Elezioni parlamentari in Danimarca: al potere i socialdemocratici, ma tolleranza zero sull’immigrazione
  •         (Sovranismo 2019, da La Repubblica)                                                     La vera sfida della nostra Europa si ben metaforizza in una banale espressione: ” intendiamo pagare alla romana od ognuno il suo?”

Il trend è cambiato e il cittadino europeo medio preferisce un rappresentante che si occupi degli interessi nazionali ché di quelli comunitari. In questa escalation senza precedenti verso un dilagante sovranismo, alcune realtà ci danno un taglio e rinnovano la fiducia alla sinistra.

Elezioni politiche in Danimarca

La Danimarca conta, in percentuale, una tra le presenze straniere più alte in Europa: circa un abitante su dieci è immigrato. Questo lascerebbe intuire che, alle elezioni per il rinnovamento del parlamento del 5 Giugno 2019, gli aventi diritto al voto abbiano optato per alternative politiche tendenti al conservatorismo.
A disattendere le aspettative è il risultato, sopraggiunto nella prima mattinata del giorno successivo, che incorona la giovane leader quarantunenne del partito socialdemocratico Mette Frederiksen.
Il partito SD danese, che ha ottenuto il 26% dei voti e ha raggiunto la nomina di prima forza politica del paese, intende creare una coalizione di minoranza con le sinistre. A risentirne è il partito popolare, in netto calo rispetto alle elezioni precedenti. Bene il presidente liberale uscente che supera il 20%.

Linee restrittive sull’immigrazione

Mette Frederiksen ha più volte dichiarato l’intenzione di cercare l’appoggio dell’uscente governo di centro-destra per le questioni relative all’immigrazione. Sembra quindi che la Danimarca fuoriesca dagli odierni tracciati ideologici e si proietti verso una politica non più in grado di rientrare in angusti appellativi come destra e sinistra.
In altri termini, il futuro del nostro pensiero è destinato a rimpastarsi e partorire nuovi confini, al passo con le esigenze che stringono il presente.
La Frederiksen infatti, se manifesta un’inclinazione tutta di destra in termini di politica migratoria, abbraccia molteplici tematiche progressiste: l’incentivazione della ricerca tecnologica, un potenziamento del sistema scolastico, una sempre maggiore attenzione ai cambiamenti climatici, alla salvaguardia dell’ambiente e alla riduzione di emissioni nell’atmosfera. Attenendoci alle comuni demarcazioni, l’orientamento del neo-primo ministro è un ibrido tutto pratico: estrae da una parte e dall’altra ciò che serve alla nazione per benestare.
Insomma l’insegnamento è chiaro: dobbiamo preoccuparci dell’intruso, a prescindere dalla nostra ‘dottrina’ di appartenenza. Non si tratta più di uno scontro dialettico, bensì di un dato da assumere.
Che sia questo il miglior modo di evolvere? O stiamo salendo una scala dal verso sbagliato?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Leonardo Botticelli

(Mette Frederiksen, leader dei socialdemocratici- da ‘The Japan Times’

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