La logica del Terrapiattismo: gli equivoci del soggettivismo

Parola ai Terrapiattisti: il crollo di ogni certezza

È il sedicesimo secolo. Niccolò Copernico elabora la moderna teoria eliocentrica, col Sole al centro del sistema delle orbite planetarie. È con la rivoluzione copernicana, dunque, che la concezione geocentrica dell’Universo viene sradicata e soppiantata con vigore. Del resto, il termine ‘rivoluzione’ deriva dal latino tardo revolutio -onis ‘rivolgimento, ritorno’, da revolvĕre: voltare di nuovo. Significato originario era quello del moto di un corpo celeste intorno al centro (oggi, al suo centro di gravitazione); è con la svolta copernicana che esso assume il senso di netto ribaltamento di un sistema concettuale sino ad allora universalmente accettato. Sarà, infatti, a partire dal diciassettesimo secolo e dall’Illuminismo che ‘rivoluzione’ vorrà dire brusco cambiamento.

Non c’è da stupirsi, allora, se tentativo dei Terrapiattisti (i sostenitori della ‘piattezza’ della Terra) è quello di ‘voltare di nuovo’, di ‘ritornare’ alla tesi della terra piatta, con il sole che le gira intorno. D’altronde, Copernico era un prete, no? Altro che un fisico, astronomo, scienziato: ebbene sì, un prete. La sua attività è da ignorare, le sue gesta da disconoscere… che ‘rivoluzione’ torni al suo significato originale! La Rivoluzione francese è un ritorno, non più un cambiamento. 

Ma, ora, abbiamo mai pensato a cosa realmente ci dice il terrapiattismo… a quali siano le concrete implicazioni di tale visione? Da un lato c’è il terrapiattista, e dall’altro ci siamo noi; entrambe le parti peccano. Noi non guardiamo veramente all’argomento, ignorandolo a priori, data la sua ‘audace’ esagerazione; il terrapiattista sbaglia in logica: chiudendosi in un soggettivismo estremo, sebbene fondi il suo argomento sulla negazione – anzi, sull’impossibilità di dimostrare una negazione, e malgrado tutto abbia negato, prende una posizione. E capiamoci meglio. Fate come fosse un gioco: fateli parlare, ascoltiamo. 

Parola ai Terrapiattisti: la Terra è piatta. È un disco, con al centro il Polo Nord e l’Antartide intorno. Il Sole e la Luna, delle stesse dimensioni, le girano intorno. Non significa, questo, soltanto negare la sfericità della Terra. Nel dire ‘La Terra è piatta’, tu neghi tutto. La nostra concezione dell’universo crolla, la storia è sconfessata, così come la scienza, la fisica e l’astrofisica, Galileo e Keplero. Eppure, era stato Aristotele a osservare per primo un’eclissi di Luna e a scoprire la sagoma del nostro pianeta dall’ombra creata su di essa. Può, pertanto, reggere tale argomento? Sì, nel caso neghi effettivamente tutto quanto: chi dice che Aristotele abbia veramente osservato un’eclissi di Luna… chi che sia esistito sul serio? Sembra, la parola ‘terrapiattismo’, trascendere i limiti stessi di qualsiasi forma di nichilismo, giungendo a ripudiare tutto il pensabile: l’insegnamento è fallace, una menzogna o un grande errore. La storia del pensiero arranca, il nostro stesso presente è un grande miraggio: i fisici e gli astronomi, per fare qualche esempio, o non esistono, o sono ingannati, o sono loro ad ingannarci. L’unico modo perché tutto questo sia logicamente possibile e realmente plausibile è, quindi, che il terrapiattismo nulla accetti.

Il soggettivismo: il terrapiattismo legittimato?

Quale premessa è l’unica a giustificare una radicale negazione? Presupposto indispensabile è il soggettivismo. Esso ci dice che non esiste alcuna realtà oggettiva, concepita, ovvero, come indipendente dal soggetto che la percepisce e la pensa. La realtà è quella del soggetto, non ci sono criteri di verità e di valore al di fuori di questi. Corollario di tale assunto è la negazione estrema, radicale, di quanto è esistente, secondo un’ottica affine al relativismo. Fu Protagora di Abdera, sotto l’influenza del pensiero di Eraclito, a proclamare per primo la forza del soggettivismo. “L’uomo è misura di tutte le cose”, perché (i) le cose appaiono diverse a seconda di chi le percepisce, e perché (ii) ognuno giudica la realtà tramite parametri di specie/cultura/gruppo. È, tuttavia, già con la sofistica che si può intravedere l’accidentale degenerazione della dottrina: 

Nulla è; se anche qualcosa fosse, non sarebbe conoscibile; se anche qualcosa fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile agli altri.”

