Il caso Falcone-Borsellino tramite Merini, Jovanotti e Pasolini

Il 19 luglio è ricorso il ventisettesimo anniversario dell’attentato in Via D’Amelio in cui ha perso la vita Paolo Borsellino. Alda Merini, Pasolini e Jovanotti esprimono il proprio rammarico verso simili stragi.

Attentato in via D’Amelio;
fonte: La Stampa

Gli uomini passano le idee restano”: è quanto affermato da Giovanni Falcone, magistrato palermitano. Insieme al suo collega Paolo Borsellino, si è schierato in prima linea nella lotta contro le associazioni mafiose, arrestando quasi cinquecento persone.

Per Giovanni Falcone, poesia di A. Merini; fonte: Poesie.Reportonline.it

I fatti

I due magistrati non si limitavano ad arrestare i criminali ma, tramite interrogatori a pentiti e testimoni, penetrarono all’interno delle strutture delle associazioni criminali indagandone anche le tecniche di reclutamento e le funzioni. Falcone e Borsellino, però, nonostante il maxiprocesso a cui diedero vita e l’impegno attivo, si sono visti progressivamente sottrarre le titolarità di grandi inchieste, facendo sorgere in loro il dubbio che si stessero mettendo in atto manovre per smantellare il pool antimafia che avevano costruito; si sentirono tanto isolati che Falcone decise di trasferirsi a Roma pur non abbandonando la sua attività. Dai primi mesi del 1992 prese il via un periodo di fuoco che ha portato alla morte di Falcone e Borsellino, rispettivamente il 23 maggio e il 19 luglio in due attentati con il tritolo. Per Giovanni Falcone è il modo in cui Alda Merini ha unito la poesia all’impegno etico e civile affermando che la mafia “commemora” con solenni funerali gli eroi che si sono impegnati a combatterla, così com’è avvenuto al magistrato palermitano “trasportato a braccia da quelli che ti avevano ucciso”.

P. Pasolini; fonte: Mangialibri

La contraddizione del potere

Il rapporto tra intellettuali e politica viene chiarito da Pier Paolo Pasolini nello scritto politico Il romanzo delle stragi in cui afferma che i vertici della politica italiana collaborano con CIA, servizi segreti americani e, soprattutto, con la mafia per dar vita ad una serie di attentati terroristici finalizzati a schierare l’opinione pubblica inizialmente contro il fascismo e in un secondo momento in posizioni anticomuniste. Nella prima parte c’è dunque un’aperta denuncia in cui afferma di sapere il nomi dei responsabili degli attacchi terroristici e delle stragi avvenute in Italia a partire dalla fine degli anni ’60. Nella seconda parte afferma, però, di non poter dire questi nomi sia perché non ne ha le prove, sia perché è compito della politica denunciare ed indagare. Lui è un uomo di cultura, un uomo che scrive e che può ricostruire la verità con l’immaginazione; la politica, invece, deve agire ma non può farlo per non compromettere il proprio potere: si genera dunque una contraddizione ineliminabile e pericolosa ai fini del quieto vivere.

Strage di Capaci; fonte: Panorama

L’altra Italia

Nel 1992 Jovanotti con Cuore – L’altra Italia presenta una denuncia alle associazioni mafiose in seguito alla morte di Giovanni Falcone, affrontando anche la delicata tematica del rapporto Stato-mafia affermando che “i ragazzi sono stanchi dei boss al potere, i ragazzi non possono stare a vedere”. Jovanotti evidenzia l’intenzione dei protagonisti del brano di schierarsi contro l’omertà di “chiunque acconsenta col proprio silenzio un’azione violenta”. La canzone si conclude con un messaggio di speranza in cui il rapper esprime la necessità di avere il coraggio di mostrare l’altra faccia della medaglia, quella parte dell’Italia che si oppone al sangue e alla violenza gridando ad unisono la necessità di porre fine ad omicidi e vendette perché “i ragazzi sono pronti per vincere la sfida”.

Angela Orsi

 

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