Introduzione

Ci sono caratteristiche della nostra specie animale che sono imprescindibili, che anche se possono essere non accettate, ci sono e continuano ad emergere, naturalmente, in maniera spontanea. Tra queste è sicuramente presente la faziosità.  Basta prendere un qualunque testo di storia e ripercorrerne gli annali per non smettere di contare tutte le guerre, grandi e piccole, conosciute e sconosciute, addirittura inventate, che costellano la storia della nostra specie e degli dei della nostra specie. Non possiamo evitare quest’attributo della nostra natura. E se non bastasse la storia a convincervi, basta che accendiate la tv, leggiate un giornale o che vi facciate anche solo un giro online. Cambiano i secoli, i costumi, le mode, gli dei, le tecnologie, gli hobby, la posizione dell’Italia rispetto all’Africa, cambia il clima, cambia la nostra posizione nella galassia, ma non smetteremo ma di essere faziosi

Da dove partiamo?

Per affrontare questa scomoda consapevolezza partiamo da un programma televisivo molto popolare e longevo: ‘Ciao Darwin’. Siamo tutti consapevoli sia un programma trash, nato e congegnato per incollare il popolo poco pretenzioso, o quello che vuole rilassarsi e divertirsi, al televisore. Quasi tre ore di luoghi comuni. Ma perché partiamo da questo? Perché nonostante la natura assolutamente non scientifica e non culturale di questo prodotto, ci mette comunque sullo schermo qualcosa che potrebbe essere considerato, con le dovute accortezze nell’affermarlo, un’esperimento, affine anche al tema che stiamo trattando. Nel programma vediamo sempre contrapposte due fazioni, due compagini agli antipodi, che credono, nei rispettivi eccessi, di detenere il primato sull’altra e per farlo valere si scontrano. In questa descrizione avete trovato qualcosa di molto differente da una qualunque altra dinamica che porta due gruppi ad affrontarsi e scontrarsi? A livello di principio, a livello ontologico, stiamo parlando della stessa cosa accaduta tra Guelfi e Ghibellini, tra Romani e Sabini, tra tifosi del Milan e tifosi dell’Inter, tra USA e URSS. Perché ciò accade? Come funzionano queste dinamiche? Nelle righe successive cercheremo di dare una spiegazione scientifica avvalendoci della Psicologia sociale, senza dilungarci troppo e provando ad essere completi.

 

Cosa ci dice la psicologia sociale.

Brevemente va subito chiarito che questo settore delle scienze psicologiche si occupa del modo in cui individuo e gruppo sociale creano la propria immagine, la comunicano agli altri, delle reciproche influenze e dello studio di impressioni, stereotipi e pregiudizi. Partiamo dal definire l’individuo, ossia l’uno del gruppo. Ogni individuo è caratterizzato da un’immagine sociale che prova e crede di comunicare, e un’immagine sociale data da come il soggetto viene percepito dall’altro. Nel caso in cui tra questi due aspetti vi è una buona comunicazione, le due immagini sociali andranno ad essere la stessa. Secondo il modello configurazionale di Asch, la mente del soggetto processa le informazioni sociali su un’altra persona in modo tale da attribuirle tratti centrali e tratti periferici e cambiando un tratto centrale viene variata di molto tutta l’impressione che dà quella persona. In questo discorso è importante anche come viene attribuita la causa del comportamento altrui: secondo la teoria dell’attribuzione di Heider, può essere fatta sia un’attribuzione interna, ossia una predisposizione di quella persona a comportarsi in quel modo, sia un’attribuzione esterna, ossia ricercando la causa di quel comportamento nella situazione sociale. Accade dunque che sulla base dell’impressione e dell’immagine sociale, persone simili vadano ad unirsi creando dei gruppi sociali definiti, ovviamente laddove la coesione sia molto forte e i tratti identificativi molto specifici. Altro elemento importante del nostro quadro è il pregiudizio e la sua funzione. Il pregiudizio è, etimologicamente, un giudizio che si forma prima del tempo, senza conoscere davvero, basandosi sullo stereotipo. Lo stereotipo è come se fosse un’ atteggiamento mentale molto utile che ci permette di leggere la realtà in maniera semplificata e quindi più rapidamente, che si attiva in maniera spesso automatica, che è socialmente definito e dunque con una radice culturale. E’ qui che si inserisce il gruppo e la faziosità. Il gruppo soddisfa il bisogno innato di appartenenza a qualcosa. Nel gruppo spesso si creano ruoli e gerarchie che permettono una più facile gestione interna del gruppo stesso. La coesione del gruppo è garantita da una serie di qualità e valori e idee che il gruppo detiene, crede di detenere. All’interno di un gruppo si innesca anche un processo di deindividuazione secondo cui si sente di essere anonimi in favore di una più importante identità del gruppo, dunque di conseguenza si innesca anche un processo di deresponsabilizzazione. A completare le dinamiche si aggiunge il groupthink, ossia il modo di pensare diventa elemento di coesione di quel gruppo, dunque si allinea per tutti sullo stesso filone e diventa più importante di una realistica considerazione dei fatti. A questo punto accade che, tra due gruppi che si confrontano, la percezione di maggiore omogeneità del gruppo rivale diventa motivo di timore e dunque di ostilità e dunque di scontro, nonché elemento che al contempo rafforza la coesione nel gruppo.

“Togli il sangue dalle vene e versaci dell’acqua al suo posto: allora sì che non ci saranno più guerre.”                  -Lev Tolstoj

Giuseppe Benedetto.

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