Il Superuovo

“Le parole sono importarti”, eppure il loro valore viene smentito nel Cratilo platonico

“Le parole sono importarti”, eppure il loro valore viene smentito nel Cratilo platonico

Sarebbe curiosamente contrariata l’espressione di Platone nel vedere il peso granitico che oggigiorno si è attribuito alle tanto amate quanto odiate parole.

Siamo circondati abitualmente da aforismi, frasi ad effetto sull’arte delle parole; come l’avrebbe definita il sofista Gorgia. I nostri schermi pullulano di parole usate talvolta come lame, altre come carezze, altre ancora per pura divulgazione. Ma che cosa sono le parole ?

“Le parole sono importanti”

“Le parole sono importanti” di Marco Balzano è un libro pubblicato per la prima volta il diciannove febbraio del 2019 in cui in appena ottantacinque pagine l’autore illustra quello che l’universo della parola, dalla sua origine alla potenza della sua “voce”.

Nonostante i suoi studi classici e le sue svariate pubblicazioni sulla “Rivista di storia della filosofia” si è fortemente distaccato dalla visione platonica delle parole o più precisamente del linguaggio.

Avvicinandosi decisamente di più ad una visione romantica e maggiormente condivisa dalla società secondo cui: “Saremmo dei parlanti migliori se ci avessero abituato a guardare le radici delle parole, a smontarle, a riconoscerne prefissi e suffissi, derivati e omologhi.”

“Nomos” come convenzione

Nel Cratilo Platone espone la sua tesi sulla convenzionalità della parola.

In un mondo sensibile in cui tutto diviene, secondo quella che è la visione eraclitea  racchiudibile  con il noto Pánta rheî ovvero “tutto scorre”, che per sincerità d’autore va precisato essere un aforisma mai formulato esplicitamente nei suoi scritti, che cosa rimane inerme ?

Potremmo rispondere banalmente i nomi ma si rivelerebbe un responso facilmente obiettabile perché se tutto muta anche i nomi stessi subiscono la medesima sorte.

“Nomos” – traducibile con legge ma nel nostro caso “convenzione” – mostra come i nomi infatti non sono altro che una stabilità relativa, necessaria per la comprensione tra individui, in una realtà designata a non essere mai la medesima.

L’inesistenza della giustezza della parola

Sebbene Platone condivida con Eraclito la visione secondo la quale in un mondo sensibile in perpetuo movimento è necessaria una convenzione che permetta la comunicazione tra persone, egli non crede che questa stabilità possa essere offerta dai nomi.

Nel dialogo platonico Cratilo si contrapporrà a Platone attribuendo alle parole origine divina, come mai allora si dibatte sulla “giustezza” delle parole ?

Se ciò accade è sintomatico che vi sia l’esistenza di fonti di conoscenza diverse dalle parole stesse.

“Gli errori di linguaggio sono dunque approssimazioni fallite verso quell’ invarianza che vorrebbe essere nominata. Perciò dalle parole e dai nomi, che sono l’ultimo atto della conoscenza, non c’è nulla da imparare .”

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: