La campagna: un fantastico modo per passare ‘un’ottima annata’, e con l’approvazione di De André

Estate è sinonimo di vacanze. Si possono cercare in campagna, al mare, in montagna o nelle città. Cosa hanno da dire la cultura alta e quella pop su questi luoghi?

La campagna è uno dei luoghi più amati per trovare un po’ di relax

Estate: la stagione più amata dalla maggior parte della popolazione mondiale. Non per il suo caldo, non per le sue zanzare e nemmeno per le sue code interminabili in autostrada. L’estate è nei cuori di tutti per le caratteristiche vacanze che si porta dietro. Che si vada in campagna, al tipico mare, al fresco della montagna o nelle più belle città del mondo, l’estate assicura un periodo di pausa dal noioso tran tran della routine.

Quando si è piccoli, poi, i tre mesi estivi sono pieni di mille sorprese e divertimenti. Ma anche quando si è studenti universitari, nonostante l’estate non sia iniziata ancora per tutti, questa risulta essere una parola magica, una sorta di assicurazione di divertimento dopo l’inferno della sessione. Per gli adulti, poi, la solfa pare sempre essere circa la stessa. Nonostante con il passare degli anni ‘l’estate’ diventi sempre un po’ più corta, il suo fascino continua ad intrigare.

Per questo si è pensato di cercare, nel corso di quattro settimane, all’interno delle parole di poeti, delle note di musicisti o delle scene di importanti pellicole, cosa non solo significhi estate, ma anche i luoghi che la contraddistinguono. Come viene descritta, per esempio, la campagna nella cultura alta, o in quella pop?

 

Un’ottima annata, un viaggio nelle campagne provenzali con Crowe e la Cotillard

Molti amano la campagna, con la sua calma placida e le immense distese di campi. In nessun altro luogo si può vivere così a contatto con la natura come lì. Animali da ogni parte, case con immense vigne che si distendono verso l’orizzonte senza che se ne possa vedere la fine. Questo è un po’ quello che descrive Ridley Scott nel suo ‘Un’ottima annata‘. Il film del 2006 dipinge infatti un tipico quadretto di un paesino francese della Provenza, con immensi campi di grano e vigneti da cui si produce uno dei migliori vini del paese.

Russell Crowe interpreta Max Skinner, un business-man di Londra alle prese con un’importante eredità: la magione dello zio che lo ha cresciuto. Il problema per Max è che la casa si trova nel sud della Francia, troppo lontano dal suo ufficio nella City. Per questo dall’inizio del film vi si reca, nel tentativo di risistemarla per renderla appetibile alla vendita. Quando però arriva allo Chateau, i ricordi di infanzia iniziano a riaffiorare, e nuovi incontri lo portano a cambiare non solo idea, ma anche vita.

Nonostante non sia una pellicola ‘di vacanza’, il film mostra la bellezza di ogni dettaglio della campagna. La vigna dello Chateau diventa il simbolo della calma e della tranquillità, contrapposta alla confusione londinese da cui Max è perennemente circondato. Le stradine dove si incontrano ciclisti alla scoperta del luogo, il paesino tranquillo e pittoresco, la casa degli Skinner, così rustica ed accogliente, le (dis)avventure con gli animali del luogo, lo stile di vita pacato… Ridley Scott riesce a mostrare in 117 minuti la bellezza di un luogo che un tempo faceva da sfondo alle grandi opere classiche, degno così di rientrare a pieno titolo nella top 10 dei luoghi migliori dove trovare quel meritato relax che si attende per tutto l’anno.

Russell Crowe nel film, immerso nella natura provenzale

 

La Sardegna di Fabrizio De André

Una curiosità sul Faber è la sua contentezza di aver trovato una casa a Genova proprio vicino al porto, così da poter sia stare nella sua Zena, sia avere a portata d’occhio i traghetti che lo avrebbero portato in poche ore nell’amata Sardegna. Certo, quando si pensa a Fabrizio De André, viene alla mente Genova, quella città che lui aveva descritto in ogni angolo in modo così vero che solo ad ascoltarne le canzoni pare esserci. Ma è altrettanto vero che quando si sente la sua voce, la Sardegna non può passare inosservata.

Fabrizio era nato in campagna e nonostante il suo amore per la Superba, non aveva mai dimenticato i prati verdi, i campi di grano e gli animali che gli giravano intorno. Per questo appena ha potuto è scappato in Sardegna, in quella villa da rimodernare sperduta nel nulla, vicina solo alla natura. La sua passione per la vita rurale e per quella regione così piena di tutto ciò che amava si è tradotta anche in arte. Non solo un album, Fabrizio De André anche conosciuto come L’Indiano, ha come protagonista proprio quel popolo sardo che lo aveva accolto, paragonandolo a quello dei Nativi Americani; anche alcune delle sue canzoni, come Zirichiltaggia, sono scritte e cantate nel dialetto gallurese che il cantautore aveva fatto proprio.

La campagna sarda è presente anche nel titolo Hotel Supramonte, che descrive per alcuni il periodo in cui De André e Dori Ghezzi sono rimasti prigionieri dell’Anonima Sequestri. Nonostante questa difficile esperienza, comunque, l’amore del genovese per quella terra brulla non è mai diminuito. Se quindi si dovesse pensare alla campagna come luogo di villeggiatura estivo, magari attratti da quel quadretto idillico dipinto da Ridley Scott, probabilmente si avrebbe anche l’approvazione del Faber. E cosa si potrebbe chiedere di più?

Fabrizio De André e Dori Ghezzi davanti alla loro casa in Sardegna

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