La tragica morte del giovane Willy Monteiro: il concetto di devianza spiega l’abuso della forza

Durante la notte del 6 settembre è accaduto un fatto scioccante: Willy Monteiro Duarte, un esile ragazzo di 21 anni, è stato brutalmente ucciso da un gruppo di quattro ragazzi tra i 25 e i 28 anni.

A Colleferro, in provincia di Frosinone, il giovane Willy Monteiro durante quella notte si era avvicinato a due ragazzi che litigavano per placare una rissa, uno dei quali era un suo vecchio compagno di classe, e dopo essere stato allontanato è stato rincorso dai quattro ragazzi che lo hanno assalito e ucciso di calci e pugni, anche mentre era a terra indifeso.

I quattro giovani assassini

Marco Bianchi, Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia sono i quattro indagati per l’omicidio di Willy, in realtà al momento gli indagati sarebbero cinque, ma il nome del quinto non è stato reso pubblico. Questi quattro ragazzi sono dei patiti del culturismo, praticavano arti marziali da anni e nel loro paese erano già famosi per essere delle persone violente, date le numerose risse che hanno scatenato.

Mario Pincarelli e Francesco Belleggia in questi giorni hanno rigettato le accuse nei loro confronti, accusando dell’omicidio esclusivamente i fratelli Bianchi. Ma numerosi testimoni hanno dichiarato di aver visto Willy circondato da circa 4/5 ragazzi.

I fratelli Bianchi, in particolare, sono sempre stati riconosciuti per la loro aggressività. Erano cultori dell’MMA, uno sport che comprende boxe e arti marziali. Uno sport che insegna il rispetto dell’avversario e la disciplina, cose che i due ragazzi non erano soliti avere, poichè hanno sempre usato violenza anche fuori dal ring.

Chi era Willy Monteiro

Willy Monteiro Duarte, aveva 21 anni ed era di origini Capoverdiane, ma è cresciuto a Colleferro ed era perfettamente integrato nel suo paesino. Viene descritto da chi lo conosceva come un ragazzo molto educato e pieno di ideali. Willy era una grandissimo amante del calcio e tifoso della Roma. Era una giovane promessa della squadra di Paliano e il suo sogno era quello di giocare nella sua amata Roma un giorno.

Tra gli studi e il calcio, Willy lavorava anche come cuoco in un albergo di Artena, dopo un’estate passata a lavorare in un villaggio turistico in Calabria.

La sera dell’omicidio Willy era a lavoro, aveva staccato poco prima ed era andato a prendere gli amici per uscire. Lui non beveva e non fumava, per questo era sempre lui a prendere la macchina. Era un ragazzo molto responsabile e ne ha dato la prova intervenendo nella rissa in cui era coinvolto un suo vecchio amico.

La famiglia di Willy, i suoi amici e tutta Italia chiede giustizia per il giovane Willy, strappato alla vita troppo presto.

L’abuso della forza e la devianza

In sociologia, ogni forma di violenza è una forma di devianza, soprattutto se verso un singolo debole da parte di un individuo più forte. Nella prospettiva sociologia in realtà un soggetto deviante è colui che ha dei comportamenti non conformi alle norme sociali prescritte e che costituisce una minaccia per la comunità.

Quando i sociologi parlano di devianza fanno riferimento anche agli stranieri che non sono ben integrati nella società.

La vera devianza risiede nella violazione del prossimo

Willy era perfettamente integrato nel suo ambiente, ma anche se non lo fosse stato, perchè definirlo deviante? Avrebbe meritato ciò che gli accaduto? ASSOLUTAMENTE NO!

La vera e propria forma di devianza la possiedono coloro che usano violenza verso il prossimo, soprattutto se gratuita, soprattutto se esercitata verso un individuo in netta minoranza fisica con l’avversario, o peggio, con gli avversari.

I soggetti devianti in questo caso hanno bisogno di un’istituzione totale (termine coniato da Erving Goffman), la quale ridimensionerebbe il loro atteggiamento e la loro visione dell’altro. Perchè nel caso di Willy Monteiro, gli aggressori hanno bisogno di essere rieducati al rispetto del prossimo!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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