Una storia maschile

Solo alla fine del ‘700 le donne cominciano a pensare a loro stesse, prima la donna era rappresentata nella cultura esclusivamente dal mondo maschile. Tuttavia il culmine del pensiero delle donne sulle donne si ha nel ‘900 in cui finalmente si trova una concezione delle donne da parte di loro stesse. Mary Wollstonecraft afferma infatti che la nostra storia è essenzialmente maschile. È l’uomo il modello di umanità. È l’uomo che elabora le figure femminili della cultura, che forma e produce il sapere. La donna non ha mai avuto libero accesso alla cultura e quindi non è mai stata formatrice e produttrice di sapere. Lo è stata solo in forma limitata stando alle condizioni poste dall’uomo.

8 Marzo

In questa giornata si celebra la donna, in particolare si ricordano il suo percorso di emancipazione e le discriminazioni ancora in atto. La festa nasce da movimenti femministi, la prima celebrazione risale al 28 febbraio 1909 negli stati Uniti. L’anno successivo al Congresso socialista di Copenhagen si decide di istituirla come festa nazionale. In Italia viene celebrata per la prima volta nel 1922. Le prime origini di un movimento femminile, quindi delle donne che pensano loro stesse, sono da ricercare tra gli anni ’70 e 80 del 1700, con Olympe de Gouges e Antoine Condorcet. Le donne cominciarono a richiedere il diritto di voto, la parità dei sessi, quindi iniziarono a richiedere l’uguaglianza. Il primo paese europeo ad adottare il suffragio universale fu il Granducato di Finlandia nel 1907. In Italia le donne votarono solo dal 1946. Furono traguardi importantissimi. Ma la donna è veramente libera? Possiamo affermare che la lotta per avere gli stessi diritti degli uomini l’abbia resa più emancipata? Se si, a che prezzo?

Mary Wollstonecraft

La Wollstonecraft afferma che le donne non sono inferiori per natura , ma perché sono loro stesse il prodotto di una cultura maschile che le ha volutamente rese inferiori. La donna infatti è stata formata dall’uomo per essere un “piccolo animale grazioso”, un oggetto animato che soddisfasse i suoi bisogni. L’unico modo per emanciparsi sembra essere proprio quello di avvicinarsi alla figura maschile, che resta modello di umanità. Quindi l’unico modo per essere libere è “diventare uomini”, avere gli stessi diritti del sesso maschile, essere come gli uomini. Mary Wollstonecraft nota come in questa prospettiva l’emancipazione femminile non sia una vera rivendicazione della donna, ma un continuo vincere del modello maschile, poiché in questo modo non sembra esservi un’identità femminile da portare alla luce. L’emancipazione appare piuttosto un tentativo disperato di plasmare le donne in uomini, senza chiedersi se quei diritti per cui si combatte appartengano veramente alle donne o se sono solo il prodotto di una cultura maschile che non è la loro.

Virginia Woolf

La novità di Virginia Woolf sta nel modo di concepire la differenza tra uomo e donna. La differenza non è infatti il risultato di una disuguaglianza di trattamento tra femmine e maschi. Non è un qualcosa destinato a sparire quando saranno garantite le medesime opportunità a uomini e donne. È piuttosto un‘espressione di positività e d’identità irriducibile di coloro a cui la cultura e la politica patriarcale hanno negato la manifestazione. Vi è un’estraneità positiva delle donne alla storia, ad esempio nel caso della guerra, che è un prodotto prevalentemente maschile. Esse sono portatrici di una cultura che non ha la guerra nella propria storia. Questa estraneità è proprio ciò che secondo Virginia Woolf può dare frutti e manifestarsi in un nuovo ordine sociale

Elena Bellinello 

 

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