Attacco a Pearl Harbor: perché fu l’inizio della fine dell’impero del Giappone

  (Pearl Harbor, da biografieonline)

L’economia del programma scolastico impone spesso una rapida “scivolata” sull’argomento, evitando una sua più dettagliata esplorazione. Non ci deve sorprendere dunque, che molti e famigerati fattacci storici vengano ingiustamente sintetizzati in scarni paragrafi, malapena infarinanti.
Come la prendereste se qualcuno vi dicesse che il Waterloo degli Stati Uniti, il bombardamento di Pearl Harbor, abbia in realtà segnato il declino dell’impero giapponese?

Cosa accadde?

L’attacco del 7 Dicembre 1941 prevedeva la distruzione della base americana a Pearl Harbor nelle isole Hawaii.
L’ammiraglio Isoroku Yamamoto aveva ordito un geniale piano d’azione per estromettere la flotta statunitense dal Pacifico, assicurando un vitale avvicinamento all’egemonia delle acque oceaniche. L’assalto chiamava a rapporto buona parte dell’arsenale nipponico; sorvolarono le Hawaii ben 389 velivoli, sostenuti da: portaerei, corazzate, sommergibili e navi cisterna per il rifornimento della flotta. Si trattò di una rapida, imprevista e violentissima azione, consumatasi in due ondate d’attacco: nella prima la difesa americana fu pressoché nulla, durante la seconda oppose una resistenza maggiore centrando 29 velivoli giapponesi.
Stampata e ripetuta tra giornali e libri di storia, la data del bombardamento, ai nostri occhi emblematica, fu dettata da una serie di calcoli e studi strategici.
Si scelse una domenica, giorno di libera uscita, ricreazione e preghiera, quando le difese dei marinai sono più vulnerabili, una notte di luna nuova e di buona visibilità.
La ricompensa di tanto acume non tardò ad arrivare; la maggior parte delle 96 navi ormeggiate nella baia furono distrutte o gravemente danneggiate. Tre corazzate: L’Arizona, la Utah e l’Oklahoma squarciate irreparabilmente e gli aerei nelle piste di atterraggio dell’isola, ridotti a cenere.

Questione di scarsa lungimiranza.

Yamamoto poteva ritenersi soddisfatto, direte voi!
Invece, ciò che mancò all’ineccepibile offensiva nipponica fu la lungimiranza. Anzitutto, una nave affondata in acque poco profonde, come quelle della laguna, può tornare in brevissimo tempo operativa; sei mesi più tardi infatti, la maggior parte delle imbarcazioni era stata riabilitata.
Secondariamente, aspirare al totale annichilimento navale del nemico è brillante, solo se questo non dispone di altri mezzi per riarmarsi e tornare all’attacco.
Il 7 Dicembre 1941 le tre più grandi portaerei del Pacifico non erano ormeggiate alle Hawaii, ciononostante l’attacco venne portato a termine, non considerando la loro assenza.
Saranno proprio i loro sky-jump  a condurre le successive e cruenti controffensive americane: la potenzialità d’offesa aerea non era stata minimamente compromessa.
Infine, l’improvviso genocidio nipponico divenne il fulcro della propaganda interventista americana e aizzò contro di sé quello stesso odio, che avrebbe detonato le bombe più distruttive della storia.
                                                                                                                                                                        Leonardo Botticelli

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.