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Oliver Sacks, medico e scrittore, scrisse un libro intitolato L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, nel quale descriveva molti casi ‘bizzarri’ di neurologia, dei quali si occupò durante la sua carriera, descrivendoli in maniera semplice e lineare nonostante fossero casi patologici di un certo livello. Nel suo libro, specialmente riguardo al caso medico che dà il titolo all’opera, sottolinea l’importanza del giudizio e del sentimento anche nella medicina e, in particolare, nella neurologia, riprendendo le considerazioni di Kant nella sua opera La Critica del Giudizio.

(Fonte: goodreads.com)

Il giudizio e il sentimento secondo Kant

Immanuel Kant, filosofo tedesco che ha segnato la storia della filosofia, esponeva le sue considerazioni sui concetti di giudizio e sentimento nella sua terza opera intitolata La Critica del Giudizio. Egli scrive che il ‘Giudizio’, in particolare il Giudizio riflettente, è quella facoltà che mette d’accordo la ragione esercitata dall’intelletto (ragion pura) e la ragione esercitata dalla volontà morale (ragion pratica). Viene chiamato ‘riflettente’ proprio perché il soggetto ‘riflette interiormente sulla realtà che lo circonda’, formulando un giudizio personale che esula dai ragionamenti intellettivi o da applicazioni morali. Se la ragion pura permette d’inquadrare la realtà tramite le 12 categorie dell’intelletto e la ragion pratica permette di conoscere quella libertà alla quale aspira la propria volontà morale, il giudizio riflettente permette di capire la vera finalità dell’uomo e della realtà che lo circonda perché fa proprio l’oggetto della conoscenza, attribuendone validità soggettiva e portandolo ad una forma di conoscenza completa. Proprio per questo Kant attribuisce un valore non indifferente alla sua terza opera, poiché essa spiega come il giudizio riflettente, assieme alla ragion pura e a quella pratica, sia la ‘chiave di volta’ per una conoscenza del mondo completa e universale. Il sentimento è poi quella facoltà che accompagna l’esercizio del giudizio riflettente, conferendo una connotazione più intuitiva e istintiva.

Immanuel Kant. (Fonte: hplusmgazine.com)

Il caso dell’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Nel 1985 Oliver Sacks, medico e scrittore, pubblica il libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, una raccolta di storie di casi clinici di neurologia alquanto bizzarri. Nel primo caso, che conferisce il titolo all’opera, vi è tale Dottor P., un musicista affetto da una grave forma di agnosia ovvero quel disturbo neurologico che non permette una corretta percezione e un riconoscimento personale della realtà. Sacks racconta il caso particolare in cui il dottor P., dopo essere stato visitato, è intento ad andarsene afferrando la testa della moglie cercando di ‘infilarsela’, proprio a mo’ di cappello. La vicenda suscita molta curiosità nel dottor Sacks, tanto da spingerlo a seguire il suo caso più attentamente. Studiando i comportamenti più da vicino, Sacks nota come il paziente non riesce a riconoscere subito ciò che gli si presenta davanti, costringendolo a fare un’analisi approfondita per mezzo del tatto o ‘canticchiando’. Essendo infatti un dotatissimo musicista, il dottor P. si ritrova a vivere di musica continuamente, riuscendo a crearsi una sorta di spazio limitato nel quale riesce a orientarsi e percepire parti della realtà per mezzo dei suoni, che gli servono per condurre una vita quantomeno dignitosa. Le considerazioni finali dell’autore sul caso portano il lettore a capire che l’uomo, a causa dell’agnosia, elabora dei processi di astrazione per conoscere la realtà che sono del tutto ‘formali’ e ‘oggettivi’. Non vi è alcun tipo di giudizio soggettivo nelle sue valutazioni che gli permetta di distinguere, per l’appunto, un cappello dalla propria moglie. Sacks, con una leggera vena critica, porta all’attenzione del lettore l’importanza della facoltà di giudizio soggettivo nelle persone, e del sentimento che lo accompagna. Il giudizio soggettivo, e il sentimento che porta all’intuizione, sono molto importanti anche nella medicina e, in particolare nella neurologia, perché costituiscono l’essere umano e permettono di conoscere in maniera completa, risolvendo problemi che a volte richiedono qualcosa in più del sapere tecnico e scientifico.

Oliver Sacks. (Fonte: illibraio.it)

La scienza, da sola, non basta?

In conclusione, ciò che Sacks vuole esprimere, nel racconto di questo particolare caso, è che la scienza da sola non basta. La neurologia ha bisogno anche di un giudizio personale da parte dei loro medici poiché, come insegna il caso del dottor P., l’uomo non è nulla senza quella capacità di giudizio che lo porta a interiorizzare un aspetto della realtà, a farlo proprio. Il sentimento che ognuno di noi prova nel condurre qualcosa non va ignorato, ma ascoltato attentamente assieme alla logica dell’intelletto e alla volontà morale che è in tutti noi. La lezione kantiana, e ‘sacksiana’, è emblematica affinché si eviti di diventare delle macchine o degli automi senza l’ombra di un’autenticità di giudizio personale, perché altrimenti non saremmo tanto diversi da un Dottor P.

Luca Vetrugno

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