L’UE e il divieto della plastica monouso: in cosa consiste quello che chiamiamo “plastica”

L’Europarlamento ha approvato una direttiva che vieta l’utilizzo della plastica monouso, anzi  proibisce l’uso di alcuni articoli, come cotton fioc o piatti di plastica. La direttiva è stata approvata con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astenuti. Entrerà in vigore dal 2021.

Questo divieto si è reso necessario per più motivi ma sempre per proteggere l’ambiente. Infatti se la plastica non viene riciclata, non sempre è possibile farlo, come si vedrà più avanti, inquina l’ambiente. Inoltre, per poterla produrre è necessario usare petrolio, una risorsa sempre più rara e molto inquinante.

Si è detto che alcuni tipi di plastica non sono riciclabili ma in cosa consiste la plastica?

La plastica come polimero

I materiali plastici sono dei polimeri. Questi ultimi sono sostanze composte da macromolecole, cioè molecole molto grandi formate dalla successione di una unità ripetente, detta monomero.

I polimeri possono essere catalogati in base a vari criteri, uno fra questi è l’orgine. Possiamo avere polimeri:

  • Naturali, per esempio il legno, la cellulosa, la gomma naturale, le proteine, gli enzimi…
  • Semisintetici, cioè polimeri ottenuti attraverso trasformazioni chimiche da quelli naturali, per esempio la gomma vulcanizzata.
  • Sintetici, ottenuti per via sintetica a partire da molecole di basso peso molecolare derivate dal petrolio, un esempio è polimetilmetacrilato, che è conosciuto commercialmente, tra i vari nome come Plexiglass. Viene pure usato nelle protesi d’anca.

I materiali polimerici, rispetto ai ceramici e ai metallici sono leggeri, sono chimicamente inerti, sono buoni isolanti termici ed elettrici, sono facilmente lavorabili ed economici. Queste caratteristiche li hanno resi molto diffusi e usati in qualsiasi campo tecnologico.

Due tipi di polimeri: termoplastici e termoindurenti

Tra i vari tipi di polimeri verranno trattati due tipi in particolare: i termoplastici e i termoindurenti.

I primi richiedono l’intervento del calore per essere plasmati e una volta raffreddati mantengono la forma assegnata. La particolarità dei termoplastici è che se vengono scaldati nuovamente perdono la forma e possono essere plasmati nuovamente. Per questo sono riciclabili. Un esempio è il polietilene, il quale, includendo le sua varie forme in base alla densità, è usato in moltissimi ambiti. Lo troviamo nei guanti usa e getta, nei sacchetti di plastica, nei flaconi dei detersivi e pure nelle protesi.

I secondi sono dei materiali con una struttura molecolare reticolata tridimensionale formata da legami covalenti molto forti di atomi di carbonio e a volte di di azoto, ossigeno e zolfo. Proprio per questo motivo, anche se scaldati, essi non possono tornare allo stato liquido iniziale. Si parla perciò di processo irreversibile. I termoindurenti mantengono sempre la forma iniziale, non fondono ma si degradano. Per questo non sono riciclabili. Un esempio è dato dalle resine poliestere che possiamo trovare nelle pareti di alcune piscine o nel vetroresina. Un altro esempio è dato dalle resine fenoliche, come la bakelite che è il materiale con cui si fanno i manici delle pentole, data la sua ottima resistenza al fuoco.

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