Un profilo Instagram, Centomila immagini e Nessuna identità

Dismorfismo Corporeo: quando la modifica della propria immagine, reale o digitale, è da considerarsi patologica?

 

Il celebre romanzo di Pirandello Uno, Nessuno e Centomila segue le vicende di Vitangelo Moscarda, il quale vive il disgregarsi dell’immagine di a seguito di l’epifanica visione del suo naso, regalatagli da sua Moglie Dida.
Il suo naso pende a destra e questo Moscarda non lo aveva mai notato, questa nuova consapevolezza lo porta a ricercare il proprio sé riflesso, ovvero l’immagine che crediamo gli altri abbiano di noi.
Moscarda passa quindi dall’essere Uno fisico all’essere Centomila riflessi nati dall’interazione sociale.
La moltitudine di si risolve nel Nessuno, ovvero l’annullamento del dovuto all’impossibilità di conoscersi come un ente unico.
La storia illustrataci da Pirandello non è poi così lontana dall’attuale rapporto con l’immagine di .
L’effetto che hanno avuto le parole di Dida sono parallele quello che procurano i continui confronti con i Feed delle varie piattaforme social.
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Dismorfismo di Snapchat

Il Disturbo da Dismorfismo Corporeo concerne la focalizzazione quasi ossessiva del soggetto verso un percepito difetto fisico, questa focalizzazione è tale da rendergli difficile sia la percezione di come un insieme di caratteristiche sia il confronto con gli altri.
Il Professor Marcos Sforza, specializzato in BDD (Body Dysmorphic Disorder) ha coniato il termine Dismorfismo da Snapchat, ovvero l’effetto che hanno i filtri perfezionatori del suddetto social sull’immagine di sé.
Pelle liscia e diafana, priva di pori e peli, occhi grandi, nasi alla francese e labbra gonfie, questo è il docet dei social, e in particolar modo di Instagram, patria delle foto modificate.
La persona si divide così in due soggetti con connotati differenti, uno alloggiato nel reale, l’altro in un post.
Si crea così un divario irraggiungibile fra il sé reale e il sé ideale, causando di conseguenza un calo dell’autostima che a sua volta alimenta la tendenza all’ideale: il circolo vizioso per antonomasia. Un individuale velo di maya estetico il quale imperversa sui social e termina fuori dagli schermi.
Il progetto Selfie Harm del fotografo John Rankin ha ben delineato il concetto di Dimorfismo da Snapchat chiedendo a degli adolescenti di modificare dei loro primi piani precedentemente scattati, mettendo poi a confronto gli scatti originali con gli scatti modificati.

 

Questa risultato dovrebbe essere noto a chi possiede uno smartphone Huawei, i quali fra i tool nativi possiedono l‘effetto bellezza, un filtro regolabile che rende il naso più piccolo, gli occhi più grandi e livella la pelle. La presenza di default dell’effetto bellezza rende ben chiara l’idea di come sia interiorizzata nel tessuto sociale la tendenza a modificare la propria immagine digitale.

Questo necessità di affiliazione estetica deporta l’individualismo in campi di deconcentramento dalla realtà, dove bussa alle porte il senso d’inadeguatezza, dove l’Uno diviene Centomila e affluisce in Nessuno.

Il movimento Body Positivity

La prima reazione di Moscarda all’epifania donatagli da sua moglie fu quella di far notare ai suoi conoscenti i loro difetti, un modus operandi concettualmente vicino al leitmotiv del movimento Body Positivity.

Nato nelle lande della perfezione fittizia e in opposizione ai canoni surreali, il movimento incita all’accettazione dei propri difetti, o meglio delle caratteristiche universalmente o individualmente considerate come difetti.
Spopolano le foto dei propri talloni di Achille, le personali debolezze ritratte e postate come grido di ribellione ai dettami consacrati come Bellezza.

 

Il movimento è riuscito a spostare anche i fautori dei canoni estetici moderni: le case di moda.
Alcune di esse, infatti hanno rinunciato all’editing post produzione, lasciando in bella vista la veritiera forma di un corpo, la presenza della cellulite, delle smagliature, dei peli, delle rughe, della calvizie e via discorrendo.
Fra esse troviamo Desigual, Modibodi, Target e tante altre che hanno finalmente detto no al bisturi digitale, donando un sospiro di sollievo a Uno, Nessuno e Centomila abitanti della Realtà.

 

Il Confine

Il Dismorfismo da Snapchat confina tra il reale e il digitale, ma quando possiamo parlare di Disturbo da Dismorfismo Corporeo?
Ogni singola modifica del proprio aspetto originale è da considerarsi una tendenza al BDD?

Come Moscarda, irrequieti, davanti allo specchio, cerchiamo di vederci con gli occhi del mondo, perdendoci pian piano di vista.

 

Amira Di Costanzo

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