La metafora della vita raccontata dal viaggio. Cosa ci spinge a viaggiare?

Il viaggio ha un significato molto profondo, il quale va ben oltre l’essere un mero fenomeno economico. Il viaggio infatti, nelle sue diverse fasi, nasconde una metafora della vita.

 

Viaggio
Le motivazioni che ci spingono a viaggiare sono tantissime e tutte diverse da persona a persona. Si viaggia per rilassarsi e riposarsi, per scoprire posti nuovi o per conoscere meglio se stessi.

 

Fin dall’antichità il viaggio è stato spesso usato come una metafora della vita. La partenza, il pecorso e l’arrivo rendono bene l’idea della ciclicità della vita e del suo dinamismo, rendendolo quindi anche un fenomeno psicologico, non solo economico.

 

La partenza

La partenza è la prima fase di qualsiasi viaggio, breve o lungo che sia. Ha una duplice valenza perché dipende da quale punto di vista la si guarda e questo suo doppio significato è evidente già dalla sua etimologia. ‘Partenza‘ fa riferimento al verbo ‘partire‘, il quale ha origini latine ed il suo significato letterale è ‘separare‘, ‘dividere‘, traslitterato quindi viene reso anche come ‘allontanarsi‘. Proprio per questo motivo la partenza è sia simbolo di nascita sia simbolo di morte. In entrambi i casi infatti si verifica una separazione. Nel primo caso il neonato viene separato dal corpo materno, pronto per iniziare un lungo viaggio chiamato vita, mentre nel secondo caso si verifica una separazione permanente dalle persone amate e dalla vita stessa.

Decidere di partire inoltre significa abbandonare, almeno per un po’, le vecchie abitudini e soprattutto lasciare la propria comfort-zone. Per alcuni può voler dire rompere la routine, per altri è un ritrovare se stessi, quella parte più vera ed autentica del Sé che col il tempo era stata messa da parte. Affinché tutto questo sia possibile bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco, di saper gestire l’ansia relativa agli imprevisti che possono verificarsi anche nel viaggio più organizzato. In altre parole bisogna avere il coraggio di affrontare l’ignoto, poiché nessuno sa effettivamente cosa lo attenda dall’altra parte.

 

Partenza
La partenza “rappresenta un momento di distacco, infatti il piacere di spostarsi da una situazione rassicurante come quella della propria terra d’origine e del proprio nucleo familiare presuppone il superamento della fase simbiotica del bambino nei confronti della madre” (Carbonetto, 2007).

 

L’arrivo

Potrebbe sembrare un punto di arrivo, un obiettivo raggiunto, ma in realtà è un momento di pausa e soprattutto di cambiamenti. Una volta giunti nel nuovo luogo, una delle prime cose che si fa è avvisare i propri cari circa l’arrivo, l’andamento del viaggio e comunicare il posto in cui si alloggerà. Perché si fa questo? Oltre ad evitare di farsi raggiungere dai propri genitori, preoccupati perché non sono stati chiamati subito all’arrivo, si ricercano anche conforto e sicurezza dalle persone che amiamo, poiché dobbiamo gestire l’ansia e l’aspettativa relativa al luogo in cui ci troviamo. L’arrivo infatti tutto è fuorché stabilità visto che dal quel momento in poi ha inizio il vero e proprio viaggio, il confronto con l’ignoto. Un aspetto cruciale sono le aspettative del soggetto, le quali potrano essere soddisfatte o meno. Più queste lo saranno, più si sarà soddisfatti del viaggio intrapreso e viceversa.

 

Il souvenir ed il suo significato

La fine di un viaggio rappresenta sempre un momento importante, caratterizzato dalla nostalgia. Il rientro a casa è sempre un momento felice, ma si tratta di una felicità un po’ triste perché è accompagnata dalla nostalgia del luogo nel quale si è appena stati. Inevitabilmente, chi più chi meno, ci si affeziona alla meta del nostro viaggio, magari ad un posto o ad uno scorcio in particolare. Lasciarlo quindi porta sempre con sé un po’ di tristezza e per superarla, l’uomo si rifugia nei souvenir. In passato riuscire a procurarsi un souvenir, qualcosa che potesse ricordare il luogo del proprio viaggio, era molto difficile, ma quando l’impresa riusciva, lo si mostrava con orgoglio e fierezza, quasi a dimostrazione del viaggio effettivamente fatto. Inoltre i souvenir si accompagnavano ad avventurose storie ed esperienze vissute in viaggio, le quali inevitabilmente cambiavano il viaggiatore.

