Che differenza c’è tra un uomo e una macchina? Black Mirror oltrepassa Cartesio

Cosa distingue un essere umano da un robot? Per Cartesio era il pensiero, ma Black Mirror sembra aver valicato questo limite.

Con la nascita della filosofia meccanica, l’uomo ha iniziato a porsi interrogativi cruciali per lo sviluppo della scienza. Ma soprattutto ha iniziato ad indagare con una prospettiva differente cercando di applicare a qualsiasi ambito del reale quelli che sono i principi meccanici. L’essere umano non è stato risparmiato da questa indagine nella quale il suo corpo è venuto a configurarsi come una costruzione meccanica dotata di specifiche funzioni automatiche. Sulla scia di questa riflessione ci si è chiesti allora cosa differenzi l’uomo dalla macchina; cosa cioè mi consenta di distinguere, ad esempio da lontano, un uomo da un robot. Cartesio, uno dei maggiori esponenti della filosofia meccanica, vede nella presenza della mente o se vogliamo della razionalità, con tutte le funzioni ad essa annesse, la caratteristica che traccia un confine tra l’umano e l’automatico. Ora la domanda è: questo confine può essere oltrepassato? E quali conseguenze ne risulterebbero?

Cogito ergo sum, per fortuna siamo umani

Se abbiamo fame mangiamo, se qualcosa di eccessivamente caldo ci scotta il nostro corpo ritira istintivamente la parte scottata. Esso dunque si comporta come una macchina con delle determinate funzioni. Ma noi allo stesso tempo sappiamo di essere persone, di non essere quindi delle macchine automatiche. Cos’è che ci conferisce questa consapevolezza? La stessa domanda se l’è posta Cartesio qualche secolo fa fornendo anche una risposta che è risultata poi cruciale per la storia della filosofia e della scienza. È il pensiero che ci fornisce autocoscienza. Potrebbe anche esistere un automa in tutto simile a un essere umano e potrebbe anche avere un’infinità di funzioni interattive ma per Cartesio non eguaglierebbe mai, a livello di capacità razionali ed adattive, l’essere umano. Per quanto il nostro corpo, che Cartesio chiama res extensa, si comporti come una macchina a livello fisiologico, la nostra razionalità (res cogitans) è unica, posta in noi dal Dio creatore che ci rende in questo modo esseri ontologicamente superiori. Ovviamente Cartesio vive in un’epoca di non elevato sviluppo della scienza in generale e soprattutto di quella parte della scienza mista alla meccanica e alla cibernetica che oggi chiamiamo robotica. Egli è dunque fermamente convinto che per quanto la scienza possa fare passi da gigante non si potrà mai creare una macchina che sia in tutto e per tutto simile all’uomo. Questa convinzione è viziata anche dal contesto religioso in cui vive, caratterizzata da un forte ascendente della religione cristiana sulla società. E nell’ottica cristiana l’uomo viene visto come essere privilegiato, creato da Dio a sua immagine. Ma la scienza, che si sviluppa crescendo su sé stessa, ci ha dato la possibilità di distruggere delle convinzioni che 400 anni fa potevano essere considerate come verità insindacabili. Forse la stessa sorte toccherà anche alla convinzione del filosofo francese e un giorno verrà creato un robot dotato di razionalità pari a quella umana. Nella realtà si può dire che la scienza non è molto lontana dall’obbiettivo, mentre in molti film e serie TV questo passo è stato già compiuto.

 

Si può superare il confine tra uomo e macchina? Black Mirror ci ha provato

Nel secondo episodio della quinta stagione di Black Mirror, serie TV distribuita da Netflix e ormai celeberrima, assistiamo a qualcosa di davvero interessante dal punto di vista tecnico – scientifico. Al di là della trama interessante dell’episodio, ciò che è cruciale ai fini del nostro discorso è uno dei protagonisti della trama. Rachel, la bambina protagonista, è una grande fan della cantante Ashley O, che sta promuovendo una nuova bambola giocattolo, “Ashley Too”. Rachel riesce a convincere il padre a comprare la bambola per il suo compleanno. La ragazza inizierà ad instaurare un legame emotivo con essa, trattandola come una vera e propria amica. Nel frattempo la vera Ashley è insoddisfatta della sua immagine corrente e scrive nuove canzoni molto meno allegre di quelle che l’hanno resa famosa. Catherine, la zia e manager di Ashley, è preoccupata riguardo la nuova direzione che la musica di Ashley sta prendendo, dato che risulta troppo introspettiva rispetto ai precedenti lavori, teme che non venderà. Allora decide di sciogliere delle pillole nel cibo di Ashley e la cantante entra in coma mentre la zia architetta un piano malvagio per continuare comunque a guadagnare. La Ashley Too di Rachel, guardando questa notizia al telegiornale, va in tilt e cade sul pavimento. Rachel e sua sorella utilizzano l’attrezzatura del padre per aggiustare la bambola, e nel farlo scoprono che l’intelligenza della bambola è stata limitata di proposito. Rimosso il limiter, Ashley Too si rivela essere una copia esatta della mente di Ashley. Questa bambola, che in teoria è un piccolo robot, è davvero una persona. Ovviamente non è altro che una copia della mente della pop star ma si comporta esattamente come un essere umano: parla, ragiona, non pronuncia solamente frasi fatte ma discorsi articolati e addirittura conduce le due sorelle alla casa di Ashley per salvarla.

 

Fantascienza irrealizzabile o potenziale realtà?

Il confine che era stato tracciato tra uomo e macchina sembra ora sfumato o addirittura svanito. Ciò che abbiamo di fronte è un automa perfettamente razionale che se dotato di un corpo più funzionale di quello che possiede nella serie TV, non avrebbe nulla da invidiare a un vero e proprio essere umano. L’idea di Cartesio sembra così superata ma non va dimenticato che per il momento tutto ciò avviene nell’ambito di una finzione. La domanda che sorge spontanea è la seguente: sarà possibile un giorno creare qualcosa del genere? e quali conseguenze ne risulterebbero? Di sicuro la scienza, in sinergia con la tecnica, sta facendo passi da gigante e non sarebbe un grande errore ammettere che essa non è molto lontano da raggiungere un obiettivo del genere, che a Cartesio sarebbe sembrato del tutto utopistico. Black Mirror nel frattempo ha lanciato la sfida e chissà se qualche scienziato non sarà in grado di raccoglierla e di creare qualcosa mai visto prima?

Pier Carlo Giovannini

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