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La serie “Pane e libertà” e il caso Sagnet ci spiegano cosa sia il caporalato

La miniserie televisiva “pane e libertà”, biografia di Giuseppe di Vittorio; la commedia “l’isola degli schiavi” di Pierre de Marivaux, e la nomina a cittadino onorario di Lecce di Yvan Sagnet (09.09.2020), ci offrono spunti interessanti sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento sul lavoro.

Scena tratta della rappresentazione dell'”isola degli schiavi” al teatro Duse nel 2017.

Il cinema ed il teatro sono da sempre visti come semplici fonti di intrattenimento, ma, non bisogna dimenticare che essi sono anche efficaci mass-media, per questo di seguito verrà esposta la piaga sociale ed economica del caporalato tramite le due opere sopracitate, comparate ed affiancate al recente fatto di cronaca che vede l’ingegnere e sindacalista camerunese Yvan Sagnet premiato con il titolo di cittadino onorario di Lecce (fatto che poi, come  vedremo avrà favori e controversie).

Cos’è il caporalato?

A livello normativo il codice penale esplica questo fenomeno con l’articolo 12 del D.L. 13 agosto 2011 n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, questo nuovo reato prende il nome di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, pena prevista: la reclusione da 5 a 8 anni e multa da 1000 a 2000 euro per ogni lavoratore coinvolto.

Cerchiamo ora di dare una definizione un pochino più semplice, addolcita e meno accademica:

Con caporalato si intendono prestazioni lavorative chiaramente irregolari e a basso costo, in cui a capo vi è un “caporale” (di solito a capo di un’azienda agricola o un’impresa edile: agricoltura ed edilizia sono i due settori in cui questo fenomeno è più sviluppato), che recluta in modo del tutto irregolare e dietro ad uno stipendio misero, parliamo di 2/3 euro l’ora, categorie sociali che soffrono di particolari disagi.

Cosa si intende però con “particolari disagi”? Generalmente coloro che faticano a trovare altre fonti di reddito, oppure gli immigrati che, a causa di condizioni di indigenza si accontentano del salario minimo loro offerto, della prestazione lavorativa irregolare, e delle inumane condizioni lavorative.

Braccianti agricoli in un campo di lavoro a Foggia.

La scelta delle opere

Queste due opere offrono spunti interessanti riguardo questa tematica, poiché ci proiettano direttamente nella realtà dei servi nell'”isola degli schiavi”, derisi e vituperati dai loro padroni, e dei “cafoni” di Cerignola, tra i quali vi era lo stesso Di Vittorio prima di diventare sindacalista, deputato e capostipite per quella che era la lotta per i diritti dei lavoratori e dei braccianti agricoli nelle masserie pugliesi.

Nella commedia di Marivaux: due servi un uomo ed una donna, e due padroni, un uomo ed una donna, si ritrovano sulla cosiddetta isola degli schiavi, il cui governatore impone ai personaggi uno scambio di ruoli, poiché l’isola è un luogo di redenzione, in cui i padroni devono espiare le loro colpe verso i servi, accantonando superbia ed arroganza; mentre i servi, nei panni (letteralmente si scambiano d’abito) dei loro padroni, devono liberarsi del rancore che nutrono per i loro aguzzini: lo scopo di ciò sarà ristabilire i ruoli in modo da far render conto ai padroni dei soprusi che essi hanno da sempre esercitato sui loro poveri servi, che altro non volevano che un minimo di riconoscenza e dignità.

La Miniserie “Pane e libertà” di Alberto Negrin invece, ci racconta come già detto, la storia di Giuseppe di Vittorio e dei “cafoni” di Cerignola, braccianti agricoli (tra cui vi era anche suo padre, morto in un incidente sul lavoro nel 1902) sfruttati dal barone del paese. Di Vittorio organizzerà uno sciopero con lo scopo di “estorcere” ai proprietari della masseria migliori condizioni lavorative e migliori salari per i contadini, Di Vittorio diverrà poi membro della camera del lavoro di Cerignola e diventerà deputato socialista anche nel periodo del ventennio fascista, in cui visse da fuggitivo per alcuni anni, ma tutto questo come si suol dire, è storia.

Scena tratta dal film “pane e libertà”.

Il caso Sagnet

Proprio l’altro ieri, 09.09.2020, Jean Pierre Yvan Sagnet, viene nominato cittadino onorario di Lecce, a seguito del suo impegno nella lotta contro il caporalato e lo sfruttamento irregolare dei lavoratori nelle masserie pugliesi, lui che nell’estate 2011 lavorò in una masseria di Nardò, nel Salento, provando direttamente sulla sua pelle quello che è lo sfruttamento lavorativo irregolare a salari bassissimi.

Sagnet organizzò una protesta a causa delle inumane condizioni di lavoro nell’azienda agricola, tramutatasi in sciopero, durato circa un mese, che portò all’introduzione del reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, a seguito del quale ci fu un processo che valse la condanna a 12 imprenditori e caporali.

Conclusione

I consiglieri comunali di Lecce appartenenti al centro-destra, hanno preferito abbandonare l’aula durante il voto per la nomina di Sagnet a cittadino onorario di Lecce, denotando:

“…ancora una volta una preoccupante scelta di campo sul piano dei valori della dignità e del rispetto dei lavoratori e degli esseri umani, qualunque sia la loro provenienza”.

Da “La Repubblica” 09.09.2020

Quindi: ora che abbiamo capito cos’è il caporalato e cosa comporta sul piano della dignità del lavoratore e delle condizioni di lavoro, tramite il film e la commedia teatrale sopracitati, possiamo affermare che l’episodio di qualche giorno fa, che vede i consiglieri comunali di Lecce appartenenti al centro-destra implicati, è in verità piuttosto spiacevole; possiamo concludere quindi, che la lotta al caporalato ed ai diritti dei lavoratori ha fatto passi da gigante, basti pensare che fu istituita una nuova legge mirata alla condanna di questo fenomeno, ma evidentemente ancora non “sta a cuore” a tutti, per cause di orientamento politico? a causa della provenienza di Sagnet? chi lo sa.

Nonostante i passi da gigante, la lotta contro il caporalato ed il lavoro irregolare, è purtroppo ancora lunga a fronte dei dati poco confortanti dal punto di vista della regolarità/irregolarità dei rapporti lavorativi attivi in questo momento in Italia (uno dei paesi che “fa più nero” in tutta Europa), non solo per quanto riguarda le masserie pugliesi, i cantieri lombardi ecc. ma lungo tutta la penisola ed in tutti i settori lavorativi.

 

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