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Sin dall’inizio del manga di One Piece, il personaggio di Nami, è uno dei più deboli della ciurma di Cappello di Paglia.  Paragonandola al resto dei suoi compagni, infatti, si nota immediatamente che la sua forza fisica è di gran lunga inferiore a quella dei membri dell’equipaggio. Eppure, man mano che la ciurma si avvicina sempre di più al One Piece (il tanto bramato tesoro di Gold D. Roger), le conoscenze meteorologiche e nautiche della ragazza si rivelano sempre più utili. Tuttavia, prevedere tempeste, tsunami, orientarsi in mari tanto pericolosi quanto imprevedibili sono solo alcune delle doti della così detta gatta ladra. La ragazza, infatti, può addirittura manipolare il clima grazie a un bastone capace di generare nuvole cariche di elettricità (chiamato per l’appunto clima tact). Da un punto di vista scientifico è difficile stabilire se un giorno saremo in grado di creare un’arma del genere, fatto sta che il controllo dei fenomeni atmosferici è sempre stato al centro dell’attenzione di molti scienziati.

Da quanto tempo l’uomo cerca di controllare il clima?

Il primo tentativo (escludendo la danza della pioggia e altri rituali “magici”) risale al 1871 quando Edward Powers pubblicò: “La Guerra e il Tempo, o La Produzione Artificiale della Pioggia”. Nelle pagine del libro lo scienziato riteneva che sarebbe stato sufficiente l’utilizzo di “cannoni” capaci di generare correnti di aria calda e fredda. Il tutto avrebbe dato vita a una condensa da cui si sarebbero sviluppate delle nuvole cariche di pioggia. Successivamente anche Vincent Schaefer ebbe un’idea per manipolare i fenomeni atmosferici: egli pensò di cospargere le nubi intorno la città di New York con qualche chilo di ghiaccio secco. Il risultato fu un’abbondante nevicata che diede ulteriore fiducia alla comunità scientifica. Tuttavia, come accadde a Icaro, anche gli studiosi volarono troppo vicini al sole: quando infatti nel 1947 si tentò di deviare il corso di un uragano in movimento verso la Florida spargendo grosse quantità di ghiaccio secco nell’occhio del ciclone, la tempesta cambiò sul serio direzione e risparmiò la penisola come desiderato. Tuttavia, nessuno aveva previsto che il ciclone avrebbe investito con violenza la Georgia causando danni per oltre 5 milioni di dollari.

Gli esperimenti della Cina per combattere la siccità

Recentemente alcuni scienziati hanno scoperto come l’utilizzo di alcune sostanze chimiche possa sul serio controllare il clima. Tutto ciò potrebbe risolvere i gravi problemi di siccità in molte regioni del pianeta, ma siamo sicuri che non ci siano effetti collaterali sul clima? Dal 2002 la Cina ha immesso nel proprio spazio aereo incalcolabili quantità di ioduro di argento (AgI). Lo scopo di quest’operazione costata (fino ad ora) l’equivalente di 130 milioni di euro è quello di creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo della pioggia. Quando gli aerei rilasciano il suddetto composto, quest ultimo rende l’aria più densa agevolando lo sviluppo delle nubi responsabili di abbondanti precipitazioni. Non si è ancora sicuri, tuttavia, del rapporto tra la massa di ioduro di argento e quella della pioggia in eccesso rispetto alle normali precipitazioni.

Il monito proveniente dalle cronache di Arabasta

Il fatto di rendere più densa l’aria in alcune zone implica che in quelle limitrofe quest’ultima sia più rarefatta. In altre parole: per poter avere la pioggia bisogna sottrarla agli altri. Se tutto ciò fosse vero, proprio come è accaduto nel regno di Arabasta (una delle isole visitate dalla ciurma di Rufy), la siccità diventerebbe l’ultimo dei problemi a causa delle sanguinose rivolte popolari. Durante la saga del manga, infatti, gli scienziati del posto avevano inventato una polvere i cui effetti climatici erano identici a quelli dell’AgI. Soltanto la capitale godeva di abbondanti precipitazioni, mentre nel resto dell’isola la scarsità d’acqua mieteva continuamente nuove vittime.

Il controllo del meteo come soluzione ai cambiamenti climatici

Controllare il meteo non è affatto la soluzione ai grandi cambiamenti climatici che affliggono il pianeta. È solo uno specchio per le allodole, un’apparente soluzione temporanea che illuderebbe l’umanità prima di raggiungere il punto di non ritorno. Come ci dimostra Nami, infatti, le conoscenze meteorologiche in nostro possesso riguardano solo una piccola parte in confronto a quella che è la realtà dei fatti. Piuttosto che il clima noi esseri umani dovremmo imparare a modificare noi stessi e le nostre abitudini, perché solo così saremo in grado di preservare gli equilibri del nostro delicato ecosistema.

Andrea Grillo

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