L’arte come rivincita: dall’antichità classica a Picasso e Kurt Cobain

L’arte come riscatto, denuncia e redenzione: dalla statuaria classica, come rappresentazione idealizzata del popolo greco, all’arte del ‘900 fino alla musica degli anni ’90 che, attraverso il rifiuto dei canoni artistici, rappresentano la deduncia delle atrocità di una società devastata o il riscatto della vita travagliata di un artista

L’arte è, dalla prima apparizione dell’uomo sulla terra, la forma più immediata e spontanea per esprimere la propria identità e per descrivere e raccontare scene di vita quotidiana.
Con la nascita dei primi villaggi e delle prime città l’arte diventa una costante: sta a rappresentare la vivacità, il modo di vivere ma anche le paure e l’umiltà  dell’uomo davanti l’immensità della natura

L’arte nell’antichità classica: la ricerca della bellezza ideale

Il popolo con cui nell’antichità l’arte ha raggiunto il massimo picco di originalità ed espressione è senza dubbio quello greco. Ma cosa si celava davvero dietro la splendida arte greca: fierezza o un bisogno di risarcimento, di riscatto?

La realtà in cui si viveva nell’antichità classica è completamente diversa da quella che attraverso i poemi omerici, i versi e soprattutto la statuaria ci è stata tramandata.

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Discobolo

Nei poemi omerici, ma anche nelle tragedie, in realtà viene rappresentata la dura vita del popolo greco, ma spesso i personaggi e le imprese venivano descritte in maniera eroica, rappresentando, nelle difficoltà, individui fieri e spesso vincenti.

Nella statuaria però questa rappresentazione idealizzata appare in modo nettamente più definito. Attraverso questa forma d’arte i greci hanno creato il concetto di bello inteso come proporzione. Prevale una corporeità idealizzata, universale, che ci mostra il bello ideale.

Ciò che carattrizza l’arte greca è la ricerca e l’espressione del bello concepito come perfetta armonia e proporzione. Winckelmann definisce l’arte greca come esemplificativa di una “nobile semplicità e quieta grandezza”.

 

 

 

 

Rari sono i momenti in cui viene espresso il dolore, ma, che esso sia fisico o interiore, viene sempre rappresentato in maniera eroica.

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Gruppo del Laocoonte

La bellezza è concepita come un risarcimento della sofferenza.

L’anima dell’arte greca si rivela dunque essere maggiormente il dolore e la sofferenza, prima ancora della celebrazione della grandezza delle loro opere.

 

Analizzando però a fondo ciò da cui muove il bisogno d’espressione ci si rende facilmente conto che, nella storia, spesso nell’arte è stata l’unica alternativa per costruirsi un mondo proprio o semplicemente per denunciare le proprie difficoltà. L’arte, come riscatto, ha permesso di costruire, attraverso il proprio dolore o insoddisfazione, un monumento che valorizzasse l’individuo, svilito invece dalla sofferenza o, spesso, da un senso di vuoto.

Innumerevoli musicisti, pittori, scrittori, sono la prova di questa arte come riscatto.

Dalla regolarità dell’arte classica al rifiuto di ogni rigore

I greci cercavano il proprio riscatto attraverso un’arte caratterizzata da misura, grazie ed eleganza, ma attraverso l’evoluzione storico-culturale e sempre una maggiore libertà di esprimenrsi in modo originale e per certi versi “bizzarro” si arrivò, nel ‘900, a rifiutare ogni ricerca estetica e la bellezza, intesa attraverso il canone greco, per lasciar posto, in molte opere, anche alla sproporzione.

Dal ‘900 l’arte assume particolarmente il ruolo di denuncia. Attraverso grandi capolavori, come ad esempio Guernica di Picasso, si rappresenta la crudeltà della guerra. Il capolavoro artistico è concepito come mezzo di espressione e denuncia delle più dolorose crudeltà.

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Guernica (Pablo Picasso)

Possiamo prendere in esame anche molti musicisti appartenenti alla seconda metà del ‘900 che hanno visto nell’arte una possibilità di riscatto. Quasi ognuno di loro nasconde, dietro alla popolarità acquisita in seguito al successo, un’esistenza travagliata e segnata dalla povertà, da problemi familiari e difficoltà perosnali, da paure, insicurezze, che queste grandi personalità sono riuscite, attraverso l’arte, a manifestare e a cristallizzare, per ottenere un riscatto e per dar voce a chi, come loro, soffriva.

 

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Kurt Cobain

Un esempio di ciò è Kurt Cobain. Kurt, leader dei Nirvana, arriva a creare, con la sua forza e voglia di farsi ascoltare, un nuovo genere, il grunge. Egli sarà la voce di un’intera generazione, la Generazione X. Kurt iniziò a comporre perchè travagliato dal fallimento dei suoi anni adolescenziali, caratterizzati da problemi familiari e nel relazionarsi con i suoi coetanei. Attraverso i suoi testi e la sua musica esprimeva rabbia e dolore. La musica dei Nirvana non rappresenta armonia e proporzione, anzi, è caratterizzata, da poche note e semplici acordi suonati con un sound sporco e aggressivo. Molti testi appaiono senza senso ma, proprio attraverso frasi sconnesse, Kurt riusciva ad esprimere il vuoto e il dolore che provava.

 

 

 

Facilmente, ripercorrendo varie forme d’arte dall’antichità ad oggi, possiamo accorgerci quanto essa sia stata per l’uomo di supporto. Essendo un mezzo di riscatto, ha permesso ad intere civiltà e a singoli artisti di essere ricordati in modo glorioso, di esteriorizzare il proprio dolore e di essere la voce di centinaia di persone che, come loro, vivevano condizioni di disagio.

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