Il ferro: proprietà chimiche e fisiche

Il ferro è l’elemento chimico della tavola periodica di numero atomico 26. E’ il metallo più abbondante all’interno del nostro pianeta (costituisce il 16% della sua massa) ed il sesto elemento per abbondanza nell’intero universo. Si tratta del metallo in assoluto più usato dall’umanità già dall’età preistorica. Duttile, malleabile e reattivo, il ferro è essenziale per la vita di tutti gli esseri viventi, ad eccezione di alcuni batteri.

La reattività e i legami

Il ferro reagisce con gli alogeni, con lo zolfo, il fosforo, il carbonio, il silicio e, soprattutto, brucia in atmosfera di ossigeno. A causa della elevata reattività con l’ossigeno si rinviene allo stato elementare o nativo solo in piccole quantità e viene estratto in massima parte dai suoi minerali. Oltre all’utilizzo nelle sue leghe con il carbonio (acciaio e ghisa), il ferro è inglobato dagli animali nel gruppo eme, componente fondamentale di proteine coinvolte nelle reazioni di ossidoriduzione come la respirazione cellulare.

Ferro metallico in frammenti di meteorite, Wikipedia.

Il ferro in Primo Levi

Per le sue caratteristiche e la sua tendenza a legare e reagire, il ferro è al centro del racconto Ferro contenuto ne Il sistema periodico di Primo Levi. Nel brano l’autore narra, infatti, della sua amicizia con Sandro Delmastro. Più che un’amicizia, il loro è un sodalizio, un legame stretto nel nome della chimica e della fisica, il loro “antidoto al fascismo“. A Primo Levi, allora ancora studente, Sandro stesso appare fatto di ferro. Mosso da un forte spirito di abnegazione e deciso a misurarsi e migliorarsi giorno per giorno, l’amico dell’autore diventa la personificazione dell’elemento chimico. Ad enfatizzare tale somiglianza concorre l’affinità di Sandro per la roccia. Proprio durante una scalata, l’autore ha l’opportunità di assaggiare quella che il suo compagno definisce “carne dell’orso” e di comprendere il valore del loro legame che, saldo come una lega, è sopravvissuto all’ “avvenire di ferro” affrontato dai due amici.

 

Primo Levi, Wikipedia.

Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare e padroni del proprio destino.” (Primo Levi, Il sistema periodico).

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