Il Superuovo

La storia di Marko Cheseto

La storia di Marko Cheseto

Marko Cheseto, corridore invalido di 35 anni, ha partecipato all’ultima edizione della maratona di New York, concludendola in 2 ore, 52 minuti e 33 secondi, sfiorando il record mondiale per gli atleti della sua categoria. In seguito, Cheseto ha raccontato la sua storia al programma radiofonico canadese As It Happens, dove ha parlato della depressione e di come il suo incidente gli abbia permesso di superarla.

Il doppio dramma

Marko stava frequentando l’università in Alaska, quando, nel 2011, accaddero due fatti che segnarono la sua esistenza. Nel Febbraio di quell’anno, il cugino, ospite a casa di Marko, si suicidò. “Mi chiamò un venerdì pomeriggio chiedendomi di parlare. In quel momento mi stavo occupando di alcune cose all’università, perciò non potevo raggiungerlo a casa“. La sera stessa venne a sapere che si era impiccato.”Sono caduto in depressione, incolpando me stesso per la sua morte“. Per un anno intero Marko fece uso di antidepressivi. Poi, nel Novembre 2011, avvenne il secondo evento che cambiò radicalmente la sua vita. Una sera, sotto l’effetto delle pillole, uscì fuori a correre. Improvvisamente svenne, svenne nel gelo. Indossava soltanto una giacca sportiva e le sneakers, non aveva né cappelli né guanti. “Non era così freddo quando ero uscito“. Si risvegliò nel cuore della notte. “Notai la luna splendere nel cielo, poi mi domandai: dove sono?“. Provò ad alzarsi. Viste le difficoltà utilizzò degli alberi vicino per tirarsi su, dopodiché, in qualche modo, riuscì a raggiungere un hotel nei pressi della sua università. Dentro l’hotel un conoscente gli chiese: “Dove sei stato per tre giorni?“. Solo in quel momento Marko si rese conto di quanto a lungo era stato privo di sensi. In seguito svenne nuovamente. Si ritrovò in ospedale, non riusciva a percepire i suoi piedi. “Siamo spiacenti, ma dovremo procedere all’amputazione di entrambi i piedi” le prime, terrificanti, parole dei dottori.

(Marko Cheseto, CBC)

La riabilitazione e la ripresa

“E’ stata una vera sfida“. Marko impiegò qualche giorno per realizzare a pieno che cosa gli era accaduto. Nel frattempo la depressione lo stava portando sempre più giù. Sorprendentemente, dopo due settimane dall’amputazione, cominciò a sentirsi meglio.

Quell’incidente, paradossalmente, gli insegnò qualcosa. “Ho aperto gli occhi. Dopo aver perso mio cugino e poi i miei piedi, ho iniziato a reagire. Ho compreso che, a volte, nella vita ci sono cose su cui tu non puoi avere controllo, tuttavia, puoi fare molto con le cose che puoi controllare“.

Da quel momento in avanti Marko non fu più lo stesso. “Mi sono detto: sono invalido e lo sarò per il resto dei miei giorni. Posso decidere se starmene qui seduto ad affogare nei sensi di colpa, oppure posso alzarmi e sfruttare quello che è successo a mio vantaggio“. Allora Marko decise di correre ancora. “Voglio utilizzare la mia storia per aiutare e motivare le altre persone. Questo è quello che sto facendo.

Matteo Antonelli

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