Oggi l’abitudine del souvenir è rimasta la stessa, così come anche il suo potere di allontanare la nostalgia e la malinconia. Ad essere cambiato è lo stesso souvenir. Se prima si era soliti portare con sé qualcosa di esotico e di raro, oggi si prediligono calamite e soprattutto fotografie. In particolare le ultime si stanno diffondendo sempre di più perché sono auto-prodotte (quindi ha importanza il fatto di averle scattate di persona proprio in un determinato luogo) e molto economiche. Chiunque dotato di un cellulare infatti può scattare tutte le fotografie che vuole e a tutto ciò che più lo colpisce, rendendole in questo modo anche molto personali.

 

Cosa ci spinge a viaggiare?

L’idea del viaggio è stata rivoluzionata da moltissimo tempo. Se prima era cosniderato un bene di lusso, che potvano permettersi solo in pochi, oggi è diventato alla portata di tutti. Senza spendere un capitale e con un po’ di organizzazione, è possibile vedere luoghi considerati irraggiungibili fino a qualche tempo fa. Questo grande cambiamento ha avuto delle conseguenze anche sul viaggiatore stesso ed in modo particolare sulle motivazioni che lo spingono a viaggiare. La definizione di motivazione è la seguente: ‘l’insieme di processi di attivazione e di orientamento del comportamento verso la realizzazione di un determinato scopo‘. Partendo da questa definizione, possiamo considerare il viaggio come un’attività che ci permette di raggiungere un obiettivo personale.

Oltre alla motivazione, bisogna tener conto anche dei bisogni che spingono una persona a voler intraprendere un viaggio. Accanto ai bisogni primari e fisiologici (quali ad esempio la sete e la fame) ed ai bisogni secondari, acquisiti mediante le esperienze di apprendimento nel corso della propria vita, Murray considera anche le cosiddette pressioni. Si collocano nell’ambito dei bisogni secondari e si tratta di tutte quelle situazioni ambientali che scatenano i bisogni di un individuo. Secondo Murray, è quindi presente una costante associazione tra le pressioni ambientali ed i bisogni, quindi si parla di soddisfazione di un bisogno date le circostanze ambientali. Ecco perché per esempio spesso si viaggia nel tentativo di evadere dal quotidiano e di allontanarsi per un po’ dallo stress e dai problemi di tutti i giorni.

 

Viaggiare
Lungo o breve che sia, qualsiasi viaggio ci cambia, permettendoci di scoprire sempre cose nuove ed affascinanti.

 

A prescindere da tutto questo e dalla diversità che caratterizza la nostra specie, la ragione che ci spinge a viaggiare è fondamentalmente sempre la stessa: cercare la stimolazione ottimale. Secondo Crompton, la stimolazione ottimale può essere raggiunta in sette modi diversi: evadere dal quotidiano, ricercando luoghi diversi da quelli quotidiani, esplorare e conoscere meglio se stessi attraverso situazioni e circostanze non familiari, rilassarsi e staccare la spina, ricercare il prestigio durante il viaggio come mezzo di promozione sociale, regredire attraverso comportamenti meno razionali, sentendosi liberi da schemi e costrizioni, rafforzare relazioni familiari ed infine migliorare le relazioni sociali, facendo amicizia nel corso del viaggio. Alla luce di tutto questo, è facile comprendere quanto ciascuno di noi sia mosso da una motivazione e da bisogni completamente diversi da quelli di qualcun altro, ma viaggiare rimarrà sempre uno dei modi più belli di vivere una vita piena ed intensa, una vita che valga la pena di essere vissuta.

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