Celebrità in azione

L’ingerenza nella sfera politica da parte del mondo delle celebrità non è certo una specificità dei giorni nostri. Nuovi strumenti di comunicazione e una maggior richiesta di prendere posizione nei dibattiti stanno però ampliando esponenzialmente questo fenomeno. La necessità e l’importanza del momento critico in un sistema democratico vengono favorite o messe in pericolo da questa ingerenza dei personaggi di spicco?

Crisi della politica o del soggetto giudicante?

La povertà concettuale che anima la politica del terzo millennio e la sua costante dimensione di emergenza e drasticità sembra invocare continuamente una presa di posizione su qualsiasi tema. Abbattuta ormai qualsiasi distanza spazio-temporale fra gli interlocutori grazie ai nuovi mezzi di comunicazione ed informazione, questa richiesta di opinione sembra mutata quasi in una necessità. Ma per esprimere un giudizio, come insegna Nietzsche, bisogna avere forza. Nell’atto del giudicare infatti il soggetto mette in campo tutta la sua potenza, che verrà esperita nel giudizio. E quale forza maggiore ci può essere di milioni di persone che ti seguono? Sono ormai tantissimi e all’ordine del giorno gli “endorsement” e le critiche da parte dei personaggi famosi. Nessun campo è escluso. Attori, cantanti, sportivi mostrano sempre più il loro interesse verso la situazione politica, talvolta con una radicalità nell’esprimersi ai confini della violenza verbale. Vediamone alcuni esempi.

http://https://youtu.be/1zNr8Pf1QkY

Tutti uniti contro Trump 

Da Robert De Niro a Madonna, passando per Mike Jagger, Lebron James e molti altri, sono tantissime le celebrità scese in campo contro la presidenza di Donald Trump. Talvolta con critiche direttamente espresse al presidente, talvolta con eventi ed iniziative contro di lui, questo movimento anti-Trump guadagna sempre maggior consenso fra le masse. Consapevoli di avere l’appoggio esplicito delle personalità più influenti, gli oppositori del governo trovano maggior facilità a far sentire la propria voce. Parimenti però l’importanza che possiamo dare ad una celebrità nel suo campo di azione può fuorviare nel giudizio, creando una crisi di consapevolezza nel soggetto giudicante. Questo è il caso di Kanye West. Il rapper di Atlanta infatti, in seguito alle sue dichiarazioni a favore di Trump, ha scatenato l’ira dei suoi sostenitori, perdendo addirittura 9 milioni di followers.

(e Salvini)

 

immagine di @someonecalledruben – clicca per visualizzare

Allo stesso modo, il clima di tensione politica che anima l’Italia, ha spinto molti esponenti del mondo dello spettacolo a schierarsi pubblicamente. Il caso più eclatante si è verificato quando, nell’edizione di luglio, la rivista Rolling Stone ha pubblicato un manifesto con il quale un gran numero di artisti del mondo musicale e cinematografico si sono dichiarate contro Salvini e le sue politiche. Quale connotazione filosofica assume tutto ciò?

Copertina RollingStone, edizione Luglio 2018.

Hobbes e l’accumulazione di potere

Un autore come Hobbes, data la profondità e integralità della sua riflessione intorno alla politica, può venirci sicuramente in aiuto e risultare molto attuale. Le categorie concettuali della sua polemica contro i corpi intermedi possono essere riversate contro quella sovrastruttura oggi rappresentata dalle celebrità. Secondo Hobbes queste persone possono costituire un grande pericolo per lo Stato. Lui infatti li considera dei grandissimi ‘accumulatori di potere’, in quanto godono di onore e prestigio, due concetti chiave per l’autore del “Leviatano”. Questa notorietà acquisita in campi extra-politici può dunque essere strumentalizzata contro la politica stessa. Lo Stato, per Hobbes, non deve tollerare ciò. La critica si conclude con un’esortazione ad impedire che questo fenomeno avvenga. Posto che il problema sussiste, possiamo davvero accettare oggi questa risoluzione? Assolutamente no. In un sistema democratico come il nostro non ci deve essere posto per la censura.

Kant ed il doppio uso della ragione

Se la riflessione di Hobbes sfocia in un’intolleranza verso questa ingerenza esterna, di altro avviso è la proposta di Kant. Nel saggio “Risposta alla domanda: cos’è Illuminismo?” il filosofo di Königsberg struttura un doppio uso della nostra ragione, uno privato e uno pubblico. Quello privato riguarda ogni ambito in cui noi esercitiamo la ragione, e dunque le nostre capacità, come dipendenti o funzionari di qualcun altro. Nell’esporre un pensiero o nel condurre un’azione per conto di altri noi non dobbiamo far emergere le nostre avversità verso di esso, ma soltanto eseguire i compiti ordinati. Quello pubblico invece consiste nel mettere a disposizione, nell’offrire le proprie idee a quella comunità chiamata mondo. Questo uso è svolto in totale autonomia di giudizio. Quando dunque parliamo all’umanità intera unicamente sotto la dipendenza di noi stessi, siamo legittimati ed anzi dobbiamo esprimere tutto ciò che pensiamo. In tale utilizzo non c’è spazio per la censura, poiché ogni idea vuole contribuire non ad ostacolare il sistema esistente, ma solamente ad aiutare il genere umano a progredire.

Dario Montano

 

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