La Rivoluzione francese: guida alla lotta democratica secondo Burke e de La Boétie

Il panorama democratico europeo di oggi viene confrontato alla visione dei filosofi politici Edmund Burke e Etienne de La Boétie

Maschera di Guy Fawkes, simbolo della rivoluzione anarchica

Secondo un’attenta analisi delle odierne democrazie europee, il modello democratico costruito dopo la caduta dell’Ancien Regime con la Rivoluzione francese secondo Edmund Burke non sarebbe possibile senza riprendere la tradizione classica, aristotelica e tomista, della prudenza. Quindi è fondamentale imparare dal passato. Dalla parte opposta di questo dibattito invece si trova il filosofo francese del XVI secolo Etienne de La Boétie che con il famoso “Discorso sulla servitù volontaria” sostiene una posizione politica più anarchica rispetto a quella del collega inglese.

La nascita delle democrazie moderne

La presa della Bastiglia il 14 luglio 1789

Le repubbliche europee odierne sono relativamente giovani, per esempio, basti a pensare all’Italia che ha circa 70 anni di repubblica oppure a quella francese, dalla quale è partita questa esplosione di ideali repubblicani e democratici. Infatti dalla presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, ha inizio la Rivoluzione francese che come una grossa marea invade con il terrore tutte le monarchie del XVIII secolo che, quasi come se questa rivoluzione fosse religiosa, censurano ogni tipo di ideale rivoluzionario nei propri paesi e addirittura dichiarano guerra alla Francia rivoluzionaria. Tuttavia il protagonista della rivoluzione è il popolo, non la monarchia, che si vede anche abbastanza diviso internamente tra le varie ideologie ed i ceti sociali (clero, giacobini, sanculotti,…) , tra il popolo ci sono anche quelli che temono la rivoluzione, come è successo con i contadini e proprietari terrieri che sostenevano la monarchia francese e combatterono contro gli stessi compatrioti, causando guerre civili come le guerre di Vandea. La libertà democratica ha comportato quindi molte lotte sanguinose per essere conquistata, e in particolare Burke denota che spesso il popolo, in preda al fervore, nell’instaurare una repubblica democratica non riesce ad assegnare i diritti individuali e tutto diventa preda della collettivizzazione, talvolta violenta quando questa è anche anarchica. La dimostrazione di questa filosofia della Storia data da Burke sembra smentire la probabile soluzione anarchica fornita da de La Boétie.

Discorso sulla servitù volontaria

Statua del filosofo Etienne de La Boétie

Nel XVI secolo durante le guerre di religione in Francia, un amico del famoso filosofo Michel de Montaigne, Etienne de La Boétie, anch’egli filosofo produce la più importante opera della sua breve vita, il Discorso sulla servitù volontaria, che può essere anche considerato come un precursore del Manifesto del partito comunista. Il discorso infatti ha come protagonista la massa popolare, ed illustra come le catene che opprimono questa possono essere spezzate facilmente, proponendo ai sudditi di non mettersi al servizio di un tiranno, che in realtà non è più che un singolo uomo innalzato volontariamente dalla sua servitù, i sudditi appunto, questi non devono fare altro che smettere di comportarsi come servi senza obbedire agli ordini e riprendersi la loro naturale libertà, perché tutti gli uomini per natura nascono liberi. Nel comporre il suo trattato de La Boétie non dimentica di fare un’analisi della filosofia della Storia elencando situazioni in cui si è deposto un tiranno, come nel cesaricidio da parte di Bruto e Cassio, e anche quali siano gli strumenti che usano i tiranni per incatenare il popolo, questi strumenti non sono sempre le armi ma anche quelli che sembrano benefici come il panem et circenses che in realtà soggiogano il popolo nell’ozio. La liberazione proposta dal filosofo francese è promettente e rivoluzionaria ma implica una enorme contraddizione: dopo l’insurrezione per non rimanere in uno stato di anarchia serve comunque una guida, quindi il popolo si ritroverà sempre a dover seguire gli ordini di un capo o di un gruppo di uomini.

La vittoria del modello classico

Dopo la sua attenta analisi politica, Burke capisce che dopo la rivoluzione nell’instaurare un nuovo governo, per non avere effetti collaterali come le guerre civili sopracitate, bisogna attenersi alla tradizione classica di origine aristotelica e tomista della prudenza. Secondo la quale nel costruire un presente bisogna guardare al passato, per comprendere gli errori e imparare da questi, ma anche avere una visione del futuro per non cadere alla prima difficoltà e, anzi, prepararsi a resistere.

 

 

 

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