È il quinto secolo prima di Cristo. Gorgia di Lentini si carica della prima, esasperata, messa in discussione della metafisica da parte del pensiero occidentale. Anticipando Kant ed empiristi, dichiara una prima forma di agnosticismo metafisico e teologico: l’essere, “per noi”, non esiste, perché non è umanamente né filosoficamente affermabile. E in questo sta un’altra grande anticipazione, che tocca Baudelaire come Nietzsche: l’espressione di un sentimento tragico dell’esistenza, che risiede nella consapevolezza dell’assoluta fragilità umana. Appare improvvisamente possibile un orizzonte di legittimità per Il terrapiattismo, ci appare ‘cartesiano’, quasi, nel dubitare di tutto. Cartesio dubitava, sì, ma non perché amasse il ‘no’, bensì il ‘sì’. Nel suo estremo amore della certezza, egli le distrugge tutte quante. Ma attenzione, e anticipo la conclusione, quello del terrapiattismo finisce per essere un grande e irrisolvibile paradosso, ammettendo un’unica risoluzione: la motivazione alla base non è un tentativo filosofico di negazione o dubbio, è un semplice ‘complottiamo’. Il terrapiattista, estremo negatore, sommo nichilista, nondimeno, si macchia di vari e grossolani errori di logica e valutazione. E, riassumendo, consideriamoli più chiaramente. 

La logica del Terrapiattismo: errori e soluzioni

Supponiamo innanzitutto che un terrapiattista sia realmente in grado di concepire le proprie parole. Sia ovvero in grado di analizzare il proprio argomento e considerarne le ripercussioni, cosa che mai, realmente, avviene, dato il suo limitarsi a ‘complottare’ contro tutto e tutti. Sotto questa premessa, diciamo:

  • ‘La Terra è piatta’ significa negare tutto: civiltà, insegnamento, scienza, storia, filosofia, la stessa nostra concezione del presente. Malgrado ciò, la frase con cui tutto nega (‘La Terra è piatta’) è un’affermazione di verità, è l’opposto di ciò che nega. Nel momento in cui nega tutto, ne afferma – per ripicca, sembra – il contrario. E, infatti, non c’è da stupirsi nel vedere come i terrapiattisti non si limitino a elucubrare filosoficamente, che sarebbe di gran lunga meglio, seppur non lo sembri, e che giungano a citare prove fisiche, prove ‘scientifiche’, non soltanto per annunciare che la scienza studiata e insegnata è sbagliata, ma che è anche frutto di un inganno ripugnante;
  • Porre l’impossibilità di dimostrare una negazione a fondamento di un argomento è un fenomeno alquanto diffuso, sia in campo accademico che nella vita di tutti i giorni. Pensate a un litigio con vostro un vostro amico/a, fratello/sorella: “Allora hai ragione tu…” e si chiude il discorso. L’argomento dei terrapiattisti finisce in gran parte per fondarsi sull’impossibilità di dimostrare una negazione. ‘La Terra non è piatta’, come fai a dimostrarlo… come fai a dimostrare che non lo è? Certo, dici, dimostrando che è sferica, ma nel dire ‘La Terra non è piatta’, io dico ‘ogni certezza è fondata’. Come fai a dire che ogni certezza ha un fondamento, che ciò che vedi è come lo vedi… che tu esisti? Tipico errore, in ognuno di questi casi, è quello di distinguere un’affermazione da una negazione. In logica (filosofia) la negazione è necessario invece assolutamente e rigorosamente dimostrarla1.

Quale rimanga l’unica verosimile soluzione all’enigma del fenomeno, più che dell’argomento, dei terrapiattisti, pare, a questo punto, alquanto evidente: la sua motivazione di base non è un tentativo filosofico di negazione o dubbio, è, bensì, complotto, cospirazione, un intimo tramare contro tutto e tutti.

Conclusione

Il terrapiattismo, strano a dirsi, dà vita a un’interessante e per niente semplice riflessione. Il terrapiattista ripudia, ma nel negare tutto prende, eccome, una posizione: quindi, non solo fonda il suo argomento sulla negazione (l’impossibilità di dimostrarla, quando va invece necessariamente dimostrata), ma prende, secondo un’attività del tutto illogica, posizione. Si rivela, il suo, un soggettivismo fallace e falso.

Pertanto, voi ‘sferici’, pensateci: non siate voi stessi a ripudiare, perché non finisca, questo ripudio, per essere un ‘rifiuto di pensarci’. In quanto a voi altri, terrapiattisti, smettetela di dire che la Terra è piatta, o di creare nuove teorie e credenze, perché, in tal modo, finite per non negare niente, per smentirvi ancor prima di parlare. Se proprio volete negare, fatelo anzitutto senza contraddirvi. 

Giovanni Lorenzetti

 


1 In logica formale la negazione, come qualsiasi altro connettivo logico (congiunzione, disgiunzione, condizionale, bicondizionale), va rigorosamente dimostrata. Lo schema riportato sotto raffigura il procedimento di “prova formale” di una negazione: presupponendo (alla riga i) che sia vero A, e supponendo che (alla riga j – può essere successo di tutto tra i e j) si è giunto a una contraddizione (‘⊥’ sta per ‘contraddizione’), si può ‘introdurre’ una negazione: possiamo ovvero affermare ‘non A’.

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