Milan Kundera era anche filosofo? Pessimismo, spinozismo ed induismo presenti nei suoi romanzi sembrano confermarlo

Il confine tra letteratura, scrittura e filosofia è molto sottile e poco marcato quando si parla di scrittori del calibro di Milan Kundera.

L’autore boemo si distingue per una penna potente, espressiva, acuta e profondamente introspettiva, capace di convertire pagine di racconti in veri e propri reperti filosofici.
Le pagine di Kundera sono un connubio di esperienze ed influenze letterario-filosofiche che trasformano in insegnamenti quelli che a prima lettura potrebbero apparire piacevoli e talvolta dilettevoli racconti.
Chiunque abbia letto anche un solo romanzo dell’autore sarà stato inevitabilmente colto dalla sensazione di non aver avuto a che fare con semplice narrativa.

Si insinua nel lettore così la sensazione che oltre che scrittore Milan Kundera possa essere stato anche… filosofo!
Un’ipotesi azzardata?
Forse un’attenta rilettura delle sue opere principali (e non solo!) potrebbe portarci alla convinzione che Milan Kundera fosse un filosofo a tutti gli effetti, poiché nei suoi scritti rivivono, in un originale connubio, filosofie e riflessioni che si convertono in quello che è il suo pensiero unico e originale.
Scopriamo alcuni esempi rivelatori del filosofo che era Milan Kundera!

1.Il seduttore di Kierkegaard

Il rinvio ad una riflessione simile a quella del filosofo danese Søren Kierkegaard emerge nel romanzo Amori ridicoli, nella descrizione della figura del Gran Collezzionista, molto vicina a quella del seduttore di Kierkegaard.

L’era del Don Giovanni è finita. Il discendente attuale di Don Giovanni non conquista più, colleziona soltanto. Il personaggio del Grande Conquistatore è stato sostituito da Grande Collezionista, solo che il Collezionista è tutto meno che un Don Giovanni. Don Giovanni era un personaggio da tragedia. Su di lui pesava la colpa. Peccava allegramente e rideva Dio.
[…]
Il Grande Collezionista non ha nulla in comune né con la tragedia né con il dramma. Grazie a lui, l’erotismo che era sempre stato una trappola generatrice di catastrofi, è diventato qualcosa di simile alle colazioni e ai pranzi, alla filatelia, al ping-pong, se non addirittura a una corsa in tram o a un giro per acquisti.

Dopo il seduttore di Kierkegaard, ecco entrare in scena il Gran Collezionista: un esteta raffinato, amante del bello e appassionato di giochi di seduzione non volti ad una conquista effettiva.
Questo è il Gran Collezionista di cui parla Kundera, simile al seduttore, appesantito da un tempo ancora più fugace e pesantemente superficiale, che sembra aver convertito ogni rapporto in semplice calcolo.
Kundera riprende il protagonista della vita estetica di Kierkegard per trasportarlo in un’epoca ed un contesto ancora più drammatico, imprevedibile ed effimero.

2. Casualità spinozista/induista

Spinoza è il filosofo nemico dell’illusione umana di libertà, fermamente convinto dell’esistenza di una natura indipendente e unica padrona di ogni avvenimento.

L’uomo vive, secondo il filosofo, in una visione finalista che lo illude di essere artefice di un destino verso il quale è in realtà impotente.

L’induismo in maniera analoga e precedente a Spinoza, riconosce l’uomo intrappolato nel corso di una concatenazione di eventi di cui lui mai sarà artefice e autore, ma piuttosto passivo e inconsapevole attore.
Kundera sembra avere la stessa consapevolezza e la racconta nel romanzo Amori ridicoli, in un passaggio esplicativo della vita di uno dei personaggi.

Non che l’insegnamento non fosse una cosa seria di per sé […] ma lo considerava non serio in relazione a se stesso. Non era stato lui a sceglierlo. L’avevano scelto per lui la domanda sociale, i giudizi della sezione quadri, i risultati della scuola media superiore, gli esami di ammissione all’università. L’azione combinata di tutte queste forze l’aveva alla fine rovesciato (come una geu rovescia un sacco su un camion) dal liceo alla facoltà di pedagogia.

Ecco la concatenazione di eventi che vede il giovane protagonista Eduard tutt’altro che artefice del suo destino in un passaggio spinozista/induista. Eduard, non è stato autore di nessuna azione nella sua vita, così come, secondo Spinoza, l’induismo e forse Kundera (chissà) nessun altro uomo sulla faccia della terra lo sarà mai.

3. La frenesia occidentale e Nietzsche

Inoltrandoci in un altro capolavoro dell’autore, Il valzer degli addii, riscopriamo tra le primissime pagine una critica alla frenesia del mondo occidentale, capace di risvegliare in ogni appassionato di Nietzsche il riconoscimento di un riferimento ad un passaggio della Gaia Scienza.
Nel passaggio in questione, Nietzsche critica ferocemente una società sempre più dedita al lavoro estenuante, alla frenesia e ad uno stile di vita tutt’altro che piacevole e lento.
Kundera ripropone una critica con sfumature simili, che trasmette al lettore attraverso le parole del signor Bertlef:

In questo paese la gente non apprezza il mattino. Si fanno svegliare di prepotenza da una sveglia che spezza il sonno come un colpo di scure e si abbandonano subito a una fretta funesta. Mi dica lei come può andare una giornata che comincia con un simile atto di violenza! Cosa può esserne di persone che giornalmente ricevono, per mezzo di una sveglia, un piccolo elettroshock? Ogni giorno che passa si abituano alla violenza e disapprendono il piacere. Mi creda, è il mattino che decide del temperamento di un uomo.

Ecco incisa su carta ancora una volta, la grande malattia dell’Occidente: la violenta frenesia che allontana il piacere di vivere.

4. Filosofo oppure no?

Inutile dire che nell’abbondanza di romanzi, abbondano anche riflessioni uniche e acute come quelle sopra riportate.
Per quanto nota e accertata l’influenza che figure come Nietzsche, Kafka e tanti altri ebbero su Milan Kundera, è sicuramente meno facile comprendere quali siano realmente i passaggi marcati da tali pensatori.
Forse è giusto che il mistero persista nell’incerto ed articolato universo della letteratura.

Possiamo limitarci a supporre ed immaginare cosa Kundera pensasse durante la stesura dei suoi capolavori.

Una sola è la certezza: l’assimilazione e la rielaborazione di esperienze e conoscenze ha permesso a Kundera di creare un’atmosfera di lettura unica, inclusiva di riflessioni, pensieri ed una filosofia tutta sua!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: