La cognizione animale in un nuovo lungometraggio: Pets 2 nelle sale cinematografiche

Nelle sale cinematografiche è finalmente uscito il secondo capitolo di Pets – vita da animali: il condizionamento animale è nascosto tra la comicità Illumination Entertainment?  

Pets 2 – Vita da animali, decimo film d’animazione della Illumination, è il sequel della commedia campione d’incassi del 2016. Questo nuovo capitolo esplora le vite e le emozioni dei nostri animali domestici, il profondo legame che hanno con le famiglie che li amano. La psicologia ha indagato più e più volte il rapporto degli animali con oggetti inanimati e non. Gli esperimenti in laboratorio hanno permesso di valutare il grado di intelligenza dei nostri compagni di vita.

Pets campione di incassi: il secondo film ne segue le orme

Il primo Pets (2016), costato 75 milioni di dollari, ne ha portati a casa ben 875, confermando l’efficacia della strategia targata Illumination Entertainment: costi sotto controllo, concentrazione su caratterizzazione comica dei personaggi, nessuna ricerca estetica particolare, professionalità corretta e affidabile. Pets 2 – Vita da animali, decimo film della casa e suo primo sequel dopo la saga di Cattivissimo Me. Mira a riconfermare questa politica, con una struttura narrativa libera e tre storie parallele di tre protagonisti (Max, Nevosetto, Gidget), i cui destini convergono pretestuosamente nel finale. Solo la vicenda di Max ha un nucleo emotivo, mentre le altre due sono pure divagazioni comiche: come conseguenza, il film risulta meno a fuoco del predecessore, ma è facile immaginare che i più piccoli ne gradiranno la goliardìa.

Un film d’animazione con omaggi e citazioni famose

Gli animali del lungometraggio abitano in un palazzo più volte inquadrato dall’esterno, e ciò ci da la possibilità di vederli tutti insieme attraverso le finestre delle loro case, proprio come accade in La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock. Un altro omaggio verso il regista è visibile a casa del pappagallo di fronte i protagonisti: sulla parete accanto al televisore è appeso il poster del film di Alfred Hitchcock Gli uccelli (1963, storia incentrata su una inspiegabile rivolta dei volatili contro l’uomo). A un certo punto la gattina Chloe deve rintuzzare la avance amorose di un vecchio cagnone un po’ svampito. Gli ripete di non essere interessata e alla fine, esasperata, dice: «Io sono un gatto!». La risposta del cane, «Nessuno è perfetto», è un omaggio: la battuta più famosa del film A qualcuno piace caldo (Billy Wilder, 1959, con Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon). Un riferimento chiarissimo al musical Grease è presente grazie all’utilizzo di una delle sue canzoni più famose e Nevosetto, il candido coniglietto psicopatico sembra rifarsi chiaramente al killer che compare in Monty Phyton e il Sacro Graal.

La vera cognizione animale del mondo

Gli animali hanno come noi una fisica intuitiva che gli permette di avere delle aspettative sul comportamento di oggetti inanimati. Le conferme di questa ormai teoria non tardano ad arrivare grazie a vari esperimenti. Il tempo di fissazione di oggetti con comportamento inaspettato sono superiori. Un sistema automatico, veloce e sensibile si occupa invece della parte animata del mondo e del riconoscimento volti, in particolare per quegli animali per cui l’evoluzione lo ha ritenuto importante. Stimoli biologicamente rilevanti possono indicare protezione – come i padroni amorevoli – o pericolo – come nel caso di animali randagi. Capacità spaziali e di calcolo rendono gli animali molto più intelligenti di quello che si pensa: possono abilmente decidere se recarsi verso una ciotola con più o meno cibo e a non perdersi in grandi spazi e città. Basti pensare ai racconti anche cinematografici come in Torna a casa Lessie (1943) o anche nello stesso Pets a New York.

Animali quasi umani: e le emozioni?

Tra il condizionamento operante e le abilità innate gli animali avvicinano i loro comportamenti a quelli dell’uomo. Tra l’imitazione, l’inganno tattico e l’effetto audience, molti sono i comportamenti che vengono modificati con l’esperienza. Non abbiamo certezze sull’esistenza o meno di una parte emotiva negli animali. Studi scientifici ci portano a credere nella sua inesistenza per mancate conferme, ma l’etica e la nostra indole personale ci dicono il contrario. Tra i fatti di cronaca si è sempre parlato di comportamenti “umani” da parte di animali, basti pensare ai cani poliziotto che rimangono fedeli ai loro padroni anche nella morte.

Ci piace pensare che i dolci occhioni dei nostri animali domestici nascondano sentimenti di affetto. Non abbiamo bisogno di conferme empiriche per questo, a volte basta solo seguire ciò che ci dice il cuore e accontentare un attimo la scienza.

Francesca Morelli

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