Negli ultimi anni i social network hanno incrementato i loro ‘poteri’ e le loro ‘influenze’ sulle persone. Sono spuntati (e continuano a spuntare), ‘influencers‘, ‘modelli di tendenza’, ‘cuochi di strada e gourmet‘, star dello spettacolo attivissime sui social e chi più ne ha più ne metta. Persone che pongono la loro vita sotto le luci della ribalta, attraverso lo strumento ‘principe’ dei social network, tendono ad ‘idolatrare il proprio ego’ e a fare in modo di avere dei fans, o più recentemente definiti ‘followers’. Si pensi, ad esempio, alle due figure che in questo periodo alimentano molte polemiche sugli stessi social per il loro stile di vita dedito al lusso: Chiara Ferragni e Fedez. Sposini da poco, i due coniugi, l’uno cantante, l’altra influencer, stilista e blogger, sono l’emblema dell’utilizzo odierno dei social network, servendosene per raccontare ogni aspetto della propria vita, persino la nascita del loro primogenito. Recentemente poi, la Ferragni ha ‘brandizzato’, in gergo tecnico, una nota linea produttrice di acqua con il proprio marchio, aumentando notevolmente i prezzi di una singola bottiglia.

Chiara Ferragni e Fedez. (Fonte: cosmopolitan.com)

Tutto il mondo attuale ruota in qualche modo e in minima parte attorno ai social. Essi permettono alle persone di “esternare” una parte di loro stessi,  mostrano ciò che si fa nella vita quotidiana per rendere partecipi gli altri, anche dei propri meriti e lussi. Tutto ciò contribuisce a creare una spirale di invidia che alimenta la caccia al ‘successo personale’ a qualsiasi costo, alimentando talvolta fenomeni come il cyberbullismo. L’invidia può essere ‘sana’ per incentivare e motivare il soggetto a dare il meglio di sé, ma sempre fino ad un certo punto. Le persone diventano eccessivamente invidiose di altre, le quali fanno il possibile per mostrare al mondo le proprie fortune e i propri status sociali. L’egolatria, ovvero l’idolatria volontaria del proprio ego, accresce la percezione che si ha di sé stessi, rendendo le persone capaci di credere di poter fare qualsiasi cosa, di avere il diritto di compiere qualsiasi azione, anche moralmente discutibile, tutto perché sono al centro dell’attenzione, convinti di un’intrinseca ‘importanza speciale’ che li differenzia dagli altri.

(Fonte: lifepersona.com)

Tra le molte serie televisive ve n’è una in particolare che crea un’ipotetica visione del mondo in rapporto all’evoluzione e all’invasione delle tecnologie nelle nostre vite: Black Mirror. Serie antologica formata da episodi auto conclusivi, Black Mirror racconta in ogni puntata una visione futuristica (a volte non così futuristica) del mondo, evolutosi al pari delle tecnologie, dei social o di qualsiasi elemento attuale della nostra realtà. In particolare nella prima stagione, più precisamente nel secondo episodio, viene raccontata la storia di due ragazzi, Bing e Abi, residenti in una struttura particolare che costringe ad usare una cyclette davanti ad uno schermo, nel quale appare la versione di un avatar personalizzato che affronta diverse sfide per racimolare i cosiddetti ‘meriti‘ (qualcosa di paragonabile agli attuali mi piace e follower), con i quali si possono acquistare dei privilegi o addirittura ottenere del cibo extra. In tale edificio, tutto ruota attorno alla pubblicità esterna e a quella che si fa di sé. Bing, avendo molti ‘meriti’, vive una vita abbastanza agiata ma un giorno sente cantare una ragazza, Abi, e se ne invaghisce. Intuendo che la ragazza abbia talento, cerca di fare amicizia con lei, arrivando a donarle parte dei suoi numerosi meriti per permetterle di accedere ad uno dei privilegi: esibirsi in un talent show e inseguire il sogno di diventare cantante. Abi ottiene la possibilità di compiere la sua audizione ma prima di esibirsi le viene data una bevanda che assopisce i suoi sensi, rendendola più docile davanti ai giudici che in questo modo possono avere maggiore controllo su di lei e le sue scelte. La sua esibizione sembra andare a buon fine ma i giudici ammettono che il suo stile è legato ad un’epoca troppo distante da quella attuale. Uno dei giudici, esperto nel campo della pornografia, le propone di scritturarla per alcuni suoi film. Lei, intontita a causa della bevanda precedentemente assunta, accetta. Bing, che ha assistito a tutto, è sconvolto.

Bing (a sinistra) interpretato da Daniel Kaluuya e Abi (a destra) interpretata da Jessica Brown Findlay. (Fonte: tpi.it)

Bing è abbattutto per ciò che è successo. Nella sua stanza fatta di schermi ha uno scatto di rabbia e rompe uno degli schermi. Raccoglie uno dei cocci e lo nasconde, decidendo di riconquistare i meriti necessari per presentarsi anch’egli al talent show. Una volta riuscito ad ottenere la sua audizione, dopo essersi allenato in un balletto da presentare nello spettacolo, arriva dal cospetto dei giudici. Dopo averli distratti col suo balletto, e aver astutamente evitato di bere la bevanda stordente, estrae il coccio precedentemente nascosto, minacciando di suicidarsi e attaccando l’intero sistema subdolo e schiavista al quale è sottoposto. I giudici sono visibilmente colpiti ma propongono comunque, con una sfacciataggine da manuale, di creare uno show apposito dove Bing possa polemizzare e denunciare i difetti del sistema, con il caratteristico coccio puntato alla gola. In poco tempo Bing diventa una star e viene creato anche un avatar personalizzato che gli altri utenti possono scegliere. L’episodio quindi, mostra come la spettacolarizzazione estrema renda l’atto stesso del suicidio e della denuncia sociale come uno show. Lo stesso Bing, che sembrava essere legato a dei principi, cade nel meccanismo dell’egolatria. Ricevendo improvvisamente successo e gratificazione, la sua persona si sente realizzata a tal punto da farle dimenticare chi fosse e perché ha agito in quel modo.

La scena in cui Bing minaccia di suicidarsi dinanzi ai giudici. (Fonte: tvdatabase.wikia.com)

Black Mirror ci insegna quanto il successo possa essere pericoloso, quanto possa far smarrire sé stessi, rinunciando ai principi ai quali eravamo legati. L’inebriamento causato dai social, i quali rendono le persone simili a delle mini-star e la loro quotidianità simile ad uno show televisivo, possono implementare l’egolatria? Il circolo di invidia, che si crea a seguito della vanità manifestata dalla gente sui social network, può essere pericoloso per i rapporti sociali ed umani? Guardiamo con interesse e soprattutto con giudizio a ciò che una serie come Black Mirror può dirci, sperando che non si riveli un eccellente e infausto profeta.

Luca Vetrugno

 

 

 

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