Il vizio del gioco con gli occhi di Dostoevskij

Chi tra noi non ha almeno un amico patito per il gioco ? Oppure chi è che  non ha mai sentito storie di vite rovinate, a causa di scommesse finite male ? Oggi parleremo di questa piaga sociale che accompagna l’uomo fin dal 3000 a.C.

Il peso del gioco

Ogni mese in Italia viene perso quasi un miliardo di euro in apparecchi da intrattenimento, la terminologia utilizzata dall’industria dell’azzardo per indicare le slot machine (tecnicamente Awp) e le videolottery (Vlt). È il risultato di uno studio di Avviso Pubblico, realizzato a partire dai dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia. Questi dati, per la prima volta censiti e resi pubblici per gli oltre ottomila Comuni italiani grazie alle opportunità offerte dalla nuova disciplina in materia di diritto di accesso , consentono di tracciare una più accurata mappatura territoriale dell’overdose da gioco che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni. IL GIOCO D’AZZARDO È, PURTROPPO, un settore economicamente strategico per lo Stato. Nel 2016 gli italiani hanno giocato e scommesso 96 miliardi di euro, il record di sempre: 8% in più rispetto al 2015, 102% in più rispetto al 2008, 668% in più rispetto al 1998. I giocatori hanno recuperato, vincendo, 76,5 miliardi, e perso 19,5 miliardi (di questi, 9 miliardi vanno dritti nelle casse statali: troppo vantaggioso per rinunciarvi, viene da pensare). È come se ogni italiano avesse una spesa pro-capite per il gioco di 478 euro. L’azzardo premia una minoranza e fa pagare il conto alla maggioranza. Non solo: quando perdi, giochi ancora per recuperare i soldi. Quello che vinci, lo rigiochi per lo stesso motivo. È un circolo vizioso, nel quale una volta entrati, è quasi impossibile uscirne.

Le origini

Nel 3000 A.C., i cinesi e in seguito europei e medio orientali scommettevano per soldi e per divertimento, mentre nella mitologia greca una partita a dadi scatenò liti tra gli dei, le prime regole scritte di questo gioco si possono trovare nella letteratura indiana e nei geroglifici egizi, da alcune scoperte e ritrovamenti i primi a scolpire un dado a sei facce regolari furono proprio gli Egizi, più o meno intorno al 2000 A.C
La Cina fu sicuramente una culla per il gioco e la diffusione in questa area venne rapidamente, nel 500 A.C. i giochi da tavolo erano già presenti e sono stati i precursori delle scommesse sportive su combattimenti e gare, sia di uomini che di animali

L’invenzione della carta, in Cina, nel primo millennio ha permesso il progresso dei giochi più complessi, ma anche di giochi trasportabili e leggeri, quindi maneggevoli, arrivando all’invenzione delle carte…

Il primo mazzo da gioco viene collocato nel X° secolo, tracce in Cina, e da qui iniziò la diffusione, passando dall’India, medio oriente, poi con le prime crociate all’inizio dell’XI° secolo arrivò anche nel nostro continente con i soldati, che portarono anche altre invenzioni sempre dall’oriente. Il gioco delle carte fu il principale.
Alla fine del XIV° secolo le carte erano fatte artigianalmente, ma sostituirono lo stesso la maggior parte dei giochi, ma nel 1440 con l’invenzione della pressa tipografica ci fu la produzione di serie, la pressa tipografica rivoluzionò i giochi, potendo stampare anche le regole e portandole alla visibilità anche dei ceti meno abbienti, facilitando lo sviluppo in maniera esponenziale.
Lo sviluppo del gioco avvenne alla fine del sistema feudale, dove le condizioni di vita delle popolazioni migliorarono portando più benessere e cultura.
Nel rinascimento, dal XIV al XVII secolo lo sviluppo dei giochi raggiunge altri livelli, ancora adesso la maggior parte dei giochi dei casinò ha avuto inizio in questo periodo, compreso lo sviluppo e l’affermazione dei giochi con le carte.
Anche il poker nasce in questo periodo storico.

Il Giocatore

Quella che Dostoevskij tratteggia nel libro, è una vera e propria radiografia letteraria del vizio del gioco, un’istantanea dei modi in cui il demone dell’azzardo può possedere uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale. Un’istantanea così vivida da spingere Sergej Prokofiev a trasporla in musica, dando vita ad un caposaldo della lirica novecentesca. Nella fittizia cittadina di Roulettenburg  va in scena, attorno a un totem fatto di fiches e casinò, un vero e proprio carosello di figure, dal giovane precettore Aleksej al vecchio generale, dall’anziana, ricchissima nonnina al cialtronesco marchese des Grieux, dalla graziosa Polina alla misteriosa madamoiselle Blanche. Succede di tutto, eppure nulla cambia e chi, come Aleksej è posseduto dal gioco potrà guarire e redimersi, sì, ma solo “da domani”.

Penso che questo capolavoro del maestro russo sia il romanzo perfetto per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato in precedenza. Con il suo modo di scrivere Dostoevskij permette al lettore di immedesimarsi nei vari personaggi con una facilità disarmante, illudendoci di essere fisicamente presenti al tavolo da gioco, di essere noi stessi i “giocatori“.

Citazioni Chiave

“Per quanto sia ridicolo che io mi aspetti tanto dalla roulette, mi sembra ancora più ridicola l’opinione corrente, da tutti accettata, che è assurdo e stupido aspettarsi qualcosa dal gioco. Perché il gioco dovrebbe essere  peggiore di qualsiasi altro mezzo per far quattrini come, per esempio, del commercio? Vero è che, su cento, uno solo vince, ma a me che importa?”

Con un semplice pensiero  l’autore ci mostra la cruda verità che è affissa nella mente del giocatore, che tramite questa sorta di giustificazione, in realtà non fa altro che (auto)ingannarsi.

 “Giuro che provavo pena per Polina ma, stranamente dal momento stesso in cui il giorno prima avevo toccato il tavolo da gioco e avevo cominciato a rastrellare mazzette di denaro, il mio amore era come passato in secondo piano

Il gioco quando ti entra dentro, ti domina, proprio come una droga, arrivando persino a farti dimenticare i tuoi sentimenti.

“Che sono io, adesso? Uno zero. Che cosa posso essere domani? Domani posso resuscitare dai morti e tornare a vivere”

Per ultima invece inserisco quella per me più importante, e che ogni giocatore dovrebbe leggersi ogni mattina :

“Perché i soldi chiedete? Come sarebbe, perché? I soldi sono tutto.

Capisco, ma nel desiderarli non si deve cadere in una simile follia.”

 

 

Mattia Frenda

 

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