone coinvolte hanno avuto la sensazione di déjà vu con la conseguente sensazione di premonizione. Convinti di sapere la strada che permetteva loro di muoversi agevolmente nelle ambientazioni digitali, questi soggetti non hanno avuto risultati migliori dei loro colleghi nello scegliere la strada giusta. Per la psicologa e i suoi colleghi questo dimostra che la sensazione non è nulla di più di questo.

Sembra quindi che solo con una gemma dell’infinito sia possibile prevedere il futuro. Le nostre sensazioni, purtroppo, non bastano.

Valentina Brina