La profondità del viaggio. Costantino Kavafis ci insegna il vero significato di Itaca

Nella poesia Itaca, scritta nel 1911 da Costantino Kavafis, il poeta greco spiega la profondità con cui bisognerebbe vivere il viaggio della vita, che poi è anche il viaggio della conoscenza. Un percorso che, di questi tempi, tutti sembrano voler affrettare.

Costantino Kavafis (1863-1933)

L’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa, ma quello che provi mentre corri” diceva Giorgio Faletti in una delle ultime battute di Notte prima degli esami. È lo stesso concetto che sviluppa, molto più approfonditamente, Costantino Kavafis in Itaca. È una poesia che parla del viaggio della vita, della ricchezza e della profondità che bisognerebbe avere guardando al proprio percorso. Scritta nel 1911, Itaca prende la meta dei viaggi di Ulisse come metafora della conoscenza, per raggiungere la quale c’è bisogno di pazienza, dedizione e di una serena determinazione. Un’idea che forse di questi tempi è andata un po’ a perdere: con l’utilizzo dei social la ricerca per il sapere si è fatta alle volte meno profonda, perché tutto quel che conta sembra esser diventato ”vendere un prodotto”, mostrare di avere una conoscenza ancor prima di esserne diventati veramente padroni.

Il vero significato di Itaca

Quando ti metti in viaggio per Itaca

àugurati che la strada sia lunga

piena di esperienze e di avventure

esordisce Kavafis, mostrandoci fin da subito quello che sarà essenziale per tutta la poesia e quindi nella vita: la pazienza di viaggiare. Non importa arrivare subito al proprio obiettivo, alla propria meta, perché quello che conta veramente è come il percorso già di per sé ci può arricchire. Si tratta in realtà di un concetto ancora hegeliano: il percorso della coscienza veniva non a caso definito Bildungsroman, ”romanzo di formazione”, in virtù del fatto che in entrambi gli eventi che capitano al soggetto che si sta formando assumono un significato in quanto vengono interiorizzati. Ogni esperienza che la coscienza fa in questo movimento è già essa stessa esperienza di sapere, ci insegnava giustamente Hegel.

Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Poseidone;

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero resta alto

ed un sentimento fermo guida il tuo corpo e il tuo spirito.”

I Lestrigoni, i Ciclopi e Poseidone sono solo alcuni dei personaggi che misero alla prova Ulisse nel corso del suo viaggio. Ma ”non incontrerai Ciclopi e Lestrigoni / e neppure il feroce Poseidone, se non li porti dentro / se l’anima non te li mette contro.” E questo perché se anche si possono incontrare ostacoli lungo la strada, e certamente si incontreranno, l’importante è continuare a tirare fuori il meglio dalla propria esperienza, non perdendo di vista la propria meta.

 

 

 

 

 

 

 

Ulisse schernisce Polifemo (1829), opera di W. Turner oggi conservata alla National Gallery di Londra. Olio su tela

Àugurati che la strada sia lunga,

che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente

e con che gioia – entrerai per la prima volta.

Negli empori fenici, soffèrmati,

e acquista belle mercanzie, madreperle,

coralli, ebano e ambre

e anche profumi penetranti d’ogni sorta;

più profumi inebrianti che puoi […]

Con questi versi Kavafis insiste sulla pazienza che ci deve accompagnare lungo il percorso, sul valore che bisogna dare a tutte le piccole cose che incontriamo lungo la via. È una critica assoluta alla superficialità: ci si deve soffermare su ciò che scopriamo e sulle esperienze che facciamo, sulle persone che incontriamo lungo la strada guardando a tutto ciò con una certa profondità. Bisogna essere capaci, ci dice il poeta greco, di saper valorizzare con la tranquillità di chi ha già capito l’importanza del viaggio ogni cosa che ci può arricchire. ”Tienila sempre in mente, Itaca, / la tua meta, e approdare là. / Ma non affrettare il tuo viaggio; / fa che duri a lungo, per anni, / e che ormai vecchio tu metta piede sull’isola, / ricco dei tesori guadagnati per la via. / Senza aspettarti ricchezze, da Itaca.” Proseguirà infatti Kavafis, sottolineando ancora una volta che la vera ricchezza sta nel viaggio e non nella meta.

Itaca ti ha dato il bel viaggio;

senza di lei, mai ti saresti messo sulla via.

Nulla di più ha da darti.”

Aristotele nel De anima definiva la categoria estetica dell’immaginazione come quel qualcosa che permette il desiderio, e che quindi ci spinge a stare in movimento. Senza di essa, e quindi senza la capacità di immaginare una meta, rimarremmo immobili. La fantasia fa cioè in modo che si crei l’immagine di un qualcosa che vorremmo raggiungere nella nostra mente, ed è proprio in virtù di questo che siamo spinti ad agire; o non ci metteremmo mai sulla via, per dirla alla Kavafis. Hegel avrebbe detto che invece è l’inquietudine ad accompagnarci lungo il percorso. Essa ci costringe al movimento, ci spinge a non voler rimanere in una conoscenza falsa o incompleta ma a desiderare qualcosa di più; ma la conoscenza assoluta risiede già in questa inquietudine. La vera ricchezza, ancora una volta, sta nel percorso, ma solo per chi sa viverlo con una certa profondità.

E se la troverai povera,

non per questo Itaca ti avrà deluso.

Perché saggio ti avrà fatto il cammino

e avrai capito il vero significato di Itaca.”

conclude infatti Kavafis. Il valore di Itaca sta nel suo fungere per noi da stimolo, così che ci spinge alla continua ricerca e ad un costante movimento. L’approdo sull’isola non deve essere prematuro: Itaca ci ha motivato a proseguire nel cammino della vita e della conoscenza, ma la vera ricchezza sono le esperienze accumulate lungo la via. Null’altro ha da darci più del semplice tesaurizzare e rielaborare la nostra crescita, in tutte le sue piccole tappe. Itaca non è un luogo cioè per i consumatori, ma piuttosto per chi sa dar valore all’esistenza.

Noemi Eva Maria Filoni

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