Maria, Rose, Sina: le mura di Attack on Titan per resistere all’assedio

I giganti dell’opera di Hajime Isayama ci parlano delle città fortificate e delle macchine d’assedio

Uno degli elementi chiave de L’attacco dei giganti sono le cinta murarie in cui si rifugia ciò che resta dell’umanità, ma quanto efficaci e quanto storicamente accurate sono?

Wall Maria, Wall Rose, Wall Sina: la geografia del manga

Prima di analizzare effettivamente la struttura delle mura, è bene avere una panoramica della situazione in cui ci troviamo. L’attacco dei giganti, in lingua originale Shingeki no kyojin, è un manga scritto e disegnato da Hajime Isayama in uscita in Giappone dal 2009 e di cui è in onda dal 2013 la versione anime. L’ambientazione è quella tipica di un fantasy medioevale e la storia ruota attorno alle avventure di Eren Jaeger e dei suoi commilitoni nel corpo di difesa della città. In questo universo, infatti, l’umanità è stata decimata dai giganti, creature umanoidi alte dai 3 ai 60 m, e ciò che ne resta vive come assediata all’interno di tre cinta murarie concentriche chiamate Wall Maria, Wall Rose e Wall Sina. Le dimensioni di tali mura si confanno al nemico in questione: sono alte 50 m e l’area da esse racchiusa è pari a 724 000 km2, poco meno dell’attuale Turchia. Il raggio del Wall Maria è di 480 km, praticamente la distanza in linea d’aria tra Milano e Roma, mentre quelli del Wall Rose e del Wall Sina sono rispettivamente di 380 e 250 km. Tali fortificazioni sono l’unica linea di separazione tra la civiltà e le terre dei giganti e sono talmente importanti e simboliche da essere oggetto di una religione, il Culto delle mura appunto.

Rappresentazione schematica della pianta delle mura (immagine tratta dalla versione inglese dell’anime)

I giganti e le macchine d’assedio: come si superano le mura

In un assedio, l’obiettivo primario di chi attacca è superare la cinta muraria e storicamente si attestano tre metodologie: passando da sopra, da sotto o attraverso una breccia. Per passare da sotto non esistono molti modi: si scava un tunnel abbastanza in profondità da evitare fondamenta e si sbuca al di là della fortificazione. Tuttavia spesso la struttura stessa delle mura lo impediva oppure non era una soluzione praticabile a causa della presenza di un fossato allagato. Per scavalcare, invece, si può far ricorso a tecnologie più o meno complesse che permettono agli assalitori di raggiungere il cammino di ronda, dove ingaggiare battaglia. L’idea più antica è quella di usare vere e proprie scale, il cui principio si è poi evoluto nelle torri d’assedio. Conosciute già dagli Assiri, sono strutture in legno mobili, organizzate su più piani, che consentono di avvicinarsi alle mura stando al riparo dal tiro nemico per poi far uscire direttamente all’altezza giusta i soldati e le armi trasportati all’interno. Infine, si può sempre cercare di fare breccia nella cinta o, meglio, nel portone di accesso, solitamente meno robusto. Prima dell’avvento delle armi da fuoco, il cui sviluppo comunque risale al tardo Medioevo, che cambiò per sempre l’arte e l’ingegneria bellica, le soluzioni erano due. In primo luogo, ci sono le armi nevrobalistiche o a contrappeso, come trabucchi, onagri o catapulte, accomunate dal fatto di scagliare proiettili. L’energia cinetica del proiettile era originata o dall’energia potenziale elastica accumulata sulla corda tesa (come in un arco o avvolta su un rocchetto) o dalla caduta del contrappeso che faceva leva sul braccio meccanico. Anche in base alle dimensioni, erano usate sia per bersagliare un ostacolo da abbattere, sia per bersagliare obiettivi dentro le mura. In secondo luogo si hanno, invece, le macchine da sfondamento come l’ariete, che è la tecnologia più simile al modus operandi dei ‘nostri’ giganti. L’ariete è storicamente un grosso tronco alla cui fine è montata una punta metallica, usato per crepare l’ostacolo fino a farlo crollare. Lo si faceva oscillare come un pendolo, colpendo nel momento in cui era alla minima quota: in tale istante, infatti, il pendolo ha la velocità massima e dunque la maggiore energia cinetica. L’urto con la parete trasferiva tale energia in un fenomeno simile a quelli di tipo impulsivo e, colpendo ripetutamente, si cercava di indebolire la struttura fino a che gli sforzi di pressione (maggiori se si usa una punta affusolata) non erano tali da creare una breccia.

Ricostruzione grafica di un ariete (fonte: wikipedia.org)

Fortificazioni medievali: come si difende un castello

Nel medioevo, a partire dall’impero carolingio, il castrum romano subì un’evoluzione, assumendo la forma di castello. Si trattava di una residenza fortificata destinata a difendere il signore locale o il funzionario in carica e comprendeva anche alcuni edifici fondamentali di carattere religioso o militare, ma più in generale si parlava di vere e proprie città che avevano ottenuto dal sovrano il diritto di essere difese da una fortificazione. Esattamente come ne L’attacco dei giganti, la maggior parte delle mura aveva una forma circolare: tipicamente ciò era dovuto a questioni di carattere filosofico o teologico, rimandando a simboli di perfezione e unità. Nel tempo le tecniche di difesa si fecero più complesse, assecondando il diffondersi di nuove idee ingegneristiche ed architettoniche. L’elemento più comune erano le torri, che intervallavano le mura ed erano usate come punto di tiro per bersagliare i nemici assedianti. Inizialmente erano quadrate, ma nel tempo si pensò a torri poligonali e poi rotonde, così da riservarsi un numero maggiore di linee di tiro e prevenire scavi. Stranamente, non si vede mai applicare questo tipo di struttura ne L’attacco dei giganti, nonostante la sua comprovata efficacia. Allo stesso modo mancano molti degli altri tipici elementi difensivi medievali. Il primo di questi è inspiegabilmente il fossato: è di semplice realizzazione, poco costoso e, soprattutto se riempito di acqua, rende complicato l’accesso diretto al muro difensivo. Inoltre, la difesa nel manga si affida interamente all’azione diretta dei soldati combinata al tiro dei cannoni montati lungo la sommità delle mura, il cui solo scopo è quello di rallentare il nemico. Ispirandosi alla realtà, molte altre soluzioni potrebbero essere applicate, rifacendosi al principio della difesa piombante: tra queste ricordiamo le piombatoie o caditoie, sporgenze da cui gli assediati possono far cadere o lanciare sul nemico sassi, proiettili, pece bollente o qualsiasi altro mezzo si ritenga utile. Interessante da notare è però la presenza di un equivalente di un barbacane. Tale struttura è in genere uno spiazzo o terrapieno sgombro situato tra una cinta esterna ed una interna di mura: nel caso in cui il nemico fosse, infatti, riuscito a superare la prima, avrebbe poi dovuto correre in campo aperto sotto il tiro diretto dei difensori per raggiungere la seconda. Di fatto, siccome gli umani vivono in specifici distretti addossati alle mura esterne, i due grossi anelli circolari prima del Wall Sina possono effettivamente essere usati a tale scopo.

Le mura di Provins, nella regione francese dell’Île-de-France, risalenti al XIII secolo

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